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A NAPOLI
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Carceri in Campania, presentata la Relazione annuale 2025
Simone Soriano
22 aprile 2026 12:59
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NAPOLI. Nell’Aula Siani del Consiglio Regionale della Campania è stata presentata la Relazione annuale 2025 del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania. L’obiettivo è quello di offrire una lettura documentata e comprensibile delle condizioni di vita e di tutela dei diritti nei luoghi della privazione della libertà e, più in generale, lungo l’intero “percorso penale”: dalla detenzione intramuraria alle misure alternative, fino all’area penale esterna, indicando possibili linee di intervento. 

Nel 2025, la realtà penitenziaria e dell’esecuzione penale in Campania si conferma segnata da nodi strutturali che richiedono continuità di attenzione: la pressione numerica e le ricadute sul sovraffollamento, la qualità della vita detentiva e delle relazioni familiari, la tutela della salute fisica e mentale, la gestione degli eventi critici e dei decessi, il lavoro e la formazione come strumenti effettivi di reinserimento, la condizione delle persone straniere, il tema delle dipendenze e della presa in carico sanitaria, nonché la tenuta delle reti territoriali chiamate a rendere concrete le misure alternative e i percorsi di messa alla prova. Accanto a tali criticità, emergono anche esperienze positive: progetti che funzionano, protocolli di collaborazione, iniziative culturali e di sensibilizzazione che meritano di essere valorizzati perché indicano direzioni possibili. 

Pianeta carcere

Alla luce dei dati raccolti, il Garante Campano Samuele Ciambriello ribadisce la necessità di misure alternative al carcere, per ridurre il sovraffollamento e migliorare il trattamento rieducativo: 

- tra i maggiori istituti campani di detenzione la C.C. di Salerno guida la triste classifica del sovraffollamento con un indice pari a 162%, seguono Benevento con 154% e Poggioreale con 134%. 

- A dicembre 2025, in Italia le persone detenute sono 63.499, a fronte di una capienza regolamentare di posti di 51.277. Tuttavia, i posti realmente disponibili ammontano a 46.124. In Italia nel 2024 erano presenti 61.861 detenuti. 

- In Campania si contano 7.826 persone detenute, un esubero di 1.653 ristretti rispetto ad una capienza regolamentare di 6.173 (capienza diminuita di 3 posti rispetto al 2024). 

- Alla fine del 2025 negli istituti penitenziari italiani si contano 246 decessi di cui 91 suicidi, nello specifico, per quanto riguarda la nostra regione, si sono registrati 21 decessi di cui 6 suicidi negli istituti penitenziari, 1 nella REMS di San Nicola Baronia. 

- Un’ulteriore realtà da attenzionare è quella che riguarda il mondo del personale appartenente al ruolo agenti e assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, che tra gennaio 2025 e gennaio 2026 si è ridotto di 243 unità, passando da 30.054 a 29.811. Nello stesso periodo, la popolazione detenuta è invece cresciuta di 1.638 persone, aumentando da 61.861 a 63.499. Parallelamente, il numero delle aggressioni ai danni del personale si mantiene su livelli molto elevati e sostanzialmente stabili: nel 2025 si sono registrati 3.410 episodi, a fronte dei 3.422 dell’anno precedente. 

- Allarmante è il dato per la presenza dei detenuti tossicodipendenti in Campania al 31 dicembre 2025, su 7.826 presenze si registrano 2.125 tossicodipendenti pari al 27,15% delle presenze totali. 

- 1.361 sono gli oggetti sequestrati non ammessi in camera e 132 gli oggetti sequestrati non ammessi ai colloqui. 

Stranieri

Nel 2025 i detenuti stranieri presenti in Italia sono 20.116, di cui 928 in Campania. Allarmante è il dato dei mediatori linguistici e culturali, in Campania in totale si contano 11 mediatori in servizio per un numero elevato di detenuti stranieri. 

Minori

Alla data del 31 dicembre 2025, il sistema della giustizia minorile in Campania restituisce un quadro complesso, che impone una lettura non soltanto numerica ma anche sociale, educativa e istituzionale. Gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni registrano complessivamente 2.490 giovani in carico, di cui 1.085 nella fascia 14–17 anni e 1.405 tra i 18 e i 25 anni, confermando la centralità dell’area penale esterna nella presa in carico del disagio e della devianza giovanile. Nello stesso periodo, presso gli Istituti Penali per i Minorenni di Nisida e Airola risultano coinvolti complessivamente 159 ragazzi e giovani adulti, di cui 143 minorenni tra i 14 e i 17 anni e 16 giovani adulti tra i 18 e i 25 anni, dato che conferma la netta prevalenza della componente minorile all’interno del circuito penale detentivo campano. 

Il quadro dei reati evidenzia profili di particolare gravità. Nel 2025 si registrano infatti quasi 2.700 delitti, dato che restituisce la misura di un fenomeno tutt’altro che marginale. In questo scenario assumono particolare rilievo i reati contro la persona, i 104 tentati omicidi, i 26 omicidi volontari, nonché l’incremento delle violenze sessuali, pari a 103 casi. A ciò si aggiungono i reati connessi alla droga e quelli in materia di armi, indicatori di una devianza che non si esprime più soltanto in forme episodiche o disorganizzate, ma sempre più spesso si radica in contesti di aggressività diffusa, controllo del territorio, appartenenza al gruppo e disponibilità alla violenza come linguaggio relazionale. 

Lavoro negli Istituti penitenziari

Al 30 giugno 2025, i detenuti lavoranti in Italia sono 21.354, di cui 1.222 donne. 

In Campania 2.106 sono detenuti lavoranti, di cui 1.955 alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria (addetti alle pulizie, barbieri, cuochi, inservienti, addetti alla distribuzione del vitto, addetti alla spesa, addetti alla lavanderia, elettricisti, idraulici, falegnami), lavorando per un massimo di 2/3 mesi all’anno, non prendendo come una volta nemmeno la disoccupazione; 151 non alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria. Il dato evidenzia come il 29,4% della popolazione carceraria regionale sia coinvolto in percorsi lavorativi, elemento che rappresenta uno dei principali strumenti di trattamento e reinserimento sociale previsti dall’ordinamento penitenziario. 

Decisamente più contenuto risulta invece il numero dei detenuti coinvolti in percorsi lavorativi esterni o in regime alternativo. Sono 202 i soggetti ammessi al lavoro all’esterno ai sensi dell’art. 21 O.P. e 174 in regime di semilibertà. Ancora più esiguo è il numero dei detenuti impegnati in lavori di pubblica utilità (art. 20-ter disciplina il lavoro di pubblica utilità, volontario e gratuito), pari a 27 unità. 12 

Salute mentale

Attualmente risultano attive 33 Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (ATSM) all’interno degli istituti penitenziari, di cui solo 4 destinate alle donne. Tali sezioni specializzate sono dedicate alla presa in carico di detenuti affetti da disturbi psichiatrici gravi, con l’obiettivo di garantire cure adeguate in un contesto compatibile con le esigenze di sicurezza. Tuttavia, la disponibilità complessiva di circa 320 posti letto copre appena lo 0,5% della popolazione detenuta, a fronte di una stima che indica una presenza di disturbi mentali tra il 10% e il 15% dei reclusi. Il divario tra fabbisogno e offerta risulta dunque particolarmente rilevante. 

La distribuzione delle ATSM non è omogenea sul territorio nazionale. In Campania esse sono presenti presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere e il Centro Penitenziario di Napoli-Secondigliano, che include sezioni di osservazione psichiatrica breve. Presso Napoli-Poggioreale è attiva una struttura clinica (CDT), mentre la Casa Circondariale “Antonio Caputo” di Salerno opera in collaborazione con l’ASL per garantire l’assistenza sanitaria. Permane però la sospensione dei ricoveri nelle ATSM di Benevento e Sant’Angelo dei Lombardi, con conseguenti difficoltà per i detenuti affetti da patologie psichiatriche, tre ATSM attive in Campania. Tale sospensione costituisce un elemento di ulteriore criticità, poiché limita le possibilità di accesso a percorsi terapeutici strutturati per detenuti con patologie psichiatriche, aggravando una situazione già caratterizzata da carenze strutturali e sovraccarico dei servizi esistenti. 

Sanità in carcere

I dati evidenziano una presenza significativa di persone detenute con problematiche di dipendenza e con fragilità psichiche, e la necessità di rafforzare la presa in carico sanitaria, terapeutica e socio-riabilitativa, soprattutto negli istituti a maggiore densità detentiva.

- In Italia, al 30 giugno 2025, i detenuti tossicodipendenti risultano pari a 19.534. In Campania, al 31 dicembre 2025, essi sono 2.125, con una particolare concentrazione presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale (853) e la Casa Circondariale di Secondigliano (320). Nel corso dell’anno, negli stessi istituti, il numero complessivo dei detenuti tossicodipendenti transitati è stato pari rispettivamente a 1.473 e 561. Quanto alla salute mentale, dai dati acquisiti risultano 545 detenuti con patologie psichiatriche riscontrate. I Trattamenti Sanitari Obbligatori sono stati complessivamente 393, di cui 6 riferiti a persone detenute; i Trattamenti Sanitari Volontari ammontano invece a 2.600, di cui 13 riguardanti detenuti, per un totale di 2.993 Trattamenti Sanitari. 

Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza 

Due sono le R.E.M.S. esistenti in Campania: una a San Nicola Baronia e l’altra a Calvi Risorta che insieme ospitano un totale di 40 pazienti, 20 nella prima, 20 nella seconda residenza, tutti di sesso esclusivamente maschile. 

Istruzione e corsi professionalizzanti negli Istituti penitenziari 

Per quanto riguarda l’istruzione, in Campania nel corso dell’anno 2025 su 7.826 detenuti, 199 si sono diplomati: al primo posto il carcere di Avellino con 72 detenuti diplomati, a seguire Secondigliano con 32 detenuti diplomati e il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere con 28 detenuti diplomati. 

L'anno accademico 2024/2025 in Italia ha registrato un elevato numero di detenuti iscritti all’università: 1.837 iscritti (96,3% uomini e 3,7% donne) in 47 diversi Atenei, grazie ai Poli Universitari Penitenziari (PUP). 

Il carcere di Secondigliano si posiziona al primo posto in Campania con il numero più elevato di iscritti al Polo Universitario: 85 detenuti studenti universitari, seguito dal carcere militare di Santa Maria Capua Vetere con 7 detenuti studenti universitari. 

Per quanto concerne i detenuti inseriti in corsi professionalizzanti e il numero di corsi di formazione attivi: in Campania 945 sono stati i detenuti coinvolti nei corsi e 63 i corsi di formazione attivi. A Poggioreale i detenuti coinvolti in corsi non necessariamente regionali sono stati complessivamente 280 (secondo la Direzione), a seguire Secondigliano con 86 detenuti e 82 detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. 

Resta un dato sempre doloroso sulla formazione professionale e cioè che al di là delle buone volontà o della Politica o delle Direzioni degli Istituti continua a non esserci una programmazione annuale dei corsi sia per ristretti, sia per l’immensa platea dell’area penale esterna. 

Permessi Premio concessi ai detenuti 

In Italia nell’anno 2025 i Magistrati di Sorveglianza hanno concesso ai detenuti 35.486 permessi premio. I dati marcano una distinzione tra Nord e Sud Italia, difatti al Nord i dati sono molto più elevanti: in Lombardia con 13.715 permessi premio si registra il dato più alto a livello nazionale, seguita da Toscana con 4.017 permessi premio ed Emilia-Romagna con 1.745 permessi premio. Sul totale nazionale, in Campania nel 2025 sono stati concessi ai detenuti 1.930 permessi premio. 

Trattamento sanitario obbligatorio (TSO) 

Il ricovero negli SPDC avviene nei casi di crisi o emergenza psichiatrica che richiedono assistenza specialistica. Di norma è volontario (TSV); solo nei casi estremi si ricorre al Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Tra le patologie più frequentemente riscontrate si segnalano schizofrenia e altre psicosi funzionali, depressione e disturbi della personalità e del comportamento. I Trattamenti Sanitari Obbligatori sono stati complessivamente 393, di cui 6 riferiti a persone detenute; i Trattamenti Sanitari Volontari ammontano invece a 2.600, di cui 13 riguardanti detenuti, per un totale di 2.993 Trattamenti Sanitari. 

L’area penale esterna

In Italia si contano 58 U.E.P.E. (Uffici Esecuzione Penale Esterni) distribuiti su tutta la penisola, ai quali si aggiungono 21sedi distaccate di servizi a livello provinciale. Al 31 dicembre 2025 sono 141458 persone in carico, dati di flusso 245361 soggetti in carico nell’anno; 11,1% donne contro l’88.9% di uomini. 

In Campania, l’U.I.E.P.E. (Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna) competente per la regione ha sede a Napoli. A questo sono collegati l’U.I.E.P.E. di Salerno e gli U.L.E.P.E. di Avellino, Benevento e Caserta. Alla data del 31 dicembre 2025, il totale dei soggetti presi in carico da ciascun U.E.P.E. nella regione Campania risulta essere 29.818. Rispetto all’anno precedente si riscontrano delle differenze nel numero dei soggetti in carico presso i vari Uffici di Esecuzione Penale Esterna, con un aumento di 1.815 rispetto all’anno 2024, che presentava la presenza di 28.003 soggetti presenti totali. 

Per quanto riguarda il personale U.E.P.E. presente in Campania, al 31 dicembre 2025, ci sono: 

• 66 operatori amministrativi (4 in più rispetto al 2024) 

• 58 componenti della polizia penitenziaria (7 in più rispetto al 2024) 

• 110 assistenti sociali (di cui 60 all’U.I.E.P.E. di Napoli, 19 a Salerno, 11 a Avellino, 7 a Benevento, 13 a Caserta) (34 in più rispetto al 2024) 

• 25 educatori (di cui 1 all’U.L.E.P.E. di Benevento, 16 a Napoli, 4 a Salerno, 2 ad Avellino e 2 a Caserta) (23 in più rispetto al 2024) 

• 3 psicologi (di cui 1 presso l’U.E.P.E. di Salerno 1 presso l’U.L.E.P.E. di Avellino e 1 presso l’U.L.E.P.E. di Caserta) (1 in più rispetto al 2024) 

Nel corso del 2025, sebbene si sia registrato un aumento complessivo del personale rispetto all'anno precedente, il dato più significativo riguarda l'incremento degli assistenti sociali, aumentati di 34 unità rispetto all’anno 2024. Anche per quanto riguarda le figure degli educatori, si riscontra un aumento di 23 unità rispetto al precedente anno. 

Una criticità rilevante rispetto al personale è sicuramente la mancanza della figura del mediatore linguistico, che risulta del tutto assente, pur essendo essenziale data la molteplicità di culture con cui gli uffici si trovano a operare. 

 



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