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Francesco Mastrogiovanni e Ivan Russo: due chef che scelgono il Cilento come campo base per le proprie eccellenze
Comunicato Stampa
05 settembre 2026 15:37
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CILENTO. "Sono partito dal Cilento, ma ogni viaggio mi ha riportato qui": così esordisce Francesco Mastrogiovanni, chef originario di Omignano (SA), nel Cilento, il quale, dopo un peregrinare che lo ha visto lavorare in giro per il mondo fra Senegal, Danimarca e Svizzera, ha deciso di tornare alla sua terra di origine.

“Il Cilento è sempre stato il punto di partenza della mia cucina. Anche quando ho scelto di andare via, di conoscere altre realtà e di confrontarmi con culture gastronomiche lontane, ho continuato a portare con me la memoria dei sapori, dei profumi e delle tradizioni con cui sono cresciuto. Le esperienze in Senegal, Danimarca e Svizzera mi hanno dato la possibilità di vedere la cucina da prospettive completamente diverse. Ho imparato nuove tecniche, conosciuto ingredienti e abitudini differenti e, soprattutto, ho capito quanto sia importante avere una propria identità. Paradossalmente, è stato proprio viaggiando che ho riscoperto ancora di più il valore della mia terra. Tornare in Cilento per me significa ripartire da quello che conosco meglio, ma senza fermarmi alla tradizione. Significa prendere la nostra memoria gastronomica e provare a raccontarla in maniera nuova, con quello che ho imparato lungo il percorso. Credo che la cucina debba evolversi senza perdere le proprie radici. Per questo oggi cerco di creare piatti che abbiano il sapore del Cilento, ma che sappiano anche parlare un linguaggio contemporaneo. Sono tornato perché qui sento di avere ancora qualcosa da raccontare. E perché penso che, dopo aver visto il mondo, il modo più autentico per raccontare la propria terra sia guardarla con occhi nuovi”.

Percorso simile quello di Ivan Russo, anche lui chef cilentano originario di Giungano, il quale aggiunge “Tornare nel Cilento non è stato un passo indietro, ma una scelta precisa. Ho avuto la fortuna di viaggiare, lavorare in cucine importanti e confrontarmi con mondi gastronomici molto diversi. Parigi, Dubai e le esperienze maturate nelle cucine di Robuchon mi hanno insegnato tantissimo: disciplina, tecnica, precisione e, soprattutto, il rispetto assoluto per la materia prima. Ma più mi allontanavo, più mi rendevo conto di quanto il Cilento fosse rimasto dentro di me. Dopo tanti anni trascorsi fuori, ho sentito il bisogno di tornare alle mie radici e di ritrovare un rapporto più diretto con il territorio, con i suoi prodotti, le sue stagioni e i suoi ritmi. Il Cilento ha una ricchezza straordinaria, spesso nascosta nella semplicità delle sue materie prime. Tornare qui significa per me mettere tutto quello che ho imparato nel mondo al servizio di un luogo che conosco e che sento profondamente mio. Per questo oggi cerco di creare piatti che abbiano il sapore del Cilento, ma che sappiano anche parlare un linguaggio contemporaneo. Sono tornato perché qui sento di avere ancora qualcosa da raccontare. E perché penso che, dopo aver visto il mondo, il modo più autentico per raccontare la propria terra sia guardarla con occhi nuovi. Oggi non cerco di portare il mondo nel Cilento, ma di raccontare il Cilento attraverso gli occhi e le tecniche che ho acquisito viaggiando. È proprio questo incontro che mi interessa: la cucina che incontra la semplicità del territorio, la tecnica che non deve coprire la materia prima, ma valorizzarla. E la vigna rappresenta perfettamente questa nuova fase del mio percorso. Qui la cucina può diventare più essenziale, più vera e, soprattutto, può tornare a essere parte di un’esperienza: il vino, il cibo, la terra e le persone che li vivono”.



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