CAPACCIO PAESTUM. Processo sui presunti appalti pilotati per la pubblica illuminazione a Capaccio Paestum: oggi pomeriggio, in aula, è intervenuto l’avvocato Cecchino Cacciatore, che difende l’ex capo staff Andrea Campanile, per il quale la Procura cilentana ha chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a mille euro di multa. Un’arringa serrata e articolata, durata oltre quattro ore, durante la quale il legale ha provato a smontare la tesi accusatoria nei confronti di Campanile, che risponde, in concorso con gli altri imputati, di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. L’ex sindaco Franco Alfieri è accusato anche di falso ideologico. "Ci sono state, soprattutto, tante suggestioni sulle quali l’accusa ha fondato la propria requisitoria finale, riproponendo sostanzialmente le risultanze delle indagini nelle proprie richieste, come se il dibattimento non si fosse mai celebrato – ha detto l’avvocato Cacciatore all’uscita dal tribunale –. Noi abbiamo difeso il nostro assistito punto per punto, contestando ogni aspetto con date, documenti, fatti e circostanze, proprio per superare ogni possibile suggestione. Siamo certi che il Tribunale terrà conto di questo approccio e siamo fiduciosi in una decisione favorevole".
Tra i vari passaggi affrontati nel corso dell’arringa, Cacciatore si è soffermato su una chat WhatsApp tra Campanile e il procuratore speciale della Dervit, Alfonso D’Auria, richiamata dall’accusa. La difesa dell’ex capo staff di Alfieri ritiene che si tratti di "uno dei tanti errori madornali" di questa vicenda. Il messaggio, infatti, sarebbe stato "ritenuto altamente sospetto nel corso delle indagini e nelle diverse fasi precedenti del procedimento".Cacciatore ha quindi spiegato le ragioni della contestazione: "Qualcuno ha pensato bene di retrodatare il messaggio di un anno, collocandolo al 7 dicembre 2021, quando ancora i progetti non avevano preso corpo e la gara non era stata avviata. Un messaggio che, invece, risale a una fase successiva all’approvazione del progetto e assume ovviamente un significato completamente diverso".
L’intervento del legale ha fatto slittare al 12 novembre la discussione dell’avvocato Enrico Tedesco, che difende l’ex responsabile unico del procedimento Carmine Greco, per il quale è stata chiesta una condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione, oltre a 2.500 euro di multa. Nella prossima udienza parleranno anche i difensori di Alfieri, gli avvocati Domenicoantonio D’Alessandro e Agostino De Caro, e l’avvocato Antonello Natale, che assiste Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, entrambi della Dervit. Nel corso della precedente udienza, la Procura aveva chiesto 7 anni di reclusione per Alfieri, 6 anni e 9 mesi per De Rosa e 2 anni e 6 mesi per D’Auria. Per Elvira Alfieri, titolare della Alfieri Impianti, era stata invece sollecitata l’assoluzione "perché il fatto non costituisce reato". La sentenza di primo grado è attesa per il 19 novembre.