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Shock petrolifero, De Rosa: "Se dura, l'Europa andrà presto in una grave recessione"
Comunicato Stampa
03 aprile 2026 08:15
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SALERNO. Dal caro gasolio alla fragilità energetica europea, fino all’ipotesi di una stretta monetaria, il Cavaliere De Rosa indica il punto di rottura del sistema. Se la politica continuerà a muoversi con lentezza, ideologia e burocrazia, a saltare non sarà solo l’autotrasporto, ma l’equilibrio produttivo del Paese

Il settore dell’autotrasporto è arrivato a un punto di rottura? "Sì. E chi non lo capisce sta sottovalutando il problema. Qui non parliamo di una normale tensione di mercato. Parliamo di imprese che lavorano su equilibri già compressi e che si vedono scaricare addosso nuovi costi senza una vera logica industriale. L’autotrasporto è il sistema circolatorio dell’economia. Se lo si mette sotto pressione in modo irragionevole, si blocca la circolazione delle merci e si danneggia tutto il resto".

Perché il tema del gasolio è così decisivo? "Perché il gasolio non è una variabile marginale. È una delle grandi colonne del costo operativo. Quando si immagina di poter intervenire lì con superficialità, si dimostra di non conoscere la realtà delle imprese. Un aumento di pochi centesimi, letto in astratto, può sembrare sopportabile. Nella vita reale delle flotte, delle percorrenze e dei contratti, quei centesimi diventano un colpo durissimo ai margini, alla liquidità e alla sostenibilità dei servizi".

Cavaliere De Rosa, lei continua a dire che il danno non si fermerebbe al trasporto. Perché? "Perché il trasporto non vive da solo. Ogni stabilimento, ogni centro distributivo, ogni filiera industriale, agricola e commerciale dipende dalla regolarità dei flussi logistici. Quando il trasporto va in sofferenza, non si ferma una categoria. Si inceppa la macchina produttiva. Questo è il punto che troppi fingono di non vedere. Si pensa di colpire un anello e, invece, si indebolisce tutta la catena".

Il paradosso è che rischiano di essere penalizzate proprio le imprese che hanno investito di più? "Esatto. Ed è un paradosso intollerabile. Per anni si è chiesto alle imprese di investire in mezzi più moderni, più sicuri, più efficienti, più avanzati anche sotto il profilo ambientale. Adesso si rischia di colpire proprio quelle aziende che hanno creduto in quella direzione e hanno immobilizzato capitale per rinnovare la flotta. Questo non è solo un errore tecnico. È un messaggio devastante. Significa dire alle imprese che essere virtuose non conviene".

Che tipo di risposta dovrebbe arrivare subito? "Una risposta rapida, mirata, concreta. Non servono misure simboliche e non serve il linguaggio burocratico. Serve un correttivo serio che impedisca al costo del carburante di trasformarsi in un fattore di destabilizzazione generale. Il problema non è difendere una rendita. Il problema è difendere la continuità operativa di un settore essenziale. Se si sbaglia qui, si apre una falla che poi nessuno riesce più a governare".

Sul tema liquidità, Cavaliere, quanto è grave la situazione? "È gravissima. Oggi la liquidità, per molte imprese, vale più del margine teorico. Perché si può anche avere lavoro, si possono anche avere clienti, ma se i costi corrono e la finanza si irrigidisce, il rischio di sofferenza cresce in modo rapido. In una fase come questa servono strumenti che diano ossigeno immediato. Non per fare favori a qualcuno, ma per evitare che aziende sane vengano piegate da una somma di tensioni che nessun bilancio può assorbire all’infinito".

Il rischio di sospensione dei servizi è concreto, oppure è una forma di pressione negoziale? "È concreto. Quando le imprese parlano in questo modo, significa che la soglia di sopportazione si sta avvicinando al limite. Nessuno sceglie con leggerezza di rallentare o fermare attività che valgono clienti, rapporti commerciali e reputazione. Ma se i conti non tornano, prima o poi arriva il punto in cui non si può più fare finta di niente. Questo è ciò che dovrebbe preoccupare davvero".

Lei vede lucidità politica nella gestione di questa fase? Qual è il suo giudizio? "Vedo troppa distanza dalla realtà. Troppa astrattezza. Troppa tendenza a leggere i problemi industriali come se fossero pratiche d’ufficio. L’autotrasporto continua a essere trattato non come una leva strategica nazionale, ma come un settore al quale imporre vincoli, costi e correzioni. È un errore di impostazione. Un Paese serio protegge la propria capacità di muovere merci. Non la mette sistematicamente sotto stress".

Alcuni sostengono che le imprese debbano semplicemente adattarsi? "Questa è una frase che, in genere, pronuncia chi non ha mai dovuto chiudere un bilancio operativo vero. Le imprese si adattano da anni. Si sono adattate all’aumento dei costi, alla pressione normativa, alla transizione, alla carenza di personale, alle crisi internazionali, agli squilibri logistici. Ma c’è un limite oltre il quale non si parla più di adattamento. Si parla di sopravvivenza forzata. E nessuna economia sana può basarsi sulla sopravvivenza forzata di chi la tiene in piedi".

In questo quadro, qualcuno evoca perfino un aumento dei tassi da parte della BCE. Come giudica questa ipotesi? "La giudico inaccettabile. Non esiste un aumento dei tassi in una fase come questa. Sarebbe una via di non ritorno verso una crisi di difficile uscita. Significherebbe colpire simultaneamente investimenti, credito, consumi, fiducia e capacità industriale. Vorrebbe dire prendere un sistema già fragile e caricarlo di un peso ulteriore. Sarebbe una scelta miope e profondamente dannosa".

C’è poi il tema del rischio lockdown energetico. Cavaliere, quanto la preoccupa questo scenario? "Mi preoccupa moltissimo. L’Europa ci ha consegnato a una fragilità permanente sul piano energetico, e questo oggi è uno dei fallimenti più gravi degli ultimi anni. Sono preoccupato per l’impennata dei costi, ma ancora di più per i probabili razionamenti che potrebbero arrivare. Perché, nel momento in cui arriva il razionamento, non siamo più in presenza di una semplice crisi dei prezzi. Entriamo in una logica di scarsità amministrata. E lì i servizi verranno contingentati. Solo alcune filiere e alcune categorie merceologiche avranno il trasporto garantito come prioritario, esattamente come accadde durante il Covid. Questo significa che non tutte le imprese saranno messe nelle condizioni di continuare a operare normalmente. È uno scenario molto grave e ancora troppo sottovalutato".

Quindi il rischio vero è una selezione forzata tra attività considerate essenziali e attività lasciate indietro? "Esattamente. Ed è questo che dovrebbe allarmare il mondo produttivo. Perché, quando si entra in una fase di contingentamento, qualcuno decide chi può continuare ad avere continuità e chi, invece, deve aspettare, rallentare o fermarsi. È una deformazione pesantissima del mercato e della libertà economica. Un sistema maturo dovrebbe impedire di arrivare a quel punto, non farsi trovare impreparato".

Cavaliere De Rosa, che cosa dovrebbe fare subito il Governo? "Dovrebbe smettere di inseguire il problema e iniziare a governarlo. Servono misure immediate, selettive e realistiche. Serve un approccio industriale, non notarile. Serve capire che trasporto, energia e credito oggi non sono dossier separati, ma pezzi della stessa emergenza economica. Continuare a trattarli come questioni scollegate sarebbe un errore molto serio".

Qual è il messaggio finale che vuole affidare a questa intervista? "Il messaggio è netto. Non si può pretendere che le imprese garantiscano sicurezza, investimenti, continuità, puntualità e tenuta sociale mentre vengono colpite sui fattori essenziali della loro sopravvivenza. L’autotrasporto non chiede privilegi. Chiede lucidità, serietà e razionalità. Se chi decide continuerà a muoversi tardi e male, non ci troveremo davanti a una normale tensione settoriale. Ci troveremo davanti a un passaggio critico per l’intero sistema produttivo italiano".



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