Sanità
BOTTEGHE DELLA COMUNITÀ
BOTTEGHE DELLA COMUNITÀ
Tumori del sangue, a Salerno e provincia le prime terapie infusionali vicino casa
Comunicato Stampa
15 luglio 2026 11:45
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SALERNO. Per la prima volta in Italia nell’ambito dell’oncoematologia, le terapie infusionali complesse escono dalle mura degli ospedali per essere somministrate direttamente sotto casa, nei piccoli comuni di residenza dei pazienti. Con la prima storica infusione territoriale effettuata ieri nel Comune di Controne, l’ASL Salerno - sulla scorta delle indicazioni strategiche dettate dalla Regione Campania sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale come leva per portare le cure direttamente a casa dei cittadini - abbatte i tradizionali modelli assistenziali e si conferma apripista a livello nazionale nella sanità di prossimità. La svolta cancella definitivamente i lunghi e faticosi “viaggi della speranza” verso i centri urbani per i malati oncologici delle aree interne del Cilento: ore di auto che, da oggi, si trasformano in un percorso di cura a chilometro zero, all’interno del modello unico delle “Botteghe della Comunità”.

“Il programma scardina i tradizionali modelli assistenziali: per la prima volta nel nostro paese nell’ambito dell’oncoematologia, non vengono delocalizzate soltanto le terapie orali o sottocutanee, ma anche i farmaci a somministrazione infusionale, storicamente vincolati ai setting ospedalieri ordinari - dichiara l’ing. Gennaro Sosto, direttore generale dell'ASL Salerno - l’iniziativa parte su un territorio provinciale vastissimo (quasi 5mila km2) caratterizzato da un’elevata dispersione demografica, in particolare nelle aree collinari e montane del Cilento interno, dove oltre il 23% della popolazione è anziana e affetta da cronicità o plurimorbilità”.

Per rispondere a questo “travel burden”, ovvero al carico anche emotivo dei lunghi spostamenti, di concerto con la Regione Campania, l’ASL Salerno ha sviluppato una rete capillare di 27 ambulatori infermieristici di prossimità (“spoke”) e un hub multispecialistico a Valle dell’Angelo, ribattezzati “Botteghe della Comunità”. Un microcosmo sociosanitario, nato dall'integrazione dei fondi PNRR (Missioni 5 e 6) e della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), che serve un bacino di circa 28.000 cittadini e opera in stretto collegamento funzionale con i Distretti Sanitari 69 e 70, l’Ospedale di Comunità di Roccadaspide e l’Ospedale per acuti di Vallo della Lucania.

 La sicurezza del processo è il fondamento del protocollo. “I pazienti candidabili - affetti da neoplasie ematologiche (come mieloma multiplo, leucemie, linfomi) o patologie croniche non neoplastiche in fase di mantenimento e consolidamento - vengono selezionati accuratamente - spiega il dott. Catello Califano, direttore U.O.C. Ematologia, ospedale Andrea Tortora di Pagani - il giorno precedente alla seduta, lo specialista effettua una televisita di controllo per valutare gli esami ematochimici e confermare l’appropriatezza della sessione. I farmaci antitumorali vengono allestiti centralmente presso l’Unità Farmaci Antiblastici (UFA) del presidio di Pagani, tracciati tramite software dedicati e trasportati con corrieri certificati a catena del freddo fino alla singola Bottega. Qui la somministrazione avviene per mano di infermieri di comunità specificamente formati, ma sotto la supervisione sincrona e in tempo reale, via telemedicina, dell’equipe medica ospedaliera, garantendo la presenza in sede di un medico d'emergenza-urgenza per i tempi di osservazione post-infusione”.

“Il successo di questa iniziativa è il risultato di una stretta integrazione tra professionisti, organizzazione sanitaria e innovazione tecnologica. Il Dipartimento Farmaceutico ha contribuito alla definizione di un modello che assicura la corretta preparazione, conservazione, distribuzione e tracciabilità dei medicinali, rendendo possibile l’erogazione di terapie infusionali complesse anche in contesti territoriali" afferma la dott.ssa Mariarosaria Cillo, Direttore del Dipartimento Farmaceutico dell’ASL Salerno.

 Questo modello ridisegna i confini dell'integrazione ospedale-territorio. “Le Botteghe della Comunità - commenta l’ing. Sosto - rappresentano un’evoluzione ancor più ravvicinata delle Case della Comunità, un ‘vestito sartoriale’ per le aree più remote della nostra provincia. Essere pionieri in Italia nella somministrazione infusionale extra-ospedaliera per patologie così complesse dimostra che l’innovazione organizzativa e digitale può, e deve, eliminare le disuguaglianze nell'accesso alle cure, portando l'alta qualità dove c'è il bisogno. Da oggi, sono le cure a muoversi, non i pazienti fragili”.

Il centro prescrittore resta il garante clinico e il supervisore costante di ogni singola infusione periferica. “Questo modello garantisce al paziente ematologico stabile la medesima sicurezza del contesto ospedaliero, offrendogli però un miglioramento inestimabile della qualità di vita - sottolinea il dott. Califano - al contempo, la delocalizzazione permette di decongestionare i Day Hospital terapeutici, liberando tempo clinico prezioso che gli specialisti potranno dedicare ai casi acuti, a maggiore complessità, e alla ricerca scientifica”. 

La tecnologia è il vero fattore abilitante di questo progetto. “La piattaforma aziendale di televisita e teleconsulto consente una connessione protetta e immediata tra l'infermiere sul territorio e l'ematologo a distanza - aggiunge il dott. Antonio Coppola, Direttore U.O.C. Governance dei Processi di Telemedicina e Intelligenza Artificiale, ASL Salerno - ogni dato clinico, parametro vitale e tracciabilità del farmaco viene riversato in tempo reale nei sistemi informativi e nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Non c’è isolamento operativo: la rete digitale azzera i chilometri tra la corsia d'ospedale e il comune montano". 

Il modello, sviluppato con il supporto tecnico-scientifico di OPT S.p.A. e la sponsorizzazione non condizionante di Amgen, verrà monitorato continuativamente attraverso un rigoroso panel di indicatori di performance (KPI) focalizzati su volumi, efficienza dei processi logistici (rispetto della catena del freddo) ed esiti di salute (accessi ospedalieri evitati e continuità dell'aderenza terapeutica). Si stima che, a pieno regime entro la fine dell’anno, la delocalizzazione delle cure ematologiche croniche stabili potrà potenzialmente interessare, nella provincia di Salerno, una platea epidemiologica stimabile in circa 5.000 pazienti con diagnosi attuale o pregressa di linfoma, mieloma o leucemia linfatica cronica, contribuendo a trasformare una buona pratica locale in un modello strutturale potenzialmente replicabile in tutto il Mezzogiorno. 



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