Cronaca
DALLA GDF
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Firme digitali utilizzate a loro insaputa: 9 indagati nel Vallo di Diano
Redazione
08 agosto 2026 12:41
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SALA CONSILINA. Si ritrovano liquidatori e amministratori di società senza averne mai saputo nulla. È questo il punto di partenza dell'indagine condotta dalla Guardia di Finanza della Tenenza di Sala Consilina, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lagonegro, che vede nove persone indagate, a vario titolo, per le ipotesi di falsità materiale commessa dal privato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. L'inchiesta è scattata a seguito della denuncia presentata da alcune persone che hanno scoperto di essere state coinvolte, a loro insaputa, nelle vicende societarie. Tra loro anche un soggetto che, secondo quanto denunciato, non si trova in Italia dal 2016 e che si sarebbe ritrovato con firme apposte successivamente alla sua partenza. Nei giorni scorsi le Fiamme Gialle valdianesi hanno eseguito alcune perquisizioni, concentrandosi in particolare su dispositivi elettronici e documentazione, con l'obiettivo di ricostruire l'intera vicenda e verificare come siano state effettuate le operazioni contestate.

Tra gli indagati figura un commercialista della provincia di Salerno, insieme ad altri otto soggetti residenti in diversi comuni del Vallo di Diano. Secondo l'ipotesi accusatoria, alcuni degli indagati avrebbero predisposto un falso verbale di assemblea dei soci, nel quale sarebbe stata deliberata, all'insaputa della persona offesa, la sua nomina a liquidatore di una società. Nel documento sarebbero state apposte firme digitali riconducibili a due persone che, stando a quanto dichiarato dagli stessi interessati, non sarebbero state a conoscenza dell'operazione. Nel medesimo verbale sarebbe stata inoltre indicata la nomina dell'amministratore unico e deliberato lo scioglimento della società, con sede legale ad Atena Lucana, per riduzione del capitale al di sotto del minimo previsto dalla legge. Anche in questo caso, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata a insaputa del presunto firmatario una firma digitale riconducibile a un cittadino di origine rumena.

L'indagine riguarda anche coloro che, secondo l'accusa, avrebbero attestato falsamente l'avvenuta identificazione dei firmatari, contribuendo così alla formazione di certificati digitali ritenuti falsi dagli investigatori. Alla base delle presunte condotte fraudolente ci sarebbe, secondo l'ipotesi investigativa, la volontà di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, oltre a interessi e sanzioni, per un importo complessivo di circa 120mila euro. Dalla denuncia presentata dalla persona offesa sarebbe emerso inoltre il disconoscimento di qualsiasi coinvolgimento nelle vicende della società interessata dal recupero crediti. Il denunciante avrebbe negato anche di conoscere le altre persone coinvolte nella vicenda. Secondo la ricostruzione investigativa, l'utilizzo della firma digitale sarebbe quindi riconducibile a un presunto disegno criminoso finalizzato ad allontanare la responsabilità dall'amministratore di fatto delle società e dai suoi familiari. L'ipotesi è che siano stati richiesti certificati digitali di firma falsamente riconducibili al denunciante e a un suo dipendente, quest'ultimo trasferitosi in Romania nel 2016, con l'obiettivo di rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva e sottrarsi al pagamento delle somme dovute. Le indagini della Guardia di Finanza proseguono ora attraverso l'analisi della documentazione e dei dispositivi acquisiti durante le perquisizioni, per ricostruire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti.



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