Cronaca
ALLA SANITA'
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Napoli, altri due arresti per omicidio di Bacio Terracino del 2009
Comunicato Stampa
27 ottobre 2026 13:56
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NAPOLI. Di intesa con il Procuratore della Repubblica si comunica che in data odierna i Carabinieri della Compagnia di Napoli Vomero hanno eseguito un'ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della locale Procura nei confronti di due indagati gravemente indiziati, in concorso tra loro, con una terza persona deceduta ed altri soggetti non identificati di aver cagionato la morte di Mariano Bacio Terracino, evento commesso a Napoli I'11 maggio 2009. Il provvedimento è stato adottato all'esito di un'attività investigativa che ha consentito di acquisire nuovi elementi in ordine alla preparazione e all'esecuzione dell'omicidio, nonché ai rapporti tra i gruppi criminali che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbero concorso nella sua realizzazione.

La vicenda giudiziaria riguarda uno degli omicidi che hanno profondamente segnato la storia criminale del quartiere Sanità e che, per le modalità dell'azione omicidiaria, ebbe particolare risonanza anche a causa della diffusione delle immagini che documentarono la fase esecutiva del delitto. Le ulteriori acquisizioni investigative hanno permesso di tornare su un fatto di sangue risalente a oltre diciassette anni fa, approfondendo il quadro delle responsabilità individuali e ricostruendo, attraverso le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, il contesto criminale nel quale l'azione sarebbe stata pianificata e portata a termine.

Secondo quanto ricostruito, l'omicidio di Mariano Bacio Terracino venne commesso l'11 maggio 2009 all'interno dell'Antica Caffetteria, situata in vico Santa Maria del Pozzo, nella zona dei Vergini, nel quartiere Sanità di Napoli. La vittima si trovava all'interno del locale quando venne raggiunta da diversi colpi d'arma da fuoco, esplosi da un soggetto che, allo stato della contestazione, non risulta ancora identificato.

Le ferite riportate, localizzate in particolare al cervello e ai polmoni, determinarono il decesso pressoché immediato. Le modalità dell'agguato, consumato in un esercizio pubblico e in un contesto urbano frequentato, evidenziarono la particolare gravità dell'azione delittuosa, destinata a suscitare forte allarme nella comunità cittadina.

Le immagini della fase esecutiva dell'omicidio, successivamente diffuse dagli organi di informazione, contribuirono a rendere il delitto noto anche al di fuori del contesto territoriale nel quale era maturato. Tuttavia, la notorietà delle immagini non aveva esaurito la necessità di chiarire integralmente le circostanze che avevano preceduto l'agguato, le modalità organizzative dell'azione e i ruoli che sarebbero stati svolti dai diversi soggetti coinvolti. Proprio su questi aspetti si sono concentrati gli ulteriori approfondimenti investigativi della Direzione Distrettuale Antimafia che hanno consentito di sviluppare una ricostruzione più articolata delle dinamiche sottostanti all'omicidio. L'ipotesi accusatoria della Procura colloca il delitto nell'ambito delle relazioni tra diversi gruppi camorristici operanti nell'area metropolitana di Napoli ed, in particolare, al ruolo rivestito dalla vittima in un omicidio commesso anni prima.

Per la realizzazione dell'agguato sarebbero stati coinvolti esponenti di gruppi criminali in grado di assicurare appoggi logistici e operativi nella zona della Sanità, territorio nel quale il clan Lo Russo esercitava, secondo l'impostazione accusatoria, una posizione di rilievo. La ricostruzione investigativa evidenzia, pertanto, una dinamica che non si esaurirebbe nell'azione materiale dell'esecutore, ma che avrebbe coinvolto una pluralità di soggetti, con compiti distinti nella pianificazione, nell'organizzazione e nella concreta realizzazione dell'omicidio.

Un contributo significativo alla riapertura e all'approfondimento della vicenda è derivato dalle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia che ha intrapreso il percorso di collaborazione nel febbraio 2026. I due indagati oggi destinatari della misura cautelare avrebbero svolto i ruoli, rispettivamente, di conducente del ciclomotore sul quale avrebbe viaggiato l'esecutore materiale dell'omicidio e di ideatore ed organizzatore del delitto. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, verso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari dello stesso sono persone sottoposte a indagini  e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.



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