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Altavilla Silentina, Fernando Mangone rende omaggio al crooner Angelo Grey
Comunicato Stampa
25 agosto 2026 14:26
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ALTAVILLA SILENTINA. Prima ancora di intraprendere la lunga e straordinaria carriera che lo avrebbe portato sui palchi d’Italia e d’Europa, Angelo Peduto, in arte Angelo Grey, fu protagonista della nascita di uno dei primi gruppi musicali formati ad Altavilla Silentina negli anni Sessanta. Il gruppo, composto da quattro musicisti e un cantante, si chiamava probabilmente “I Furgi”, nome che veniva scritto in inglese, anche se oggi non se ne ricorda con certezza l’esatta grafia. La formazione vedeva Alfonso Caramante alle tastiere, Andrea Costa alla chitarra, Elio Letteriello al basso, Luigi Di Vernieri al sax, Luigi Mangone alla batteria e Angelo Peduto alla voce. Fu una delle prime esperienze musicali che contribuirono a far crescere e maturare la passione di Angelo per il canto e per il palcoscenico, segnando un importante capitolo della storia musicale di Altavilla Silentina. L’artista Fernando Mangone celebra il suo compaesano Angelo Grey, nome d’arte di Angelo Peduto, protagonista di una straordinaria carriera musicale iniziata negli anni Cinquanta e vissuta accanto ai più grandi interpreti della canzone italiana. Un omaggio sentito a un artista che, con talento, sacrificio e passione, ha dato lustro ad Altavilla Silentina ben oltre i confini della Campania. C’è un filo invisibile che unisce la pittura alla musica, il colore alla melodia, la tela alla voce. È il filo delle radici, dell’appartenenza e della memoria. Per questo Fernando Mangone, pittore delle aree interne e artista profondamente legato alla propria terra, ha scelto di rendere omaggio a una delle figure più rappresentative della storia musicale altavillese. Angelo Grey, nato ad Altavilla Silentina nel 1938, è uno di quegli artisti che hanno vissuto il palcoscenico come una vera missione. Da ragazzo canticchiava tra le vie del paese e animava matrimoni e feste popolari con il gruppo “I Ragazzi di Altavilla”. A soli quindici anni lasciò la sua terra per Bologna, dove lavorava presso un ortolano e, contemporaneamente, coltivava il sogno della musica studiando canto con la maestra Ada Scaglione, la stessa insegnante che avrebbe formato anche Gianni Morandi. La svolta arrivò quasi per caso. Partecipò a un concorso canoro per dilettanti esibendosi nel repertorio di Renato Carosone. Tra il pubblico era presente un impresario che, colpito dalla sua interpretazione, gli consegnò il proprio biglietto da visita invitandolo a un’audizione. Pochi giorni dopo ricevette una lettera di presentazione che lo portò a Prato, dove entrò in orchestra e diede ufficialmente inizio a una carriera destinata a durare oltre mezzo secolo. Da quel momento Angelo Grey divenne una presenza costante nelle grandi orchestre italiane, nelle balere, nelle Feste dell’Unità e nei teatri popolari. Condivise il palco con Nilla Pizzi, Luciano Taioli, Giorgio Consolini, Giorgio Gaber e con una giovanissima Milva, quando ancora si presentava con il nome di Sabrina Biolcati. Nel 1969 entrò nell’Orchestra D’Auria di Salerno accanto a Bruno Venturini, inaugurando una delle stagioni più intense della sua attività artistica. La sua voce elegante e vellutata lo portò ad esibirsi con Claudio Villa, Bobby Solo, Don Backy, Mango, Gli Stadio, Mario Merola, Giacomo Rondinella, Mario Da Vinci, Tony Santagata, Gianni Nazzaro e Lara Saint Paul, oltre a numerosi protagonisti della canzone melodica e napoletana. Memorabili anche le serate con Zucchero a Tropea e l’apertura del concerto di Riccardo Cocciante in Calabria. In appena cinque mesi arrivò a sostenere oltre cento spettacoli, mentre le tournée in Germania e Olanda consacrarono definitivamente il suo profilo internazionale. Fernando Mangone riconosce in Angelo Grey il simbolo di una generazione che ha saputo trasformare il talento in riscatto, senza mai dimenticare le proprie origini. Due artisti, due linguaggi diversi, ma la stessa appartenenza a una terra ricca di cultura, sensibilità e creatività.

“Angelo Grey -continua Mangone- è una delle voci più autentiche che Altavilla Silentina abbia mai espresso. La sua carriera racconta il coraggio di partire, la dignità del lavoro e la forza dell’arte come linguaggio universale. Con questo omaggio desidero restituire alla nostra comunità la memoria di un artista che ha dato prestigio al nostro paese con eleganza, umiltà e straordinaria passione”.

“Quando penso ad Angelo Grey penso prima di tutto ad Altavilla, alla nostra terra e a quella generazione di uomini e donne che hanno saputo partire con pochi mezzi e costruire, attraverso il proprio talento, una storia importante. Angelo ha portato il nome di Altavilla sui palchi, nelle orchestre, nelle piazze e anche oltre i confini italiani. La sua è una storia che merita di essere raccontata e custodita, perché dentro la sua voce c’è anche un pezzo della nostra memoria. Rendere omaggio a lui significa rendere omaggio alle nostre radici, a quella straordinaria energia che appartiene alla nostra gente e che, attraverso l’arte, continua ancora oggi a parlare” -conclude Mangone-.



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