Cronaca
INDAGINE DELLA GDF
INDAGINE DELLA GDF
Torre Annunziata, gettoni di presenza e rimborsi al Comune: sequestrati 18mila euro a due consiglieri
Comunicato Stampa
19 maggio 2026 10:57
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TORRE ANNUNZIATA. In data odierna il Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della locale Procura della Repubblica, per l'importo complessivo di € 18.256,31, nei confronti di due consiglieri comunali del Comune di Torre Annunziata e di una terza persona, agente in concorso con uno dei due consiglieri, sottoposti ad indagini, tutti, per i delitti di cui agli artt. 81 cpv. 640 cpv. n. 1 c.p. (truffa continuata ai danni del Comune), 110, 483 c.p. (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico), nonché uno dei consiglieri comunali e la terza persona, altresì, per i delitti di cui agli artt. 110, 495 (falsa attestazione ad un pubblico ufficiale sulle qualità personali proprie) e 110, 494 c.p. (sostituzione di persona), commessi in Torre Annunziata rispettivamente dall' 1.4.2025 al 31.7.2025 e dall'ottobre 2024 all'ottobre 2025.

I reati per cui si procede sono emersi nell'ambito delle indagini espletate dalla Guardia di Finanza e coordinate da questa Procura della Repubblica in seguito ad una segnalazione del Segretario Generale del Comune di Torre Annunziata in merito ai gettoni di presenza e ai rimborsi erogati dal Comune per la partecipazione dei consiglieri comunali alle commissioni consiliari del suddetto Comune. Va premesso che, ai sensi degli artt. 79 e 80 del D.lgs. 267/2000 (TUEL), i consiglieri comunali, se lavoratori dipendenti, hanno diritto di assentarsi dal lavoro per partecipare alle riunioni degli organi comunali di cui fanno parte, ivi comprese le commissioni consiliari, per la loro effettiva durata nonché per il tempo necessario a recarsi dalla sede di lavoro a quella comunale e viceversa, e tali assenze dal servizio dei consiglieri comunali sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro il quale, se datore di lavoro privato o ente pubblico economico, può chiederne il rimborso al Comune.

Come si legge nel provvedimento di sequestro emesso dal GIP (...) occorre soffermarsi sulla genesi della presente vicenda, che è emblematica di una condizione di irregolarità così palmare ed evidente da essere denunciata in un documento che il Segretario Comunale inviava all 'attenzione in primis del Sindaco del Comune di Torre Annunziata, cui segnalava uno sperpero del denaro comunale in ragione anche di rimborsi richiesti ed ottenuti dai consiglieri".

Il Segretario Generale del Comune, "denunciando un atente s reco di denaro ubblico evidenziava e segnalava al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale ed ai Presidenti delle Commissioni Consiliari gli eccessivi costi sostenuti nel primo quadrimestre dall 'Ente Comunale per le sedute delle Commissioni Consiliari (94.293,10 Euro) e per i rimborsi (12.347,82 Euro), evidenziando la necessità di un regolamento che disciplinasse le attività delle Commissioni Consiliari che ne limitasse i costi.

"Tra le criticità segnalate nel documento di cui in premessa vi era in particolare la convocazione quotidiana dal lunedì al venerdì delle Commissioni Consiliari, per cui alcuni Consiglieri, che venivano convocati quotidianamente, risultavano costantemente assenti giustificati dal luogo di lavoro; atteso poi che i privati datori di lavoro sono titolari del diritto di rimborso, l'Ente comunale restituiva loro anche l'intero importo stipendiale corrisposto al dipendente in relazione alle presenze registrate".

 "Il Segretario Generale richiamava poi l'attenzione degli addetti ai lavori sulle Commissioni che nell'ultimo semestre risultavano andate deserte, in quanto non era stato raggiunto il numero legale per la validità delle stesse; in questi casi, sebbene ai consiglieri presenti non potesse essere corrisposto il gettone di presenza, andava comunque riconosciuto il diritto al permesso retribuito per aver raggiunto dalla sede del proprio lavoro quella della Commissione".

"Inoltre, e sebbene si tratti di circostanze che allo stato esulano dal merito del presente procedimento, la denuncia da parte del Segretario Comunale di meccanismi poco trasparenti inerenti la convocazione delle commissioni consiliari era estremamente dettagliata anche con riferimento al merito di quelle convocazioni".

"Sul punto mette conto evidenziare che, secondo il dr. Rocco, la frequenza con cui si riunivano le Commissioni Consiliari sembrava ancor più ingiustificata alla luce della lettura di alcuni verbali; gli argomenti trattati dalle Commissioni se in alcuni casi erano generici, in altri non rientravano nemmeno nelle competenze dell'organo consiliare, testimoniandone più in generale una carenza di contenuti politici, per cui le assidue convocazioni sembravano strumentali agli interessi personali dei Consiglieri -e in sintesi, all'attivazione del meccanismo dei rimborsi- piuttosto che alle esigenze del loro mandato. Tale considerazione sembrava avallata anche dalle criticità emerse in relazione ai luoghi effettivi di lavoro e ai tempi di percorrenza dichiarati da alcuni di essi per raggiungere dal luogo di lavoro la sede delle Commissioni e viceversa".

"Per tutte le ragioni innanzi illustrate, dunque, deve concludersi nel senso che la genesi del presente procedimento deve rintracciarsi nel documento/denuncia a firma del Segretario Comunale, che segnalava in primis al Sindaco del Comune di Torre Annunziata l'instaurazione di una vera e propria "rimborsopoli" a favore dei consiglieri comunali; rimborsi poi risultati, all 'esito della presente indagine, frutto di condotte truffaldine perpetrate dagli odierni indagati".

Dalle indagini espletate è emerso che i due consiglieri comunali indagati, mediante artifici e raggiri, e, in particolare, attraverso false dichiarazioni al Comune di Torre Annunziata, avrebbero indotto quest'ultimo ad erogare indebitamente ai rispettivi datori di lavoro rimborsi relativi alle ore dedicate alla loro partecipazione alle sedute delle commissioni consiliari di cui facevano parte e ai relativi trasferimenti dai luoghi di lavoro alla sede comunale e viceversa.

Il primo dei due consiglieri comunali avrebbe proceduto, in concorso con il padre, alla costituzione fittizia di un rapporto di lavoro ad hoc, di fatto inesistente, presso una sede lavorativa sita in un'altra Regione, ad una distanza dalla sede del Comune, tale da giustificare l'intera giornata di assenza dal lavoro, per partecipare alle sedute delle commissioni consiliari di cui faceva parte.

In particolare, egli avrebbe attestato falsamente, nell'autocertificazione presentata al Comune, di svolgere attività lavorativa, per conto di una Federazione sindacale, presso l'ufficio di quest'ultima ubicato a Civitavecchia, distante oltre 300 km. dalla sede comunale, sebbene dalle indagini sia emerso che:

-  il legale rappresentante della Federazione sindacale nazionale, pur riconoscendo la Federazione sindacale di cui era dipendente il consigliere comunale, ha chiarito di non avere mai autorizzato un dipendente della stessa a prestare la propria attività lavorativa nella sede di Civitavecchia e che il consigliere comunale non era dipendente di tale sede e non aveva titolo per lavorare presso la stessa; 

 - la suddetta Federazione sindacale si era costituita solo in data 1.4.2025, cioè nello stesso giorno di assunzione del consigliere comunale presso la stessa;

 - l'indagato era l'unico dipendente di detta Federazione sindacale;

 - l'indagato non si era mai recato presso la sede di Civitavecchia nel periodo corrispondente ai rimborsi erogati al suo datore di lavoro, nemmeno nei giorni in cui egli non era stato impegnato nelle commissioni consiliari o nelle sedute del Consiglio Comunale;

 - il legale rappresentante di detta Federazione sindacale, la cui sede era ubicata a Civitavecchia, era il padre del consigliere comunale di cui trattasi;

- le richieste di rimborso al Comune risultano sottoscritte con firma falsa dell'apparente sottoscrittore, legale rappresentante di altra Federazione sindacale nazionale, che ne ha disconosciuto la paternità;

- i rimborsi venivano accreditati su un rapporto bancario intestato ad un'altra Federazione sindacale riconducibile al padre del consigliere comunale, dal quale le somme di denaro venivano in parte riaccreditate al consigliere comunale, trattenendo il padre per sé la restante parte;

- per i mesi di luglio e settembre 2025 gli importi chiesti a rimborso dal datore di lavoro risultavanoaddirittura superiori ai relativi stipendi lordi (fittizi) risultanti erogati al dipendente in busta paga;

- a novembre 2025, in corrispondenza dell'inizio delle indagini a suo carico, il consigliere comunale ha interrotto il proprio rapporto lavorativo con la sede della Federazione sita a Civitavecchia, che contestualmente ha cessato la propria attività.

Il totale delle somme indebitamente erogate dal Comune da giugno a novembre 2025 e percepite dal consigliere comunale e dal padre ammonta ad euro 14.162,61 per il periodo 1.4.2025 - 30.7.2025. 

Il secondo consigliere comunale, dipendente di un ufficio postale ubicato in un altro Comune della provincia di Napoli, avrebbe attestato falsamente, nelle autocertificazioni presentate al Comune di Torre Annunziata, di non avere mezzi di locomozione a sé intestati e di essere obbligato a spostarsi con i mezzi pubblici, e di avere bisogno in media di 85 minuti per raggiungere il Comune dalla propria sede di lavoro, mentre dalle indagini, espletate dal 15.9.205 al 18.11.2025, attraverso servizi di osservazione su strada e l'analisi delle telecamere di videosorveglianza installate lungo il percorso effettuato dal consigliere comunale, è emerso che egli, pur non essendo intestatario di veicoli, utilizzava normalmente un motoveicolo, nella sua disponibilità, intestato a suo padre, a sua volta utilizzatore di altro motoveicolo, impiegando circa mezzora per raggiungere la sede comunale dalla propria sede di lavoro.

Per il periodo da ottobre 2024 a novembre 2025 il suddetto consigliere comunale avrebbe indotto il Comune ad erogare indebitamente all'ufficio postale a titolo di rimborso, per le ore di permesso utilizzate dallo steso consigliere comunale per partecipare alle sedute delle commissioni consiliari di cui faceva parte, la somma di euro 4.093,70, pari alla differenza tra i tempi di percorrenza dichiarati dal consigliere comunale e quelli effettivamente necessari per spostarsi dalla propria sede lavorativa a quella comunale e viceversa, con un profitto di pari importo per il consigliere comunale, che avrebbe percepito indebitamente tale somma a fronte della mancata prestazione dell'attività lavorativa.

In esecuzione del decreto di sequestro, anche per equivalente, allo stato, è stata sequestrata l'intera somma, pari ad euro 4.093,70, nei confronti di un consigliere comunale, sono stati sequestrati uno scooter Honda del valore di ca. 4.500 euro e un orologio del valore di ca. 2.000 euro nei confronti dell'altro consigliere comunale a fronte di una somma da sequestrare di euro 8.925, mentre, nei confronti del padre di quest'ultimo, è in corso di esecuzione il sequestro della somma di euro 5.237, 61 sui conti correnti del predetto, nei quali vi è capienza.

Come si legge nel provvedimento di sequestro emesso dal GIP "Oggetto del presente procedimento sono fatti di estremo allarme sociale, in quanto sono contestate (e risultano effettivamente sussistenti) condotte truffaldine poste in essere da parte di consiglieri comunali del Comune di Torre Annunziata i quali, tradendo il fine della propria funzione e in evidente spregio dell'incarico pubblico rivestito,  "piegavano" il predetto incarico a fini privati, chiedendo e ottenendo dall'ente rimborsi relativi a spese in realtà non sostenute e quindi loro non spettanti".

Altri tre consiglieri comunali e un assessore, poi dimessosi dalla carica, del Comune di Torre Annunziata sono attualmente a giudizio dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata (prossima udienza (17.6.2026) in quanto imputati del reato di cui all'art. 495 c.p., per avere reso al Comune false dichiarazioni sulla inesistenza di cause di incompatibilità di cui all'art. 63 comma 1 n. 6 del TUEL. 

In particolare, dalle indagini, espletate dalla Guardia di Finanza e coordinate da questa Procura, è emerso che i predetti avrebbero falsamente dichiarato al Comune di non avere un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei confronti del Comune stesso e di non avere mai ricevuto la notificazione dell'avviso di cui all'art. 46 DPR 602/1973 (avviso di accertamento), sebbene al contrario, avessero tale debito, che costituiva causa di incompatibilità rispetto alla carica rivestita, e avessero ricevuto la notifica dell'avviso di accertamento.

Anche in questo caso le indagini sono scaturite da una segnalazione fatta a questa Procura della Repubblica dall'allora Segretario Generale del Comune di Torre Annunziata, che aveva fatto analoga segnalazione al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale. Successivamente alla dichiarazione mendace i tre consiglieri comunali hanno saldato il proprio debito  con il Comune.



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