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BLITZ DELLA GDF
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Napoli, Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per la bancarotta del Bari Calcio
Carlo Gioia
07 luglio 2026 09:39
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NAPOLI. La Guardia di Finanza sta effettuando, in queste ore, perquisizioni nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli, riconducibili alla famiglia De Laurentiis. L’inchiesta, coordinata dal procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, e condotta dai finanzieri del Comando provinciale barese, verte su gravi ipotesi di reato: false comunicazioni sociali relative al bilancio dell’esercizio 2024 del Bari e bancarotta fraudolenta connessa alla richiesta di liquidazione giudiziale (l’ex fallimento) presentata per l’insolvenza della società biancorossa, da poco retrocessa in Serie C.

Tra gli indagati figurano Aurelio De Laurentiis, presidente della SSC Napoli, e il figlio Luigi De Laurentiis, amministratore unico del Bari. Le operazioni di perquisizione si estendono anche alla sede romana della Filmauro, società unica azionista di entrambe le compagini calcistiche, nonché agli uffici di diversi dirigenti e professionisti del settore: i direttori sportivi Ciro Polito (ex Bari), Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso (ex Napoli), e il procuratore sportivo Graziano Battistini, che segue il calciatore Elia Caprile. Nessuno di questi ultimi risulta indagato.

Il procedimento trae origine dalla richiesta di liquidazione giudiziale avanzata dalla Procura di Bari e da una approfondita consulenza tecnica depositata a fine maggio, immediatamente dopo la retrocessione del Bari in Serie C. Gli inquirenti contestano in particolare le false comunicazioni sociali nel bilancio 2024 e varie fattispecie di bancarotta fraudolenta. Secondo le indagini, tra il 2019 e il 2025 la società barese avrebbe accumulato un buco di circa 30 milioni di euro, accompagnato da un’enorme mole di debiti. Al centro dell’attenzione investigativa vi è la delicata vicenda della cessione del portiere Elia Caprile. Il giocatore era stato acquistato dal Bari dalla società inglese Leeds, con accordi che prevedevano premi proporzionali a eventuali incrementi di valore. Nel luglio 2023 Caprile è stato ceduto al Napoli per 2,2 milioni di euro, senza che il Bari ottenesse alcuna partecipazione all’eventuale plusvalore futuro. Successivamente, dopo due stagioni in azzurro, il Napoli ha trasferito il calciatore al Cagliari per 8 milioni di euro, realizzando – secondo gli inquirenti – una plusvalenza di circa 7 milioni. Una quota di tale beneficio avrebbe dovuto, per contratto, spettare anche al Bari.

Secondo l’impostazione accusatoria, Aurelio e Luigi De Laurentiis, anche nella veste di Aurelio quale rappresentante legale della Filmauro, avrebbero posto in essere una bancarotta per distrazione, sottraendo alla società barese un significativo asset proprio in un momento in cui il Bari presentava già «perdite sistemiche e un consistente deficit patrimoniale». A entrambi viene inoltre contestato il reato di bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose: nel 2021 avrebbero coperto un buco di 7 milioni e mezzo di euro, proseguendo tuttavia l’attività societaria nonostante il «conclamato squilibrio» economico. Le perdite complessive accumulate tra il 2019 e il 2025 avrebbero così raggiunto la quota di 30 milioni di euro. Gli inquirenti stanno ora esaminando documentazione contabile, contratti e flussi finanziari per ricostruire con precisione le operazioni contestate.

IL COMUNICATO STAMPA DELLA PROCURA DI BARI - Nella mattinata odierna, nell’ambito di un procedimento penale pendente nella fase delle indagini preliminari, su disposizione di questa Procura della Repubblica, i finanzieri del Comando Provinciale di Bari, stanno dando esecuzione a un provvedimento di perquisizione presso le sedi di due società sportive. In estrema sintesi e nel rispetto del segreto investigativo, le ipotesi poste a fondamento del provvedimento riguardano le false comunicazioni sociali (bilancio dell’esercizio 2024 di una delle due società con sede a Bari) nonché fattispecie di bancarotta fraudolenta connesse alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata, ai sensi dell’art. 38 del CCI, per l’insolvenza della medesima società sportiva. Il provvedimento scaturisce da approfondimenti sui bilanci, note integrative e relazioni sulla gestione della società barese, supportati da consulenze tecniche, all’esito dei quali è emerso che il predetto soggetto economico, in perdita sistemica (circa 30 milioni di euro nel periodo 2019-2025), risulta gravato da rilevante deficit patrimoniale e da consistente esposizione debitoria, in assenza di un concreto piano di riequilibrio. L’attività è finalizzata al rinvenimento di documentazione utile alle indagini ed è stata estesa anche a tre Direttori Sportivi e un Procuratore di calcio, allo stato non indagati, intervenuti, a diverso titolo, nella cessione di un calciatore tra le due società correlate per la quale, nel bilancio della società barese si ritiene, in ipotesi di accusa, siano stati esposti fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero, ovvero omesse informazioni la cui esposizione era necessaria ai fini di una corretta valutazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della predetta società. In particolare, quest’ultima dopo aver acquistato il cartellino del calciatore, per il quale aveva riconosciuto alla cedente premi connessi all’eventuale valore di rivendita, lo vendeva, a sua volta alla correlata, in assenza di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore. Plusvalore che si concretizzava in capo alla correlata che lo vendeva all’esito di un percorso di valorizzazione sportiva che la cedente, già in disseto, avrebbe potuto parimenti porre in essere. Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi sin qui acquisiti hanno natura provvisoria. Il provvedimento è fondato sulle risultanze sinora acquisite dalle quali emerge la necessità di procedere a più approfonditi e mirati riscontri finalizzati all’acquisizione di ulteriori elementi cognitivi in ordine alle ipotizzate condotte, e non costituisce in alcun modo accertamento di responsabilità. Le persone sottoposte alle indagini non possono essere indicate come colpevoli fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili, come stabilito dall’art. 27, secondo comma, della Costituzione e dagli artt. 115 bis c.p.p. e 2 del d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188. Esse hanno diritto di formulare le proprie difese e chiedere il riesame del provvedimento nelle sedi competenti. Occorre inoltre tener distinti i diversi piani dell’ipotesi investigativa, della contestazione, della decisione cautelare e dell’accertamento definitivo della responsabilità: solo quest’ultimo, eventuale e successivo, potrà affermare la colpevolezza. Si rammenta, ai sensi dell’art. 114 c.p.p. e dell’art.5 del d.lgs. 20 febbraio 2006, n. 106, che non è consentita la riproduzione del testo del provvedimento fino a conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Questo Ufficio confida nella collaborazione degli organi di informazione affinché la notizia sia diffusa con il linguaggio sobrio e non colpevolista imposto dalla legge, senza l’impiego di denominazioni o espressioni lesive della presunzione di innocenza.



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