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Caro carburante, De Rosa: "Importante risposta del Governo ma non si doveva arrivare ai blocchi"
Comunicato Stampa
23 ottobre 2026 08:16
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SALERNO. Il Cavaliere Domenico De Rosa, amministratore delegato del Gruppo SMET ed esperto di economia, trasporti e logistica, analizza le misure del Consiglio dei Ministri e le proteste che hanno attraversato il Mezzogiorno: "Riconosco al ministro Salvini di aver dato risposte concrete. Resta il rammarico per un disagio che non è stato intercettato in tempo e che ha coinvolto realtà ben oltre l’autotrasporto. Le divisioni della rappresentanza sono un problema che non possiamo più ignorare" afferma il noto imprenditore salernitano.

Cavaliere De Rosa, come valuta le decisioni del Consiglio dei Ministri? "Le considero una risposta importante, che va riconosciuta con obiettività. Il Governo ha assunto decisioni concrete, mettendo in campo risorse e strumenti che possono alleviare le difficoltà delle imprese. Al ministro Salvini riconosco di aver anticipato il confronto e di aver ascoltato anche rappresentanze esterne alle organizzazioni tradizionali. È un segnale di attenzione che considero positivo. Tuttavia, da imprenditore e da osservatore delle dinamiche economiche del Paese, ritengo che sarebbe riduttivo fermarsi alla valutazione del decreto. Quello che è accaduto in questi giorni merita una riflessione molto più profonda".

A che cosa si riferisce? "Sono sinceramente rammaricato che un malessere così diffuso sia dovuto esplodere attraverso blocchi stradali, tensioni e interruzioni delle attività economiche prima di trovare un ascolto adeguato. Il problema del gasolio era noto, così come erano conosciute le difficoltà di migliaia di piccole imprese. Eppure, a un certo punto, quel disagio è uscito dai normali canali di rappresentanza e ha trovato espressione nei territori. È questo il dato che dovrebbe far riflettere tutti, a cominciare dalle istituzioni e dalle organizzazioni di categoria. Quando le persone arrivano a considerare la protesta spontanea come l’unico modo per essere ascoltate, significa che qualcosa nel rapporto tra economia reale e rappresentanza non ha funzionato".

La protesta è andata ben oltre l’autotrasporto? "Ed è proprio questo l’aspetto che considero più rilevante. La mobilitazione ha preso forza attraverso comitati territoriali, piccoli autotrasportatori e imprenditori artigiani che spesso non si sentono adeguatamente rappresentati. Poi ha coinvolto agricoltori, pescatori, commercianti e, in alcune manifestazioni, persino studenti. Naturalmente ciascuna categoria ha problemi e rivendicazioni differenti, ma esiste un elemento comune. È la crescente difficoltà di sostenere i costi della propria attività e, più in generale, della vita quotidiana. Sarebbe un errore leggere quanto accaduto come una semplice vertenza sul prezzo del gasolio. Abbiamo assistito all’emersione di un disagio economico e sociale che merita attenzione".

È dunque una crisi della rappresentanza? "Credo che sia anche una crisi della rappresentanza. Quando una parte consistente della mobilitazione nasce fuori dalle organizzazioni tradizionali, dobbiamo domandarci perché. Le associazioni hanno un ruolo indispensabile, ma quel ruolo deve essere riconosciuto dalle imprese attraverso risultati, presenza e capacità di ascolto. Non basta sedere ai tavoli istituzionali se poi una parte del mondo produttivo ritiene di non avere voce. I comitati territoriali hanno fatto emergere una domanda di rappresentanza che sarebbe miope ignorare. Liquidarli come espressioni di protesta disorganizzata significherebbe perdere l’occasione di comprendere ciò che sta cambiando".

Quali responsabilità attribuisce alla politica? "La politica deve saper leggere i problemi prima che diventino emergenze. È una responsabilità che riguarda le istituzioni nel loro complesso e che non nasce certamente con gli avvenimenti di questi giorni. Il ministro Salvini ha dato una risposta e questo gli va riconosciuto. Ma il fatto che si sia dovuti arrivare a una mobilitazione così estesa dimostra quanto sia necessario rendere più continuo il confronto con l’economia reale. Le imprese non possono diventare visibili soltanto quando fermano i camion o occupano le strade. Un sistema istituzionale efficace dovrebbe conoscere il disagio prima che si trasformi in conflitto.

Entriamo nel merito del decreto. Quali misure ritiene più utili? "Il rafforzamento del credito d’imposta sul gasolio rappresenta l’intervento più immediato. La possibilità di sospendere temporaneamente i leasing può alleggerire la pressione finanziaria sulle imprese, mentre le disposizioni sulla componente carburante nelle tariffe affrontano una questione economica che considero centrale. Sono strumenti differenti, ma rispondono a esigenze concrete. Adesso bisogna renderli operativi rapidamente. Per un imprenditore la differenza tra una risorsa stanziata e una risorsa effettivamente utilizzabile è enorme. Le scadenze delle imprese non aspettano i tempi della burocrazia".

Sono misure sufficienti? "Nessuno poteva ragionevolmente pretendere che un incontro convocato d’urgenza e un Consiglio dei Ministri risolvessero in pochi giorni problemi accumulati negli anni. Il Governo ha compiuto un passo importante e bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo. Questo non significa considerare concluso il lavoro. Significa proseguire il confronto partendo dai risultati ottenuti, con richieste precise e sostenibili. La credibilità di una categoria dipende anche dalla capacità di distinguere ciò che è stato raggiunto da ciò che resta da fare".

Il credito d’imposta sul gasolio risolve il problema dei costi? "No, perché interviene sulle conseguenze di un problema che rimane aperto. Se il carburante aumenta e il prezzo del trasporto non viene adeguato, la differenza viene assorbita dall’impresa. Quando i margini si riducono, diminuisce la capacità di investire e aumenta il ricorso al credito. Il sostegno pubblico può compensare temporaneamente questo squilibrio, ma non può diventare il normale modello economico del settore. Un’impresa deve poter vivere della remunerazione dei servizi che produce. Se per sopravvivere ha continuamente bisogno di un intervento dello Stato, dobbiamo interrogarci sul funzionamento del mercato".

Il rapporto tra vettori e committenti resta quindi un nodo irrisolto? "Assolutamente sì. Conosco direttamente le dinamiche di questo mercato e vedo una contraddizione che continua a ripetersi. Aumentano carburante, personale, mezzi e manutenzione, mentre molti committenti continuano a esercitare pressione sulle tariffe. Ma i costi non scompaiono perché qualcuno decide di non riconoscerli. Vengono semplicemente trasferiti sull’impresa di trasporto, che finisce per finanziare con i propri margini una parte della filiera. È un modello che impoverisce il settore e che, nel tempo, danneggia anche i committenti. Per questo considero utile intervenire sui meccanismi di adeguamento della componente carburante, purché le regole siano chiare ed effettivamente applicabili".

E gli incentivi per il rinnovo delle flotte? "Il programma annunciato da 590 milioni di euro può accompagnare il rinnovo del parco veicolare e sostenere investimenti necessari. Ma bisogna prestare molta attenzione alle condizioni di accesso. Le imprese programmano gli acquisti con largo anticipo, assumono impegni finanziari e attendono mesi per ricevere i veicoli. Mi auguro che i provvedimenti attuativi tengano conto di questa realtà e non penalizzino chi ha già deciso di investire. Sarebbe difficile spiegare a un imprenditore che ha anticipato il rinnovo della flotta perché dovrebbe essere escluso da un incentivo destinato proprio a favorire quel comportamento".

Torniamo alle proteste. Come giudica le divisioni tra i comitati? "Le considero uno degli elementi più preoccupanti di questa vicenda. Abbiamo assistito a mobilitazioni nate da un disagio comune, ma poi sviluppatesi attraverso posizioni e richieste spesso differenti. Alcuni hanno riconosciuto i risultati del confronto e sospeso le iniziative, altri hanno deciso di proseguire. È legittimo avere valutazioni diverse, ma una categoria che si presenta divisa rischia di indebolire la propria capacità negoziale. La rappresentanza non può diventare una competizione permanente tra chi rivendica maggiore visibilità o maggiore radicalità. Bisogna recuperare la capacità di individuare obiettivi condivisi".

Comprende chi vuole continuare a bloccare le strade? "Comprendo il disagio, ma non condivido i blocchi che impediscono agli altri di lavorare. La libertà di manifestare è un diritto, così come lo è quella di circolare e svolgere la propria attività. Non possiamo chiedere solidarietà ai cittadini e contemporaneamente provocare danni alle loro imprese, al loro lavoro e alla loro vita quotidiana. Il rischio è che una protesta nata da ragioni comprensibili finisca per perdere consenso proprio a causa delle modalità con cui viene condotta. E questo sarebbe un danno ulteriore per l’autotrasporto".

Alcune richieste avanzate al Governo le sono sembrate irrealistiche? "Ho ascoltato proposte condivisibili e altre che mi sono sembrate difficilmente realizzabili, soprattutto nei tempi richiesti. Dobbiamo ricordare che le risorse pubbliche sono limitate e che ogni intervento richiede coperture, procedure e compatibilità normative. Un confronto serio deve partire da questa consapevolezza. Chiedere tutto e immediatamente può produrre consenso in una piazza, ma difficilmente porta a risultati stabili. Il compito di chi rappresenta le imprese è trasformare il disagio in proposte credibili. Altrimenti si rischia di alimentare aspettative che nessun interlocutore potrebbe soddisfare".

Che cosa dovrebbe fare adesso il ministro Salvini? "Dare piena attuazione agli impegni assunti e proseguire il confronto coinvolgendo anche le realtà territoriali che hanno espresso questo malessere. Il ministro ha dimostrato disponibilità all’ascolto e credo che proprio questa apertura debba diventare un metodo di lavoro. Sarebbe un errore tornare alla normalità dei tavoli istituzionali senza interrogarsi su quanto accaduto. Occorre costruire un rapporto più diretto con le imprese, affrontando i problemi della redditività, dei tempi di pagamento e delle condizioni contrattuali. Sono questioni che incidono sulla sopravvivenza delle aziende molto più di quanto emerga nel dibattito pubblico".

Quale messaggio rivolge alle associazioni e ai comitati territoriali? "Di assumersi una responsabilità comune. Le associazioni tradizionali devono interrogarsi sulla distanza che una parte delle imprese avverte nei loro confronti. I comitati devono dimostrare di saper trasformare la protesta in rappresentanza credibile, capace di avanzare proposte e di partecipare a una trattativa. Non serve alimentare nuove contrapposizioni. Serve ricostruire una capacità di dialogo che tenga insieme realtà diverse senza cancellarne le specificità. Una categoria frammentata finisce per perdere autorevolezza anche quando le sue richieste sono fondate".

Cavaliere De Rosa, quale insegnamento lascia questa vicenda? "Mi lascia soprattutto un rammarico. Abbiamo assistito a giorni di tensione, attività economiche compromesse e cittadini coinvolti in disagi che si sarebbero dovuti evitare. E abbiamo visto emergere un malessere che evidentemente andava ben oltre le difficoltà degli autotrasportatori. Il Governo ha dato una risposta importante e questo è un fatto da riconoscere. Ma sarebbe un errore considerare conclusa la vicenda con l’approvazione del decreto. Bisogna comprendere perché tanti piccoli imprenditori, artigiani e lavoratori abbiano sentito il bisogno di organizzarsi autonomamente per chiedere ascolto. Il Paese non può permettersi che ogni difficoltà economica si trasformi in una paralisi delle attività produttive. Le istituzioni devono saper prevenire i conflitti, le rappresentanze devono recuperare credibilità e le imprese devono poter contare su condizioni economiche che consentano loro di lavorare e investire. La vera lezione di questi giorni è che un malessere ignorato non scompare. Prima o poi trova il modo di manifestarsi, e quando accade il costo ricade sull’intero Paese. Non dovremmo aspettare la prossima protesta per ricordarcene".



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