ERCOLANO. Il tribunale ha negato ad Ivano Perrone il riconoscimento dello status di vittima innocente di camorra. Era il 29 gennaio 2009 quando due killer si presentano all’esterno di un bar di Corso Resina, a Ercolano, e iniziarono a far fuoco. Seduto al tavolo c’era Ivano, lì accanto il destinatario dell’agguato, Antonio Iuliano. Un proiettile si conficca nella testa di Ivano che si salva, ma riporta un’emiparesi. A 17 anni di distanza, il 26 febbraio scorso, il Tribunale di Napoli ha rigettato la richiesta di accesso ai benefici previsti dalla legge 302 del 1990, che prevede il riconoscimento dello status di vittima innocente di camorra. Per i giudici Perrone non può considerarsi totalmente estraneo agli ambienti di camorra poiché, in passato, fu controllato dalla polizia mentre si trovava in presenza di persone vicine ai clan.
“La decisione del Tribunale di Napoli, impugnata, si fonda su presupposti fattuali e giuridici profondamente errati – ha dichiarato Vincenzo Piccolo, legale di Ivano Perrone – È stata ignorata una contestazione puntuale delle ricostruzioni amministrative e si è operata una distorsione dell’onere della prova, attribuendo valore decisivo a mere informative prefettizie, prive di riscontri concreti, a discapito di prove testimoniali formatesi nel contraddittorio dibattimentale. E’ una sentenza che ribalta la realtà, se la vittima di un agguato di criminalità organizzata che viene ingiustamente privata delle tutele previste dalla legge, sulla base di presunzioni fragili e di una inammissibile logica di “colpa d’ambiente”. Con l’appello chiediamo il ripristino dei principi fondamentali del giusto processo: corretta valutazione delle prove, rispetto del contraddittorio e accertamento della verità materiale. Confidiamo che la Corte ristabilisca giustizia, riconoscendo ciò che emerge con chiarezza dagli atti: la totale estraneità del sig. Perrone a contesti criminali e il suo diritto ai benefici previsti per le vittime della criminalità organizzata”.
“Si tratta di una vicenda delicata – ha sottolineato Ciro Buonajuto - va accertato in maniera definitiva se Ivano Perrone fosse realmente vicino ad ambienti della camorra o se, come sostenuto dalla difesa, fosse totalmente estraneo. Parliamo di una distinzione fondamentale, che incide non solo sul piano giuridico ma anche su quello umano e morale. Conosco bene Ercolano e la sua storia – ha proseguito Buonajuto- in dieci anni da sindaco ho combattuto la camorra con ogni mezzo, affrontando una realtà che è stata spietata e che ha lasciato ferite profonde nel tessuto sociale. Ma molti di quei soggetti hanno vissuto nel cuore della nostra città, a due passi dalla casa di tanti ercolanesi perbene, e tanti dei miei concittadini si sono trovati involontariamente negli stessi luoghi, magari fuori al bar o a passeggiare nella stessa strada. Da uomo delle istituzioni e da avvocato ho piena fiducia nella magistratura e sono certo che in appello sarà fatta piena luce sulla vicenda”.