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DAL 18 OTTOBRE
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Musica, cantautore cilentano Katire torna con il brano 'Cercami'
Comunicato Stampa
02 ottobre 2026 09:14
Eye
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CILENTO. C'è un Katire che non abbiamo mai conosciuto, o meglio, che lui non ci aveva mai permesso di conoscere. Nel suo nuovo singolo - di prossima pubblicazione - Katire mette da parte il disincanto, la distanza ironica, la corazza del cantautore che osserva il mondo da fuori. Per la prima volta entra nella sua sfera emozionale più intima e lo fa con una dichiarazione d'amore semplice, discorsiva, dal linguaggio appassionato. Senza ammennicoli. È la cronaca di un incontro fugace, probabilmente avvenuto in una delle isole spagnole dove spesso si rifugia per scrivere e sottrarsi al rumore. Un ascensore in cristallo che comincia la sua scalata. Lei intenta a ritoccare il trucco. Lui bloccato da persone e circostanze che non gli hanno consentito di fermarla. Uno sguardo fatale, durato un secondo. Poi più nulla. Mai più rivista da allora. L'ha cercata in lungo e in largo per l'isola, senza risultato e da quella assenza nasce questa canzone. È la speranza che sia lei a trovarlo. Questo ribalta completamente il canone della love song.

LE SCELTE DI ARRANGIAMENTO DOVE SI NASCONDE IL VERO KATIRE

Musicalmente è un brano spiazzante per chi conosce Katire e rivelatorio per chi lo sta scoprendo. Tutto parte da un'idea precisa: la stanchezza. Per restituirla, la scelta di un pianoforte dal suono vecchio e distante. Non un piano patinato da studio, ma un piano che sembra aver viaggiato, che ha perso brillantezza. È il suono della ricerca vana, del girare a vuoto per l'isola. Su questa stanchezza pianistica si innesta l'idea del violino dal suono ballade irlandese. Malinconico, vagabondo, sospeso. È l'unico strumento che poteva sposare al meglio l'idea del testo: la solitudine in un luogo bellissimo. Poi l'apertura: archi compatti, romantici e descrittivi. È qui che conosciamo un lato del cantautore fin qui mai conosciuto. Un Katire lirico, che non ha paura di essere sentimentale. Per non cedere completamente nel mieloso, arriva un sax dirompente, in un breve accenno. Un graffio necessario. 

È il Katire che conosciamo che dice: "Sì, lei mi ha colpito, ma non sono diventato un altro". La ritmica, con carattere e determinazione, impone un ritmo incalzante con break sempre diversi e stilosi. Incalza come il battito di chi non si rassegna. E poi c'è il basso. La firma di Katire. Anche in una song d'amore non suona un basso d'amore. Ricama e discute, contrappunta, quasi litiga con la melodia. Come se non stesse suonando in una song d'amore. Ed è questo il suo genio. Infine, l'intro. Risulta criptica ad un primo ascolto, volutamente enigmatica. Poi, arrivati alla prima strofa, diventa tutto chiaro: è il richiamo diretto ad un fraseggio pianistico che tornerà dopo. Un indizio lasciato lì, come quell'ascensore di cristallo. È una canzone che non chiede di essere capita subito. Chiede di essere ritrovata. Esattamente come lei.

Segreteria organizzativa e management: Milena Ranieri: uselezioni@gmail.com

 



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