Attualità
IL GIUDICE ROBERTO PENNA PARTE LESA NEL PROCEDIMENTO
IL GIUDICE ROBERTO PENNA PARTE LESA NEL PROCEDIMENTO
Santoro millantò amicizie con magistrati: Procura di Napoli chiede rinvio a giudizio
Alfonso Stile
02 ottobre 2013 09:19
Eye
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CAPACCIO. Ancora guai giudiziari per Marta Santoro. Il pubblico ministero della Procura di Napoli, Lucia Esposito, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex comandante della Forestale di Foce Sele con l’accusa di millantato credito nei confronti di un magistrato della Procura della Repubblica di Salerno, Roberto Penna, parte lesa nel procedimento. Il gup Francesco De Falco Giannone ha fissato l’udienza preliminare per il 23 ottobre prossimo, innanzi alla 29esima sezione penale del Tribunale di Napoli, per valutare la richiesta del pm Esposito, titolare dell’inchiesta parallela (di cui da tempo StileTV ha dato notizia in esclusiva) scaturita dalle dichiarazioni particolareggiate rese da numerosi imprenditori nell’ambito dell’inchiesta inerente le mazzette alla Forestale, sfociata nel processo unificato con rito abbreviato in corso a Salerno che vede la Santoro (nella foto) imputata per concussione e tentata concussione, abuso d'ufficio, falso materiale in atto pubblico e istigazione alla corruzione, con le aggravanti della reiterazione e del concorso. Nel corso delle indagini condotte dal pm Maurizio Cardea della Procura di Salerno, infatti, è emerso che l’ex sovrintendente si vantava spesso di essere in rapporti stretti e di frequentare persone importanti, sia al Comune di Capaccio che presso la Procura salernitana, molte delle quali nell’esercizio della sua professione di pubblico ufficiale: nomi di amici molto ‘in alto’ che la Santoro ‘spendeva’ presso imprenditori-vittime per costringerli a versare tangenti, millantando di avere le conoscenze giuste al posto giusto per sistemare noie giudiziarie relative ad illeciti edilizi ed evitare controlli. Amicizie ed influenze tutte da dimostrare, alla luce del fatto che, durante la perquisizione domiciliare subita dalla Santoro e dal marito-collega Petillo il giorno dell'arresto, furono rinvenuti e sequestrati dai carabinieri diversi timbri con i quali l’ex sovrintendente avrebbe compilato false deleghe d’indagine, apponendovi nomi di diversi magistrati e cancellieri a loro insaputa, alcuni dei quali nemmeno più in servizio. Atti che il pm Cardea ha trasmesso d’ufficio ai colleghi della procura partenopea per l’impossibilità a procedere dettata da incompatibilità, visto il coinvolgimento di un magistrato della medesima procura indagante, cioè quella di Salerno. Per gli stessi motivi, in caso di processo, il nuovo procedimento penale a carico della Santoro non potrà essere accorpato a quello già in corso a Salerno: la pena per il reato di millantato credito va da 1 a 5 anni, con eventuale risarcimento del danno morale e d'immagine arrecato alle parti lese, quantificato dal giudice su richiesta delle stesse. Invariato il collegio difensivo scelto dall’ex sovrintendente, composto dagli avvocati Antonio Zecca, Antonello Natale ed Angela Nigro. “Millantato credito? È un’accusa che ci lascia perplessi, e per il momento è l’unica cosa che possiamo dire”: questo il commento dell’avv. Zecca in merito al filone d’inchiesta napoletano, che potrebbe innescare scenari penali imprevedibili a carico non solo dell'ex comandante della Forestale di Foce Sele, ma anche di altre persone, in particolare ex amministratori, funzionari e politici, intercettati con la Santoro nonché tirati in ballo dagli imprenditori che l'accusano, per questo inquadrati come una 'cricca' dalle procure di Salerno e Napoli, che vagliano con molta attenzione l'ipotesi di un'associazione a delinquere tra più soggetti in abuso d'ufficio e potere.



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