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Femminicidi, Pecoraro: "Il patriarcato non è sconfitto. Lo dimostra la realtà"
Comunicato Stampa
20 agosto 2026 15:48
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NAPOLI. Sono cinque le donne uccise tra il 15 e il 18 agosto. L’Osservatorio nazionale di Non Una Di Meno - nel suo aggiornamento dell’8 agosto 2026 - registrava già 40 femminicidi, almeno 79 tentati femminicidi e ulteriori casi di violenza letale ancora in fase di accertamento. Un quadro che restituisce la dimensione strutturale di un fenomeno che non può essere affrontato soltanto come un’emergenza. "C’è ancora chi sostiene che il patriarcato sia stato sconfitto, che non esista più e che appartenga a un passato ormai superato. Io penso che sia sufficiente guardare la realtà per capire quanto questa narrazione sia distante dalla vita concreta delle donne. Il controllo, il possesso, la sopraffazione e la negazione della libertà sono ancora presenti nella nostra società e, nei casi più estremi, possono trasformarsi in violenza e morte". A dirlo è Claudia Pecoraro, Assessora alle Pari Opportunità della Regione Campania, che richiama il dibattito pubblico nazionale alla necessità di affrontare la violenza di genere non soltanto dopo che è stata consumata, ma intervenendo sulle condizioni culturali e sociali che la rendono possibile.

 

"La Regione Campania farà sempre la propria parte. Ma questa battaglia non può essere lasciata soltanto alle istituzioni regionali. Mi rivolgo a tutte le amministratrici e a tutti gli amministratori: abbiamo il dovere di costruire città sicure, attraversabili e vivibili per tutte e tutti, in ogni quartiere e a ogni ora. Le Pari Opportunità non possono essere una delega secondaria né una politica da affrontare separatamente: devono essere trasversali a ogni scelta politica e amministrativa, dall’urbanistica alla mobilità, dai servizi sociali alle politiche abitative, dall’educazione alla sicurezza".

 

Questo si traduce in centri antiviolenza adeguatamente finanziati, servizi territoriali forti, personale formato, protezione per chi denuncia, autonomia economica e abitativa e una prevenzione capace di intervenire prima che la violenza diventi irreversibile. Al centro deve esserci anche la cultura. Educazione sessuo-affettiva, consenso, rispetto dei confini, libertà e capacità di riconoscere la violenza devono entrare stabilmente nei percorsi educativi. Non possiamo pretendere di cambiare la società senza mettere in discussione i modelli culturali attraverso i quali bambine, bambini, ragazze e ragazzi imparano a vivere le proprie relazioni. "Non possiamo aspettare la prossima vittima per tornare a indignarci. Dobbiamo fare rumore, pretendere risposte e costruire comunità nelle quali nessuna donna venga lasciata sola. La libertà non si concede. Si difende. Si garantisce. Si rivendica. E questa battaglia la dobbiamo combattere insieme".



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