NAPOLI. Al termine della gara vinta per 1-0 contro l'Udinese, Antonio Conte e il presidente Aurelio De Laurentiis hanno parlato in conferenza stampa
“Può capitare a tutti di avere un momento di forte delusione – ha chiarito De Laurentiis – e forse Antonio Conte dopo la trasferta di Bologna ha pensato che forse questa piazza pretendesse troppo da lui. Io ricordo che lo pregai di prendersi un paio di settimane sabbatiche e di riposarsi. Un mese fa lui mi ha chiamato e mi ha detto se potevamo incontrarci. La nostra amicizia è iniziata alle Maldive 15 anni fa, e da lì abbiamo sempre continuato a sentirci. I cicli finiscono, quindi io gli ho detto che se lui non si sentiva più sereno qui, che il Napoli ti costringe a fare in un certo modo, visto che non possiamo essere come il PSG, il Real e il Barcellona. Noi dobbiamo rispettare determinati budget, senza andare oltre. Il campionato italiano non è così straordinario, perché la qualità del gioco forse è scesa molto. Poi ci sono le complicazioni della Federcalcio, della classe arbitrale, dei procuratori. Il fatto di non avere la totale condivisione dell'ambiente è un fatto tipico italiano. A Napoli furono capaci di dire che Ancelotti era bollito. Se non avessimo avuto gli infortuni che abbiamo avuto, avresti rivinto il campionato tranquillamente. L'Inter è forte e viene da una finale di Champions, ma quest'anno è uscita presto. Avevo dato a Conte la mia disponibilità fino alla fine, quindi appena mi confermerà ufficialmente il suo addio, ci muoveremo per definire il futuro. Abbiamo una trentina di calciatori capaci, quindi con pochissimi nuovi innesti la squadra sarà estremamente competitiva. Ora bisogna capire soprattutto come rifondare il calcio italiano, perché ci sono problemi non da poco. Potrebbe anche accadere che la Lega decida di fare come in Inghilterra, e uscire dalla Federazione stessa. Non capisco perché in Serie A dobbiamo avere un campionato a sinistra della classifica e un altro a destra”.
“Dopo Bologna, quello che ho avvertito e che ho denunciato a livello giornalistico, era che c’erano delle situazioni che non mi piacevano – ha spiegato Antonio Conte - Non ho mai fatto né mai penserò di fare dei campionati anonimi, e non penserò mai di accompagnare il famoso “morto”, che può essere Napoli o un’altra squadra. Ed ero pronto anche a farmi da parte. Sicuramente qualche innesto della campagna acquisti non è entrato in sintonia con il vecchio gruppo, ed era giusto parlarne e assumersi, ognuno, le proprie responsabilità. Ci siamo incontrati e parlati a quattr’occhi, dicendoci che bisognava remare tutti insieme con il vento contro. Un mese ho chiamato il presidente, e non gli ho chiesto nulla, lui non mi ha illustrato progetti o altro. Gli ho detto che avevo percepito che il mio percorso qui stesse per terminare. La decisione era stata presa da parte mia. A Napoli ho fallito in una cosa, non sono riuscito a portare compattezza nell’ambiente, e a quel punto diventa difficile poi combattere contro le altre squadre. Ho visto tanti veleni e tanta zizzania, contro di me e i calciatori. Chi sparge veleni è un fallito, e Napoli non ha bisogno di falliti che scrivono per avere dei ‘like’ sul post o per fare le trasmissioni e vantarsi di aver attaccato Conte o la squadra. Napoli ha bisogno di gente seria che ha voglia di voler bene alla squadra. Da questo punto di vista ho fallito e ho capito che non sarei mai riuscito a compattarvi, quindi ho alzato le mani perché quando le cose non le posso cambiare ci metto la faccia e mi resta la soddisfazione per quanto fatto qui. Ringrazio il presidente per questa opportunità, che ho vissuto in maniera intensa e passionale. Il tifoso mi ha capito e questa è la cosa più importante. Scudetto? Bisogna dare i meriti all'Inter, che l'hanno scorso è arrivata in finale di Champions e si è rinforzata. Per me sono stati due anni fantastici. In futuro mi auguro che questa cosa possa dare la spinta ai 'falliti' per non massacrare il Napoli. Questa piazza può competere a grandi livelli se si è compatti. Io ho preso un gruppo che era stato traumatizzato dopo il decimo posto, e solo io so quello che ho dovuto fare per rimettere in sesto le cose. Il presidente in quella telefonata mi ha detto che, se ci avessi ripensato, lui sarebbe stato a disposizione. Non mi ha spinto a fare nulla. Mi ha fatto capire che questa è casa mia. Con lui resterà sempre una grande amicizia, e il Napoli sarà sempre in mani sicure. Nazionale? Si parla di chiacchiere, io ricordo cosa dissi a riguardo. Se fossi il presidente federale, tra il novero dei candidati ci metterei me stesso. Ho già fatto il ct, ma la Nazionale ad oggi deve ancora conoscere il nuovo presidente. Si è fatto il nome di Guardiola, ma la Federazione è pronta ad un salto del genere? In questo momento non c'è nulla per quanto mi riguarda, in futuro si vedrà. Ci sono i fondi per prendere Guardiola? Io lo prenderei subito, ma ora non so cosa può accadere. Andrò sicuramente a trovare il presidente a Los Angeles, perché mi ha invitato. Accettando di venire a Napoli, pensavo che sarebbe stata un’esperienza che mi sarei potuto godere a livello di risultati. Invece mi sono reso conto che la mia persona sposta, a livello di parametri e aspettative. Sono venuto qui dopo un decimo posto e si diceva che sol perché non giocavamo le coppe dovevamo vincere lo scudetto, mentre quest’anno non si è detta per nessuno. Abbiamo vinto lo scudetto, e allora quest’anno dovevamo vincere la Champions. Pensavo di potermi godere di più questa esperienza a livello di risultati, invece ho dovuto girare la manovella a 2000 perché in questi casi devi sopravvivere, e lo fai solo vincendo. Mi ha tolto tante energie, ma sono contento di quanto fatto. L’augurio che posso fare è quello di ripetere bienni come questo. Il giorno più bello è stato quello in cui abbiamo vinto lo scudetto, sia con la festa in campo sia con i festeggiamenti insieme ai tifosi. Nella mia carriera ho vinto, ma non ho mai visto dei festeggiamenti del genere. Napoli, per questo, ha bisogno di gente che vuole bene veramente alla squadra. Il momento più brutto è stato a Bologna, perché vedere che dopo un anno tutto può andare in frantumi non è bello. C’erano due possibilità: far finta di niente, e la nave sarebbe affondato, oppure affrontare il problema e compattarsi. Siamo riusciti ad alzare la Supercoppa e arrivare secondi. In due anni siamo sempre arrivati prima di Milan e Juve, e una volta prima dell’Inter. Napoli deve essere orgogliosa di quello che hanno fatto i ragazzi”.