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Agropoli, la denuncia: "Barriere architettoniche sulla SP184"
Comunicato Stampa
20 maggio 2026 10:34
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AGROPOLI. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime attenzione e profonda riflessione in merito alla segnalazione avanzata dall’attivista Christian Durso, impegnato da anni nella tutela dei diritti delle persone con disabilità, relativa alla situazione esistente lungo la SP184 nel territorio del Comune di Agropoli.

Dalla comunicazione di riscontro dell’amministrazione comunale emerge che alcuni pali dell’impianto di pubblica illuminazione, collocati lungo tratti di marciapiede di competenza provinciale, determinano una conformazione degli spazi tale da non consentire il passaggio di una carrozzina. Nella medesima nota si precisa inoltre che, allo stato attuale, non sarebbe possibile procedere a modifiche radicali dell’impianto esistente.

Il CNDDU ritiene che vicende di questo genere debbano essere lette oltre il dato tecnico o amministrativo. Non si tratta infatti soltanto di una questione legata alla disposizione di elementi urbani o alla complessità di eventuali interventi infrastrutturali; la questione investe il rapporto stesso tra diritti, cittadinanza e responsabilità pubblica.

La segnalazione di Christian Durso assume un significato che travalica la singola realtà territoriale perché richiama una problematica che continua a interessare numerosi contesti italiani: la distanza che ancora separa i principi normativi dalla concreta esperienza quotidiana delle persone con disabilità. Quando uno spazio pubblico non può essere attraversato da tutti, la limitazione non riguarda esclusivamente la mobilità; riguarda l’effettivo esercizio del diritto alla partecipazione sociale, all’autonomia personale e alla piena cittadinanza.

L’attività svolta negli anni da Christian Durso si inserisce proprio in questa prospettiva. Il suo impegno civile ha contribuito ad aprire importanti confronti pubblici sul tema dell’accessibilità, producendo anche rilevanti pronunciamenti giuridici. Tra questi assume particolare rilievo la decisione del Tribunale di Napoli che, nel caso riguardante il Comune di Anacapri, ha riconosciuto una condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità, evidenziando come l’assenza di interventi idonei a garantire accessibilità non possa essere considerata una mera inefficienza organizzativa, ma possa incidere direttamente sul godimento di diritti fondamentali. Tali vicende hanno progressivamente contribuito ad alimentare un dibattito più ampio sui principi di accessibilità universale e sulla necessità di superare ogni approccio meramente assistenziale.

La riflessione giuridica che emerge da questa vicenda appare particolarmente significativa. L’articolo 3 della Costituzione italiana attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e limitano di fatto la partecipazione di tutti i cittadini alla vita sociale del Paese. A questo principio si affianca la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 2009, che riconosce nell’accessibilità una condizione imprescindibile per l’esercizio dei diritti fondamentali.

La moderna elaborazione giuridica ha progressivamente modificato la stessa idea di disabilità. Oggi essa non viene più interpretata esclusivamente come una condizione individuale, ma come il risultato dell’interazione tra la persona e un ambiente che può agevolare o impedire la partecipazione piena alla vita collettiva. In tale prospettiva, la presenza di ostacoli che rendano di fatto impraticabili spazi pubblici può assumere una rilevanza che va oltre la semplice criticità urbanistica, poiché rischia di determinare situazioni di discriminazione indiretta.

Ciò che merita particolare attenzione è la tendenza, ancora diffusa, a considerare l’accessibilità come un obiettivo subordinato alla disponibilità di risorse, alla fattibilità tecnica o alla programmazione futura. I diritti fondamentali, tuttavia, non possono essere collocati in una dimensione residuale o eventuale. Essi richiedono una progettazione amministrativa capace di considerarli elementi strutturali e non interventi straordinari.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la scuola debba svolgere un ruolo essenziale nella costruzione di questa consapevolezza culturale. Educare ai diritti significa infatti formare cittadini capaci di comprendere che l’inclusione non costituisce una concessione, ma rappresenta una condizione irrinunciabile di ogni ordinamento democratico.

Una società realmente inclusiva non è quella nella quale i diritti vengono riconosciuti dopo segnalazioni, ricorsi o lunghe battaglie civili; è quella che riesce a rendere superflua la necessità stessa di rivendicarli. La piena accessibilità degli spazi pubblici non rappresenta un favore rivolto ad alcuni cittadini, ma una misura concreta della qualità democratica di una comunità.



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