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Midterm USA, De Rosa: "Trump ha perso la fiducia anche di chi lo aveva votato"
Comunicato Stampa
06 novembre 2026 13:40
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NEW YORK. Da New York, l’amministratore delegato del Gruppo SMET, cav. Domenico De Rosa, analizza la vittoria democratica alla Camera e al Senato alla luce della guerra in Iran e del carovita: "Nel 2028 gli elettori chiederanno ai repubblicani quali promesse hanno mantenuto".

Cavaliere De Rosa, i democratici hanno conquistato entrambe le Camere del Congresso. Come legge questo risultato? "A mio avviso, una parte della bocciatura viene da chi due anni fa aveva votato Trump con convinzione. Penso agli elettori repubblicani che avevano creduto nella promessa di un rilancio economico e nell’impegno a tenere l’America fuori da nuove guerre. Per loro le due cose stavano insieme. Si aspettavano che Washington dedicasse più risorse ai problemi di casa. Poi è arrivata la guerra in Iran e una delle conseguenze più visibili è stata l’aumento del prezzo della benzina. È su questa distanza tra la promessa e l’esperienza quotidiana che, secondo me, Trump ha perso parte della loro fiducia".

Quindi una parte dei repubblicani ha votato per i democratici? "Dal risultato complessivo è difficile distinguere chi ha cambiato partito da chi ha preferito restare a casa. Politicamente, però, anche l’astensione ha un peso. Un elettore può continuare a riconoscersi nei repubblicani e decidere che questa volta il suo voto se lo devono riguadagnare. Credo che i dirigenti del partito farebbero bene ad ascoltare proprio quella persona prima di attribuire la sconfitta alla qualità dei candidati".

Quanto ha pesato il carovita? Davvero il prezzo di un pieno può cambiare un voto? "Se l’auto è l’unico modo che hai per andare al lavoro, il rincaro del pieno è una spesa che devi sostenere prima ancora di guadagnare la giornata. Poi c’è l’effetto sui beni che compri. Lo vedo nei trasporti. Quando sale il gasolio, consegnare la stessa merce allo stesso supermercato costa di più. All’inizio il trasportatore può assorbire una parte del rincaro. Se dura mesi, quel costo entra nella trattativa con il cliente e può arrivare fino allo scaffale. La guerra in Iran ha aggravato un problema che le famiglie sentivano già. Lo stesso Trump ha riconosciuto il peso del conflitto e del prezzo della benzina sul voto".

Lei critica la scelta di intervenire in Iran, ma giudica positivamente la rimozione di Nicolás Maduro in Venezuela. Come concilia le due posizioni? "A Trump riconosco il merito di aver messo fine al potere personale di Maduro. È un risultato che giudico positivo. Capisco anche l’obiezione di chi ricorda che, per ottenerlo, Trump ha fatto ricorso alla forza militare. Quell’elettore ha ragione a chiedergli conto della promessa fatta in campagna elettorale. E sul Venezuela terrei distinti due fatti. Maduro è stato rimosso, ma la presidenza ad interim è passata alla sua vicepresidente, Delcy Rodríguez. Per parlare di un vero cambio di regime, il passaggio decisivo sarà vedere i venezuelani liberi di scegliere chi li governa".

In Italia una sconfitta parlamentare di queste proporzioni farebbe parlare di crisi di governo. Perché Trump resta alla Casa Bianca? "Perché gli americani eleggono il presidente e il Congresso con mandati distinti. Trump resta in carica per quattro anni, anche se il suo partito perde entrambe le Camere. In Italia il governo deve avere la fiducia della Camera e del Senato. In Germania il cancelliere risponde al Bundestag. È una differenza concreta rispetto a molte democrazie parlamentari europee. Da gennaio Trump potrà continuare a guidare l’esecutivo, ma se vorrà finanziare una sua priorità o far approvare una legge dovrà trovare un accordo con i democratici. E i democratici, a loro volta, dovranno fare i conti con il veto presidenziale. Gli americani hanno affidato ai due partiti una responsabilità che ora dovranno condividere".

Che cosa devono fare i repubblicani per tornare a vincere alle presidenziali del 2028? "Devono decidere oggi come vogliono presentarsi domani all’elettorato. Prima di scegliere il candidato, chiarirei due questioni sulle quali si è incrinata la fiducia. In quali circostanze ritengono giusto impegnare l’America in una guerra? Su quali spese delle famiglie possono intervenire, con quali risorse e in quanto tempo? Da imprenditore, quando valuto un impegno guardo se chi lo prende ha i mezzi per mantenerlo. Da elettore farei lo stesso. I repubblicani hanno ancora due anni alla Casa Bianca per costruire una piattaforma credibile e cominciare a realizzarla, anche cercando accordi con i democratici. Nel 2028 la prima domanda sarà molto semplice. "Di quello che ci avevate promesso, che cosa avete fatto?".



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