Rubriche
L'OPINIONE
L'OPINIONE
De Rosa: "Senza autonomia energetica non c’è libertà: nucleare primo passo necessario"
Comunicato Stampa
25 settembre 2026 09:02
Eye
  426

SALERNO. Il Cavaliere Domenico De Rosa sul ritorno dell’Italia al nucleare: "Serve finalmente una politica energetica che restituisca al Paese capacità di scelta. Il nucleare di nuova generazione deve entrare nel nostro mix, insieme alle rinnovabili, al gas, ai biocarburanti, agli accumuli e alle nuove tecnologie. Nessuna fonte può bastare da sola". Il via libera definitivo del Senato alla legge delega sull’energia nucleare sostenibile riapre per l’Italia una strada sostanzialmente chiusa da quasi quarant’anni. Il 23 settembre Palazzo Madama ha approvato il provvedimento con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni. Ora la partita si sposta sui decreti attuativi e sulla costruzione del nuovo quadro normativo. 

Cavaliere De Rosa, l’Italia riapre la strada al nucleare. Come giudica questa decisione? "La considero un primo passo necessario. Per troppo tempo abbiamo affrontato la questione energetica pensando alle singole fonti, mentre il vero tema è l’autonomia del Paese. L’Italia è una grande economia industriale. Ha bisogno di energia disponibile, affidabile e a costi che consentano alle imprese di competere. Riaprire la possibilità nucleare significa aggiungere una tecnologia importante alle opzioni che il Paese può utilizzare nei prossimi decenni. Non significa pensare che da domani avremo nuove centrali. Significa smettere di escludere a priori una tecnologia che può contribuire alla sicurezza energetica italiana".

Lei lega spesso autonomia energetica e libertà. Perché? "Perché senza autonomia energetica non c’è piena libertà economica. Un Paese che dipende in misura eccessiva dall’estero per alimentare le proprie industrie, i trasporti e le famiglie espone inevitabilmente una parte della propria capacità di scelta a decisioni che vengono prese altrove. Lo abbiamo visto ogni volta che una crisi geopolitica ha interrotto le forniture o fatto aumentare rapidamente il costo delle materie prime. Autonomia non significa autarchia. Significa poter scegliere. Significa avere più fonti, più infrastrutture e una capacità produttiva sufficientemente diversificata da non dipendere da una sola tecnologia, da un solo combustibile o da pochi Paesi fornitori".

Il nucleare può quindi diventare uno degli strumenti dell’autonomia italiana? "Sì, questa è la mia posizione. Il nucleare ha il vantaggio di essere una fonte a basse emissioni capace di produrre energia in maniera programmabile. Può quindi affiancare fonti come solare ed eolico, che hanno caratteristiche differenti. Anche l’Agenzia internazionale dell’energia indica il nucleare, nei Paesi che decidono di utilizzarlo, come una tecnologia in grado di contribuire alla sicurezza energetica e di integrare sistemi nei quali cresce la quota delle rinnovabili. Il punto per me è proprio questo. Non dobbiamo scegliere tra nucleare e rinnovabili. Dobbiamo costruire un sistema nel quale possano lavorare insieme".

È favorevole quindi a un ritorno rapido al nucleare? "Sono favorevole a procedere rapidamente nella costruzione delle condizioni normative, tecniche e industriali che permettano all’Italia di utilizzare il nucleare di nuova generazione quando le tecnologie e i progetti saranno maturi. Rapidità però non significa superficialità. Parliamo di una materia nella quale sicurezza, controlli, gestione dei rifiuti, localizzazione degli impianti e sostenibilità economica devono essere affrontati con il massimo rigore. Quello che non possiamo permetterci è approvare una legge e impiegare poi dieci anni per trasformarla in qualcosa di concretamente applicabile".

Lei parla di nucleare pulito e sicuro. Non teme che questa definizione possa semplificare troppo un tema complesso? "La definizione corretta, dal punto di vista tecnico, è quella di una fonte a basse emissioni. Quando parlo di nucleare sicuro mi riferisco alla necessità di utilizzare tecnologie moderne, sistemi di sicurezza avanzati e controlli rigorosi e indipendenti. La sicurezza non deve mai essere considerata acquisita. Deve essere costruita attraverso progettazione, tecnologia, manutenzione, formazione e qualità delle istituzioni chiamate a controllare gli impianti. Essere favorevoli al nucleare significa anche essere estremamente esigenti su questi aspetti".

C’è chi sostiene che investire nel nucleare possa togliere risorse alle rinnovabili. Lei come vede questa contrapposizione? "Non la condivido. Secondo me dobbiamo accelerare sulle rinnovabili e contemporaneamente costruire le condizioni per sviluppare il nucleare. Dobbiamo investire nel fotovoltaico e nell’eolico, potenziare le reti e gli accumuli, utilizzare il gas durante la transizione, sviluppare biometano e biocarburanti e continuare la ricerca sulle tecnologie che nei prossimi anni potranno diventare industrialmente competitive. A questo insieme dobbiamo aggiungere il nucleare. La mia idea rimane quella di una pluralità delle fonti. Nessuna tecnologia, presa singolarmente, può garantire tutto ciò di cui un sistema industriale complesso ha bisogno".

Perché considera l’autonomia energetica così importante per la competitività dell’industria italiana? "Perché l’energia entra direttamente o indirettamente praticamente in tutto ciò che produciamo. Chi opera nell’industria e nella logistica lo vede ogni giorno. Acciaio, vetro, automotive, chimica, manifattura e trasporti risentono direttamente dei costi energetici. Se un’impresa italiana deve sostenere strutturalmente costi maggiori rispetto ai concorrenti internazionali, il problema prima o poi si trasferisce sugli investimenti, sull’occupazione e sulla capacità di mantenere le produzioni in Italia. Per questo considero la politica energetica parte integrante della politica industriale".

Nel PNIEC è stato analizzato uno scenario nel quale il nucleare avrebbe un peso rilevante nel sistema italiano del futuro. È una prospettiva concreta? "Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima analizza uno scenario nel quale il nucleare potrebbe arrivare nel 2050 a circa 16 gigawatt di capacità e coprire intorno al 22 per cento della richiesta nazionale di energia elettrica. È importante precisare che si tratta di uno scenario di analisi, non di centrali già decise o finanziate. Personalmente non partirei dalla percentuale finale. Partirei dalle condizioni necessarie per rendere possibile quella scelta. Regole, competenze, sicurezza, tecnologie, investimenti e capacità industriale vengono prima dei numeri.

Gli Small Modular Reactor possono essere adatti all’Italia? "Sono una tecnologia che dobbiamo seguire con grande attenzione. La possibilità di utilizzare reattori più piccoli e modulari può cambiare alcuni elementi economici e industriali rispetto alle grandi centrali tradizionali. Ma dobbiamo evitare di presentare oggi come risolto ciò che deve ancora dimostrare pienamente la propria competitività su larga scala. Anche l’Agenzia internazionale dell’energia dedica grande attenzione agli SMR, ma richiama allo stesso tempo la necessità di affrontare costi, finanziamenti, tempi di realizzazione e sviluppo industriale. Dobbiamo seguire l’evoluzione tecnologica e farci trovare pronti".

Che ruolo dovrebbe avere l’industria italiana? "Non vorrei vedere l’Italia limitarsi, tra qualche anno, ad acquistare tecnologie sviluppate interamente altrove. Abbiamo competenze molto forti nell’ingegneria, nella meccanica, nell’impiantistica, nell’automazione e nella componentistica. Se il nucleare entrerà realmente nel nostro sistema energetico, dobbiamo lavorare fin da ora per costruire una filiera italiana, investendo anche nella formazione delle competenze che saranno necessarie. Altrimenti rischiamo un paradosso. Ridurre una dipendenza energetica e creare contemporaneamente una nuova dipendenza tecnologica".

Quale modello energetico immagina quindi per l’Italia? "Un modello molto più diversificato. Più rinnovabili, reti più moderne, maggiore capacità di accumulo, utilizzo intelligente del gas nella fase di transizione, sviluppo dei biocarburanti e del biometano e una componente nucleare programmabile a basse emissioni. Non credo nelle guerre ideologiche tra tecnologie. Ogni fonte deve essere valutata per quello che può realmente offrire in termini di disponibilità, sicurezza, costi e impatto ambientale. La forza di un sistema energetico sta anche nella capacità di avere alternative".

Qual è allora l’obiettivo finale? "Rendere l’Italia più autonoma e quindi più libera. Libera di produrre senza essere eccessivamente esposta alle importazioni. Libera di programmare investimenti industriali con maggiore certezza. Libera di affrontare una crisi internazionale senza vedere immediatamente trasformarsi un problema geopolitico in un problema energetico ed economico nazionale. Il nucleare da solo non risolverà la questione energetica italiana. Pensarlo sarebbe un errore. Ma sarebbe altrettanto sbagliato rinunciare per principio a una tecnologia che può contribuire alla diversificazione del nostro sistema. Dobbiamo sviluppare insieme tutte le fonti che possono rendere il Paese più competitivo e meno dipendente. Perché l’autonomia energetica non riguarda soltanto quanto paghiamo l’energia. Riguarda quanto siamo liberi di decidere il nostro futuro".



Logo stiletvhd canale78
Immagine app 78
SCARICA
L’APP