Cronaca
I CONSIGLI
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Campania, truffe agli anziani: l’impegno quotidiano dei Carabinieri
Comunicato Stampa
13 agosto 2026 07:50
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NAPOLI. Napoli e provincia: Truffe agli anziani, dal finto nipote alla “truffa della rapina”, ecco come riconoscere i raggiri. L’appello dei Carabinieri ad amici e parenti delle potenziali vittime. Una chiamata in più può sventare una truffa telefonica. È una delle settimane più calde dell’estate e, mentre milioni di italiani si spostano per le vacanze, molte persone anziane restano sole nelle proprie abitazioni. È proprio in questi giorni che aumenta l’importanza della prevenzione contro le truffe: i malviventi fanno leva sulla solitudine, sulla fiducia e sull’ansia provocata da una presunta emergenza per convincere le vittime a consegnare denaro, gioielli o dati personali.

L’ondata di calore che sta interessando l’Italia si sta prolungando anche oltre Ferragosto, con temperature elevate e notti particolarmente calde.  In questo contesto, l’invito dei Carabinieri è a non abbassare la guardia e, soprattutto, a mantenere un contatto quotidiano con i familiari, i vicini e le persone di fiducia che vivono vicino agli anziani.

Il trend è in aumento nonostante una campagna di sensibilizzazione enorme da parte di tutte le istituzioni coinvolte.  Gli anziani hanno bisogno di un aiuto e di un supporto costante; l’espressione “fasce deboli” intende proprio quella categoria di persone che a causa di condizioni fisiche, sociali anagrafiche o economiche, si trovano in una situazione di maggiore vulnerabilità.  È per questo motivo che i Carabinieri di Napoli, questa volta, si rivolgono a quelle persone che devono proteggere chi li ha messi al mondo. Figli, nipoti, vicini e amici di nonni e nonne fragili.

Un appello soprattutto alle famiglie: una telefonata in più può fare la differenza - Chiamare una persona anziana che vive sola, soprattutto nelle ore più calde della giornata, non significa soltanto verificare che stia bene fisicamente. Significa anche ridurre quella condizione di isolamento che può rendere più facile per un truffatore instaurare un rapporto di fiducia e manipolare la vittima. Un semplice “Come stai? Hai ricevuto telefonate strane?” può interrompere un raggiro prima che sia troppo tardi. Una chiamata in più può sventare una truffa telefonica. Se qualcuno telefona chiedendo soldi, gioielli o informazioni personali, la regola è una sola: fermarsi, non avere fretta e verificare. 

Le truffe agli anziani continuano infatti a sfruttare schemi semplici ma estremamente efficaci. Il truffatore costruisce una situazione di paura o urgenza, impedisce alla vittima di riflettere e propone una soluzione immediata, quasi sempre accompagnata dalla richiesta di denaro o di beni di valore. L’Arma dei Carabinieri è quotidianamente impegnata nel contrasto al fenomeno, sia sul piano investigativo sia su quello della prevenzione, attraverso campagne di sensibilizzazione e incontri con la popolazione.

La regola fondamentale: nessun appartenente alle Forze dell’ordine chiede soldi o gioielli. Il meccanismo ricorre in molte delle truffe più diffuse. Un telefonata, un messaggio o una persona alla porta fanno credere all’anziano che sia accaduto qualcosa di grave a un familiare. A quel punto il truffatore chiede di agire immediatamente. Ma c’è una regola semplice da ricordare: Carabinieri e altre Forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere un problema giudiziario, evitare un arresto o “mettere al sicuro” i propri beni.

Le truffe in casa e al telefono. Il finto Carabiniere o il finto avvocato - È uno degli schemi più ricorrenti. Un sedicente militare o un falso avvocato telefona alla vittima raccontando che un figlio o un nipote è rimasto coinvolto in un incidente stradale, è stato arrestato o si trova comunque in una situazione giudiziaria. Per evitare conseguenze più gravi servirebbe immediatamente una somma di denaro per una cauzione, per le spese legali o per risolvere la situazione. Poco dopo, un complice si presenta a casa per ritirare il contante o i preziosi.

Lo spoofing del numero telefonico - La tecnologia può rendere il raggiro ancora più credibile. Attraverso tecniche di spoofing, sul display della vittima può comparire un numero apparentemente riconducibile a una caserma dei Carabinieri, a un commissariato o a un altro ufficio conosciuto. Il numero visualizzato, però, non costituisce una garanzia sull’identità di chi sta chiamando.

La falsa rapina in gioielleria - Il sedicente Carabiniere racconta che nella zona è stata commessa una rapina e che l’auto, la targa o i documenti di un familiare sono stati collegati al reato. Per “scagionare” il parente, la vittima viene invitata a raccogliere oro e gioielli presenti in casa, che un militare passerà successivamente a ritirare per un presunto controllo o confronto con la refurtiva. Lo schema è stato recentemente documentato anche in Puglia: in un caso, una donna di 82 anni è stata indotta a preparare i propri gioielli proprio con questo pretesto. 

Il finto nipote - La telefonata può iniziare con una domanda apparentemente innocua: “Indovina chi sono?” oppure “Ti ricordi di me?”. L’obiettivo è spingere la vittima a pronunciare spontaneamente il nome di un familiare. A quel punto il truffatore assume quella identità e racconta di trovarsi in difficoltà, chiedendo urgentemente denaro o gioielli e spiegando di non poter passare personalmente.

I falsi tecnici e i finti operatori - Sedicenti addetti del gas, dell’acqua, dell’elettricità o di altre società si presentano alla porta con la scusa di un controllo al contatore. Una volta entrati, possono distrarre la vittima e impossessarsi di denaro e oggetti preziosi. Lo stesso meccanismo può avvenire al telefono, con falsi operatori che chiedono dati personali o bancari per presunti rimborsi, aggiornamenti contrattuali o problemi sulla linea.

La “truffa della ballerina”: attenzione ai messaggi WhatsApp - Tra i raggiri più recenti c’è anche la cosiddetta “truffa della ballerina”, che utilizza WhatsApp e sfrutta la fiducia nei confronti di familiari e conoscenti. Un raggiro che solitamente avviene durante il periodo scolastico.  Il messaggio arriva apparentemente da una persona conosciuta e contiene una richiesta semplice: votare una bambina o una ragazza che partecipa a un concorso di danza e che potrebbe vincere una borsa di studio. Nel messaggio è presente un link. Il problema nasce quando la vittima clicca sul collegamento e inserisce il proprio numero di telefono e il codice ricevuto via SMS. In questo modo i truffatori possono riuscire a prendere il controllo dell’account WhatsApp. Una volta entrati nel profilo, utilizzano l’identità della vittima per contattare familiari e amici, riproporre lo stesso messaggio e, successivamente, avanzare richieste di denaro. 

L’imbroglio è particolarmente insidioso perché il messaggio può arrivare da un contatto già presente in rubrica: non è quindi sufficiente riconoscere il numero del mittente per considerarlo sicuro. Un caso ha recentemente coinvolto una donna di 70 anni nel Salento, che dopo aver cliccato sul link e inserito il codice ricevuto via SMS ha perso il controllo del proprio account. La regola è semplice: non cliccare sul link e non comunicare mai a nessuno i codici ricevuti via SMS, anche quando la richiesta sembra arrivare da una persona conosciuta.

Le truffe fuori casa - La distrazione al bancomat - Un finto passante si offre di aiutare l’anziano alle prese con lo sportello automatico, magari sostenendo che la macchina non funziona o che è necessario ripetere l’operazione. Mentre la vittima viene distratta, il malvivente può sottrarre il denaro o impossessarsi della carta e dei relativi dati.

La manomissione degli ATM - Alcuni raggiri possono prevedere l’alterazione dello sportello automatico attraverso dispositivi finalizzati a intercettare dati della carta o a trattenere temporaneamente il contante. In caso di comportamento anomalo dello sportello, è importante non accettare l’aiuto di sconosciuti e rivolgersi direttamente alla propria banca.

Le truffe sentimentali online - Anche internet può diventare il terreno per raggiri che durano settimane o mesi. Nelle cosiddette “love scam”, il truffatore costruisce una relazione sentimentale attraverso social network o app di incontri, conquista progressivamente la fiducia della vittima e, una volta consolidato il rapporto, introduce richieste di denaro legate a presunte emergenze, problemi di salute, viaggi o difficoltà economiche.

Il decalogo per difendersi

1)  Ricordare che le Forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere problemi giudiziari o evitare l’arresto di un familiare.

2)  Non fidarsi del numero visualizzato sul telefono: può essere falsificato attraverso tecniche di spoofing.

3)  In caso di telefonata sospetta, interrompere la conversazione e contattare autonomamente il familiare interessato o le Forze dell’ordine.

4)  Non aprire la porta agli sconosciuti, anche se dichiarano di essere tecnici, funzionari pubblici o appartenenti alle Forze dell’ordine.

5)  Non consegnare mai denaro, gioielli o carte di pagamento a persone che si presentano a casa a seguito di una telefonata.

6)  Non dire il nome dei propri familiari a chi telefona ponendo domande come “indovina chi sono?”: chiedere sempre direttamente chi parla.

7)  Non cliccare su link sospetti ricevuti via WhatsApp, anche se provengono apparentemente da un contatto conosciuto.

8)  Non comunicare mai codici ricevuti via SMS o codici di accesso a WhatsApp.

9)  Prima di effettuare qualsiasi pagamento o consegna di denaro, chiamare un familiare o una persona di fiducia e verificare la situazione.

10)   Segnalare immediatamente ogni tentativo di truffa al 1-1-2, anche quando il raggiro non è andato a buon fine: una segnalazione tempestiva può essere fondamentale per prevenire altri episodi e per le attività investigative.

Truffe agli anziani, un’analisi di un fenomeno sempre più organizzato: telefonisti, “corrieri” e trasferte per colpire le vittime - Dai finti nipoti ai falsi carabinieri e avvocati: le recenti operazioni dei Carabinieri raccontano un sistema basato sulla manipolazione psicologica degli anziani e, in alcuni casi, su una vera e propria organizzazione dei ruoli. Dal primo giugno ad oggi i carabinieri di Napoli hanno arrestato 17 persone per diverse truffe e questo permette un’analisi oggettiva del fenomeno. Non è più soltanto la vecchia truffa del “finto nipote”. Le vicende raccolte negli ultimi mesi restituiscono un fenomeno articolato, nel quale le telefonate rappresentano soltanto il primo passaggio di un meccanismo più complesso.

Il copione cambia nei dettagli, ma resta fondato sulla stessa leva: la paura per un familiare. Un figlio arrestato, un nipote coinvolto in un incidente, un debito da pagare o una vicenda giudiziaria da risolvere. Al telefono si presentano falsi carabinieri, avvocati, nipoti o altri familiari. Alla vittima viene chiesto di procurarsi rapidamente denaro, gioielli o altri oggetti di valore. In diversi casi documentati, la telefonata è soltanto l’inizio. A Sorrento, le indagini hanno ricostruito un sistema nel quale un telefonista contatta la potenziale vittima mentre un complice si muove verso l’abitazione per ritirare il bottino. In un’altra operazione, a Quarto, i Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio call center: sequestrati 17 telefoni cellulari, un computer portatile e 101 SIM telefoniche. I militari hanno documentato sette tentativi di frode in corso, oltre a una truffa già consumata ai danni di un’anziana, per 18mila euro. 

Dalla telefonata alla porta di casa. Il meccanismo è particolarmente insidioso perché mantiene la vittima costantemente sotto pressione. A Piano di Sorrento, una 81enne, convinta che il figlio fosse stato arrestato, ha raccolto 1.200 euro e ha raggiunto Napoli in treno per consegnarli a quello che credeva essere un avvocato incaricato di risolvere la situazione. L’intervento dei Carabinieri ha permesso di fermare il presunto truffatore prima che si allontanasse con il denaro.

In altri casi il bottino è composto anche da gioielli, spesso dal valore affettivo prima ancora che economico. A Sant’Agnello, una 88enne è stata convinta a consegnare 500 euro e preziosi per un valore stimato tra 12 e 15mila euro, tra cui una fede matrimoniale con incisa la data del cinquantesimo anniversario. 

A Piano di Sorrento, invece, una 86enne ha consegnato 5mila euro e diversi gioielli a un uomo travestito da donna, convinta di trovarsi davanti alla persona incaricata di recuperare il denaro per il figlio. La refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima. 

Le “trasferte” sulle isole - Il fenomeno interessa anche le isole, dove i carabinieri hanno documentato episodi che mostrano una pianificazione delle attività. A Ischia, due minorenni sono stati denunciati prima che potessero portare a termine una truffa. Nei loro telefoni erano presenti indirizzi e punti di interesse salvati su Google Maps; avevano inoltre con sé una placca e un tesserino falsi della Polizia di Stato. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, una vittima di 85 anni aveva già preparato circa 6mila euro in attesa dell’incaricato al ritiro. 

A Procida, invece, un 32enne è stato arrestato dopo una truffa da circa 8mila euro più gioielli ai danni di una 81enne. L’uomo avrebbe poi tentato di confondersi tra i turisti cambiandosi d’abito. Gli accertamenti hanno inoltre consentito di collegarlo a una truffa avvenuta il giorno precedente a Capri. 

In alcuni episodi il meccanismo è degenerato in violenza. A Ischia, una coppia di anziani, lei 80enne e il marito 93enne, è stata convinta a consegnare un pacco contenente 15mila euro. Quando i due hanno chiesto spiegazioni, il truffatore ha strappato il pacco dalle mani della donna e ha scaraventato a terra il marito, intervenuto per difenderla. Il giovane è stato successivamente bloccato dai Carabinieri e il denaro restituito ai proprietari. 

La prevenzione può spezzare il copione - Accanto agli arresti e alle denunce, c’è anche l’importanza della prevenzione.

A Sant’Antimo, una 74enne non ha consegnato i 1.900 euro richiesti perché conosceva le modalità utilizzate dai truffatori grazie alle campagne di sensibilizzazione. 

A Sorrento, invece, una figlia ha intuito la truffa, ha finto di essere la madre anziana e ha registrato la conversazione con il truffatore, fornendo agli investigatori un elemento utile per ricostruire il meccanismo. 

Il messaggio che emerge dalle indagini è quindi chiaro: la conoscenza del fenomeno e il coinvolgimento immediato dei familiari possono fare la differenza. Una telefonata inattesa, soprattutto quando viene utilizzata per creare paura e chiedere denaro con urgenza, deve essere verificata senza seguire le indicazioni dell’interlocutore.

Le recenti operazioni mostrano un fenomeno che continua a essere combattuto quotidianamente dalle forze dell’ordine, ma anche quanto sia fondamentale non lasciare soli gli anziani e continuare a informare le potenziali vittime sui meccanismi utilizzati dai truffatori.



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