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NAPOLI MAGLIA NERA
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Porti e criminalità: Campania terza regione d'Italia
Comunicato Stampa
21 aprile 2026 14:36
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CAMPANIA. I porti confermano la loro centralità nello scenario criminale italiano. Gli scali marittimi sono sempre di più snodi strategici in cui si intrecciano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche locali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiose. Nel corso del 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un incremento del 14% rispetto al 2024. I porti coinvolti sono stati 38 contro i 30 del 2024 con un incremento del 27%. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 sono stati registrati 496 eventi criminali nei porti italiani, uno ogni tre giorni. Tra il 1994 e il 2024, sono stati censiti 113 clan attivi in attività illegali e legali, che operano su 71 porti italiani, con una diffusione che coinvolge tutto il Paese, dal Nord al Sud. Libera ha presentato stamattina a Firenze la III Edizione del Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre.” (curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero) dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia. I numeri che emergono da questo lavoro sono chiari non possono essere ignorati e confermano la gravit del fenomeno dove l’aumento delle attività investigative dimostra, da un lato, la continuità negli anni dell’azione criminale e, dall’altro, il lavoro rilevante svolto da forze dell’ordine, enti di controllo e magistratura. “Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti- commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera- sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri. È per questo che, nel solco dell’impegno di Libera, questo lavoro non vuole criminalizzare, ma illuminare. Non vuole alimentare paure, ma costruire consapevolezza. Perché sappiamo che dove c’è opacità, dove mancano trasparenza e controllo, le mafie trovano spazio. Questo lavoro ci dice che la risposta non può essere solo repressiva. Serve una strategia più ampia: più trasparenza nei processi decisionali, più strumenti di prevenzione della corruzione, più cooperazione internazionale, più formazione e tutela per chi lavora nei porti. E serve soprattutto una cultura della legalità che coinvolga istituzioni, operatori economici e cittadini. Fare luce, oggi, significa assumersi una responsabilità collettiva. È questo il senso del Diario di bordo: trasformare dati e analisi in consapevolezza, e la consapevolezza in impegno. Perché i porti non siano più spazi opachi, ma luoghi vissuti secondo legalità, diritti e giustizia” Gli affari vanno in porto. In Campania nel 2025 diminuiscono i casi di criminalità nei porti: sono 7 i casi di criminalità (-41% rispetto lo scorso anno) con il coinvolgimento di cinque porti. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 in Campania sono 49 casi di criminalità, terza regione d'Italia dopo la Liguria e Sicilia, pari al 9,9 % del totale nazionale con il porto di Napoli e Salerno con 21 episodi di criminalità maglia nera a livello regionale. Se diamo uno sguardo ai mercati illegali a livello nazionale nel porto di Napoli si è registrato un episodio di estorsione aggravata dal metodo mafioso dove tre soggetti sono stati arrestati con l’accusa di aver imposto richieste estorsive funzionali al rafforzamento di un sodalizio criminale riconducibile al clan Mazzarella. L'Attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha preso avvio dalla denuncia presentata nel 2022 dalle vittime, due fratelli titolari di un'attività commerciale e di una ditta di facchinaggio operanti all’interno dell’area portuale. Secondo quanto ricostruito, nel tempo sarebbero stati sottoposti a pressioni reiterate e atti di violenza fisica, finalizzati all’imposizione di un pagamento periodico pari a 500 euro mensili, oltre alla richiesta di una somma aggiuntiva di rilevante entità come presunto arretrato da corrispondere all’organizzazione criminale. Il caso evidenzia come pratiche estorsive tradizionali continuino a trovare spazio anche all’interno di contesti infrastrutturali complessi come quelli portuali. Nel 2025 sono quattro episodi riconducibili al traffico illecito di rifiuti, localizzati in Campania (due casi, nei porti di Ischia e Napoli). Nell'isola di Ischia dell’isola in particolare nel comune di Casamicciola Terme, dove un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ha condotto al sequestro di una nave adibita al trasporto marittimo. L'Attività investigativa ha riguardato un presunto traffico illecito di rifiuti e merci pericolose, connesso anche alla gestione dei materiali derivanti da eventi emergenziali, quali il fango prodotto dall’alluvione del 2022 e i residui delle demolizioni di edifici danneggiati dal sisma del 2017. Sempre in Campania un ulteriore episodio ha interessato il porto di Napoli, dove sono state sottoposte a sequestro circa 370 tonnellate di scarti industriali provenienti da una società con sede a Caivano e formalmente destinate a un’acciaieria in Turchia come materiale per la fusione in altoforno. Le verifiche tecniche hanno accertato che i rottami erano in realtà mescolati a rifiuti solidi urbani e rifiuti pericolosi, tra cui componenti oleosi, parti di batterie esauste, materiali plastici e gommosi, schede elettroniche, pneumatici e residui metallici ossidati. Il carico risultava accompagnato da documentazione falsa, attestante inesistenti attività di trattamento o recupero. Le mafie in porto. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2024, in Campania sono 14 i clan censiti con 5 porti interessati. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la tipologia degli scali coinvolti. Oltre ai grandi porti commerciali, anche porti minori o a prevalente vocazione turistica sono stati oggetto di interesse da parte dei gruppi criminali. Ciò segnala come non siano soltanto i traffici in senso stretto a risultare attrattivi, ma più in generale l’insieme delle economie — legali e illegali — che possono svilupparsi attorno alle infrastrutture portuali, rendendole spazi strategici per l’azione e l’adattamento delle organizzazioni criminali.



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