Economia
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BCE, stangata sulle imprese. De Rosa: "Si continua a colpire chi produce ricchezza senza affrontare le vere cause dell’inflazione”
Comunicato Stampa
12 giugno 2026 10:32
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SALERNO. Stangata della BCE sulle imprese europee. Il Cavaliere Domenico De Rosa lancia l’allarme: “L’Europa rischia un suicidio industriale. Energia cara e tassi più alti sono una combinazione devastante per la competitività”. Il CEO del Gruppo SMET critica la scelta della Banca Centrale Europea di irrigidire la politica monetaria mentre il continente è nuovamente esposto alle tensioni energetiche internazionali: “Si continua a colpire chi produce ricchezza senza affrontare le vere cause dell’inflazione”.

La BCE ha deciso di aumentare i tassi di interesse per contrastare le nuove spinte inflazionistiche. Qual è la sua valutazione? "La considero una scelta profondamente sbagliata. L’Europa si trova davanti a un’inflazione che nasce prevalentemente da fattori geopolitici ed energetici e non da una domanda eccessiva o da un’economia surriscaldata. In queste condizioni aumentare il costo del denaro significa colpire imprese e investimenti senza incidere minimamente sulle cause reali dell’aumento dei prezzi".

Perché ritiene che questa misura sia inefficace? "Perché nessun aumento dei tassi potrà abbassare il prezzo del petrolio, del gas o dell’energia. Se le tensioni internazionali provocano rincari energetici, la risposta dovrebbe concentrarsi sull’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Invece si sceglie ancora una volta la strada più semplice, che però rischia di diventare la più dannosa per l’economia reale".

Cavaliere, quali conseguenze immediate avranno le imprese europee? "Le aziende subiranno una doppia pressione. Da una parte l’aumento dei costi energetici, dall’altra l’aumento del costo del credito. Significa finanziamenti più onerosi, minore liquidità disponibile, investimenti rinviati e maggiore difficoltà nel sostenere programmi di crescita e innovazione. È una situazione particolarmente pesante per chi opera nell’industria, nella logistica e nei trasporti".

La BCE sostiene che la stabilità dei prezzi debba restare una priorità assoluta... "La stabilità dei prezzi è fondamentale. Nessuno mette in discussione questo principio. Tuttavia bisogna distinguere tra un’inflazione generata dalla domanda e un’inflazione causata da shock esterni. Oggi il problema non è che l’economia europea corre troppo. Il problema è che energia e materie prime costano di più. Utilizzare la stessa medicina per malattie diverse rischia di aggravare le condizioni del paziente".

Cavaliere De Rosa, quale impatto può avere questa decisione sulla competitività europea? "Può avere un impatto molto serio. Le imprese europee già oggi operano in un contesto caratterizzato da costi energetici elevati, pressione regolatoria crescente e margini sempre più ridotti. Se si aggiunge anche un costo del capitale più elevato, il risultato inevitabile è una perdita di competitività rispetto ai concorrenti internazionali. È un processo lento ma estremamente pericoloso perché finisce per ridurre investimenti, produttività e occupazione".

Quali settori rischiano maggiormente? "Tutti quelli ad alta intensità energetica. Penso alla manifattura, alla logistica, all’autotrasporto, all’agroalimentare e a molte attività industriali che rappresentano il cuore produttivo dell’economia europea. Sono comparti che non possono scaricare integralmente sui clienti l’aumento dei costi e che vedono quindi comprimersi progressivamente i margini".

Cavaliere, quale dovrebbe essere invece la risposta dell’Europa? "L’Europa dovrebbe concentrarsi sulla competitività e sulla sicurezza energetica. Servono investimenti infrastrutturali, semplificazione burocratica, maggiore autonomia negli approvvigionamenti e una politica industriale che favorisca la crescita. Oggi le imprese hanno bisogno di condizioni per investire e produrre, non di ulteriori ostacoli finanziari".

Cavaliere De Rosa, lei parla spesso di rischio di declino industriale europeo. È davvero uno scenario concreto? "È uno scenario che non può essere sottovalutato. Da anni assistiamo a un progressivo aumento dei costi che gravano sulle imprese europee. Energia, regolamentazione, fiscalità ambientale, adempimenti burocratici e ora anche il costo del denaro. Presi singolarmente possono sembrare sostenibili. Sommati tra loro rischiano di compromettere la capacità competitiva di interi settori strategici".

Qual è il messaggio che desidera lanciare alle istituzioni europee? "L’Europa deve tornare a mettere al centro la propria economia produttiva. Non esiste occupazione senza imprese. Non esiste welfare senza crescita. Non esiste sostenibilità senza competitività. In un momento in cui il continente affronta nuove tensioni energetiche e nuove incertezze geopolitiche, aumentare il costo del denaro significa sottrarre risorse a chi investe, innova e crea lavoro. È una scelta che rischia di rallentare ulteriormente la crescita europea proprio quando servirebbero coraggio, pragmatismo e una visione industriale di lungo periodo. Perché una crisi energetica non si risolve rendendo più costoso produrre. Si risolve creando le condizioni affinché le imprese possano continuare a essere il motore dello sviluppo economico e sociale dell’Europa".



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