CAPACCIO PAESTUM. Il Cavaliere Domenico De Rosa traccia un bilancio dei primi 6 mesi nel Consiglio di Amministrazione dei Parchi Archeologici di Paestum e Velia. "Poche occasioni di confronto e un’attività prevalentemente concentrata sugli adempimenti amministrativi. Vorrei un Consiglio più vitale, capace di discutere programmi, investimenti e prospettive di sviluppo. Il mio sogno? Paestum e Velia capitali della cultura".
Cavaliere De Rosa, lei sogna Paestum e Velia come capitali della cultura. Qual è la sua visione? "Credo che Paestum e Velia abbiano tutte le condizioni per diventare riferimenti culturali di livello internazionale. Abbiamo un patrimonio straordinario, ma occorre una visione capace di unire ricerca, tutela, investimenti e partecipazione. Vorrei che questi luoghi fossero sempre più centri vivi di cultura, capaci di attrarre visitatori, studiosi e nuove energie. È un’ambizione alla quale vorrei contribuire concretamente".
Sono trascorsi circa 6 mesi dalla sua nomina nel Consiglio di amministrazione. Qual è il bilancio? "Mi aspettavo un Consiglio più vitale e maggiormente coinvolto. Le occasioni di confronto sono state francamente troppo poche per un’istituzione di questa rilevanza. Ho avuto la sensazione che l’attività del Consiglio sia stata prevalentemente concentrata sugli adempimenti amministrativi e contabili. Ritengo invece che dovremmo avere maggiori opportunità per conoscere i programmi, discutere gli investimenti e approfondire le prospettive dei Parchi. Un Consiglio di amministrazione dovrebbe poter contribuire alle scelte, non limitarsi a prenderne atto".
Che cosa manca, concretamente, nel funzionamento del Consiglio? "Vorrei una maggiore condivisione delle attività in corso e delle scelte future. Mi piacerebbe conoscere periodicamente lo stato di avanzamento dei lavori, i risultati raggiunti, le eventuali difficoltà e gli interventi programmati. Non credo che il contributo di un consigliere debba e possa esaurirsi nell’esame e nell’approvazione di documenti amministrativi. Il Consiglio dovrebbe essere un luogo di confronto nel quale ciascuno possa mettere a disposizione le proprie competenze e contribuire alla definizione degli indirizzi. È una questione di metodo, ma anche di responsabilità istituzionale".
Ha cercato di portare un contributo personale? "Sì, attraverso comunicazioni formali alla Direzione. Ho chiesto, tra le altre cose, una maggiore attenzione al monitoraggio dei flussi di visitatori e dei risultati della biglietteria. Ritengo che conoscere l’andamento delle attività sia essenziale per valutare le prospettive dei Parchi. Mi piacerebbe che questo metodo fosse esteso anche ai progetti culturali, agli investimenti e agli interventi di valorizzazione. Sono convinto che una conoscenza più approfondita delle attività consentirebbe al Consiglio di offrire un contributo più utile".
È intervenuto anche sulla questione dell’anfiteatro romano di Paestum. Che cosa ha chiesto, nello specifico? "Ho formalmente chiesto alla Direzione un approfondimento sulle prospettive di ricerca e valorizzazione dell’anfiteatro romano. È un monumento di straordinaria importanza, sul quale ritengo utile mantenere alta l’attenzione scientifica e culturale. Naturalmente ogni valutazione deve essere affidata alle competenze specialistiche, ma credo che il Consiglio debba poter conoscere le prospettive degli interventi e contribuire al confronto sulle priorità. Paestum conserva ancora un patrimonio di conoscenze e di opportunità che merita di essere approfondito con grande attenzione".
Le sue parole rappresentano una critica alla Direzione? "Non intendo alimentare contrapposizioni personali. Ho grande rispetto per le competenze della Direzione e per il lavoro dei professionisti dei Parchi. La mia riflessione riguarda il metodo e il funzionamento del Consiglio. Credo che una maggiore condivisione delle informazioni e un confronto più frequente possano rafforzare l’attività dell’istituzione, nel pieno rispetto delle responsabilità di ciascuno. Non chiedo di interferire nella gestione, ma di poter esercitare pienamente il ruolo che mi è stato affidato".
Lei proviene dal mondo dell’impresa. È questo che influenza la sua valutazione? "Certamente la mia esperienza professionale influenza il modo in cui interpreto un incarico. Sono abituato a conoscere i processi, valutare gli investimenti, verificare lo stato dei progetti e misurare i risultati. So bene che un’istituzione culturale ha finalità diverse da quelle di un’impresa, ma ritengo che il confronto e la conoscenza siano fondamentali in qualsiasi organizzazione. Non pretendo di trasferire modelli aziendali nella gestione del patrimonio archeologico. Vorrei semplicemente contribuire con l’esperienza che ho maturato, nella convinzione che competenze differenti possano arricchire il lavoro di un organo collegiale".
Che cosa auspica per i prossimi mesi? "Un cambio di passo. Vorrei riunioni più frequenti, occasioni di approfondimento sui programmi e un maggiore coinvolgimento nelle prospettive di sviluppo dei Parchi. Sarebbe utile dedicare momenti specifici ai progetti in corso, alle attività di ricerca, agli interventi di valorizzazione e alle opportunità future. Paestum e Velia meritano una visione ambiziosa e credo che il Consiglio possa contribuire a costruirla. Mi piacerebbe che diventasse una sede di confronto continuativo, nella quale discutere anche nuove idee e iniziative per il territorio".
Dopo questo primo semestre, si sente deluso? "Direi che mi aspettavo maggiori occasioni per contribuire. Ho accettato questo incarico per spirito di servizio e per il legame profondo che ho con il territorio, non per aggiungere un titolo al mio percorso personale. Quello che mi interessa è poter offrire un contributo concreto. Non vorrei arrivare alla fine del mandato avendo soltanto partecipato a qualche riunione e approvato documenti amministrativi. Da cittadino di Paestum, prima ancora che da consigliere, vorrei aver contribuito a qualche scelta concreta per Paestum e Velia. Il mio sogno è che questi due straordinari luoghi diventino sempre più protagonisti della vita culturale italiana e internazionale. Vorrei che il Consiglio di amministrazione fosse parte attiva di questo percorso, con la capacità di discutere, proporre e contribuire alle decisioni. Perché il valore di un incarico istituzionale non si misura dalle riunioni alle quali si partecipa, ma dal contributo che si riesce a lasciare".