Giudiziaria
PRIMA UDIENZA
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Capaccio Paestum, presunto patto politico mafioso Alfieri-Squecco: iniziato il processo
Antonio Vuolo
18 maggio 2026 13:30
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CAPACCIO PAESTUM. Si è tenuta stamane, davanti ai giudici della 1^ sezione penale del Tribunale di Salerno, la prima udienza del processo sul presunto patto politico-mafioso in occasione delle Elezioni Comunali 2019 a Capaccio Paestum. Sei gli imputati: presenti in aula l’ex sindaco Franco Alfieri, il pregiudicato Roberto Squecco, il vigile urbano Antonio Bernardi (sospeso dall’incarico) e l’ex addetto al cimitero Michele Pecora, attualmente tutti agli arresti domiciliari. Assenti il pregiudicato Domenico De Cesare del cosiddetto ‘gruppo di Baronissi’, attualmente in carcere, e l’ex moglie di Squecco, Stefania Nobili, l’unica a piede libero.

A causa di un problema di video-collegamento con la casa circondariale di Cosenza, dov’è detenuto De Cesare, è slittata la ratifica delle liste dei testimoni citati da pubblica accusa e pool difensivo. Intanto, i legali di Bernardi e Pecora hanno inoltrato richiesta di revoca o attenuazione della misura cautelare, con il parere contrario del pm Carlo Rinaldi della Procura salernitana. Nessuna istanza, invece, per le posizioni di Alfieri e Squecco. Il presidente della sezione, il giudice Domenico Diograzia, ha così aggiornato le parti al 10 giugno prossimo. 

Alfieri è difeso dai legali Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro; Squecco e Bernardi dagli avvocati Mario Turi e Vincenzo Scarlato; Michele Pecora dall’avv. Francesco Raeli; Stefania Nobili dall’avv. Riziero Angeletti, Domenico De Cesare dall’avv. Pierluigi Spadafora.

LE ACCUSE - Alfieri, Squecco e la Nobili sono accusati di scambio elettorale politico mafioso: in occasione delle Comunali 2019, l’allora sindaco avrebbe accettato la proposta di Squecco di procurargli voti in cambio della promessa di non abbattere il lido Kennedy di sua proprietà, suggellando tale patto con la candidatura dell’allora consorte Nobili in una delle liste a lui collegate.

Squecco, insieme a Bernardi e Pecora, risponde anche di tentata estorsione in concorso, aggravata: l’imprenditore capaccese si sarebbe avvalso dei due sodali per rivolgere, per il tramite dell’ex assessore Mariarosaria Picariello (la cui posizione è stata archiviata) ed allo stesso Alfieri, minacce di atti intimidatori e ritorsivi per non far abbattere lo stabilimento balneare.

La Procura salernitana ha individuato come parte offesa lo stesso Franco Alfieri, ai danni del quale Squecco aveva ordito un attentato dinamitardo, commissionato ad un gruppo di pregiudicati di Baronissi e saltato solo per il mancato accordo sul compenso economico, tra le parti, per mettere in atto il piano.



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