Cronaca
BLITZ DEI CARABINIERI
BLITZ DEI CARABINIERI
Braccianti agricoli ridotti in schiavitù: 12 arresti tra Potenza, Salerno e Lecco
Comunicato Stampa
18 maggio 2026 08:55
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POTENZA. Nelle prime ore del mattino, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro e, con il supporto dell’Arma territoriale, hanno dato esecuzione nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale.

Il provvedimento, scaturito da una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (D.D.A.) di Potenza, ha interessato 12 persone (italiani e indiani), destinatarie: 2 della custodia cautelare in carcere, 5 degli arresti domiciliari e 5 dell’obbligo/divieto di dimora, poiché ritenute gravemente indiziate del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante della transnazionalità.

L’indagine trae origine da un’ispezione in materia di legislazione sociale e sicurezza sul lavoro eseguita nell’agosto 2023 presso un’azienda agricola di Grumento Nova (PZ), durante la quale veniva accertato l’impiego – in condizioni di grave sfruttamento - di numerosi cittadini extracomunitari.

L’intuizione investigativa dei Militari del Comando Provinciale di Potenza e di quelli del Comando per la Tutela del Lavoro ha consentito di non limitarsi alla sola contestazione delle sanzioni amministrative e del delitto di sfruttamento del lavoro, fornendo alla Magistratura Distrettuale i primi elementi per ipotizzare l’esistenza di un fenomeno criminale ben più radicato e strutturato, caratterizzato da una gestione verticistica e da una ramificazione internazionale.

Il costante raccordo tra l’Arma dei Carabinieri e la D.D.A. ha consentito di trasformare quel controllo iniziale in un’indagine di sistema, sviluppata attraverso un impegno un’analisi incrociata di dati amministrativi, dei flussi migratori e dei riscontri sul campo, capaci di svelare una rete criminale attiva nel territorio lucano con proiezioni in India.

L’analisi condotta dagli investigatori ha evidenziato come il sodalizio criminale fosse in grado di gestire contemporaneamente decine di pratiche migratorie, utilizzando in maniera fraudolenta le procedure connesse ai c.d. decreti flussi, coordinando i tempi di ingresso con le esigenze stagionali dei datori di lavoro complici.

Il meccanismo era suddiviso in fasi distinte e interdipendenti: gli intermediari all’estero selezionavano i lavoratori, spesso giovani vulnerabili e in condizioni di bisogno, inducendoli a versare somme variabili tra gli 8.500 e i 13.000 euro per ottenere il visto. Tale esborso, spesso finanziato dalle famiglie d’origine anche attraverso un pesante indebitamento, costituiva il primo e più stringente anello della catena di assoggettamento, che li costringeva ad accettare degradanti condizioni lavorative. Infatti, una volta giunti sul territorio nazionale, i braccianti venivano privati della libertà di scelta e costretti a turni estenuanti, spesso eccedenti le 10-12 ore giornaliere, in cambio di paghe irrisorie non conformi ai contratti collettivi nazionali di categoria. La soggezione, non solo fisica, era legata alle precarie condizioni alloggiative in strutture fatiscenti e spesso prive di servizi essenziali, e soprattutto economica e psicologica, al timore di non poter onorare il debito contratto con l’organizzazione. Tutto ciò era accompagnato dalle continue minacce fatte dagli indagati alle vittime di non far ottenere loro il permesso di soggiorno.

L’apporto specialistico dei Carabinieri Tutela del Lavoro è stato, inoltre, fondamentale per analizzare la posizione di quelle aziende agricole compiacenti che presentavano domande di assunzione per quote di lavoratori stagionali, dietro compenso illecito stimato tra i 3.500 e i 4.000 euro per ogni singola pratica.

L’operazione odierna testimonia l’impegno della Direzione Distrettuale Antimafia e dei Militari dell’Arma nel contrasto ad un fenomeno dal respiro transnazionale, con la a complessità dell’indagine che ha interessato diverse province italiane (Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco). La professionalità dimostrata dai reparti investigativi dei Carabinieri – nelle sue componenti Territoriale e Specialistica – ha permesso di cristallizzare un quadro indiziario ritenuto solido dal Giudice per le Indagini Preliminari, consentendo l’allontanamento dal circuito economico di soggetti che ne inquinavano la leale concorrenza.

L’impegno dei Carabinieri, sotto il costante coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, prosegue con determinazione per garantire che il progresso economico del territorio e lo sfruttamento delle risorse agricole siano sempre fondati sul rispetto assoluto della dignità delle persone, nel rispetto della legge. La tutela delle fasce deboli e il contrasto alle organizzazioni che speculano sulla disperazione umana restano tra le priorità operative dell’Arma a salvaguardia della convivenza civile e della giustizia sociale.

Per i soggetti sottoposti a misura cautelare vige il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza sino a sentenza definitiva di condanna.



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