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Capaccio, "sfratto" defunto: Comune offre 5mila euro di risarcimento, ma familiari rifiutano
Redazione
26 aprile 2011 09:38
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CAPACCIO. Tremila euro la prima offerta, cinquemila la seconda. Questa la proposta di transazione fatta dal Comune ai familiari del defunto “sfrattato” dal suo loculo prima che scadesse il tempo per l’utilizzo dello stesso, i cui resti sono finiti nell’ossario comune. Sulla vicenda sono in corso due diversi iter giudiziari, avviati dopo la denuncia dei familiari, in sede penale e civile con la richiesta di risarcimento danni per 150.000 euro, 50.000 per ogni familiare, la moglie e i due figli, del defunto. Qualche giorno fa si è tenuta la prima udienza in sede civile. Sembrerebbe che il giudice sia orientato a riconoscere un cospicuo risarcimento. In ogni caso i familiari non hanno accettato la richiesta di transazione avanzata dal Comune. "È una proposta davvero assurda – commenta un nipote del defunto – la somma offerta dal Comune non copre nemmeno le spese del loculo e di tutte le spese per l’allestimento della tomba. Qui parliamo di vilipendio che è un reato gravissimo. Ci hanno riferito che i resti sono nell’ossario ma di fatto familiari non hanno avuto modo di verificarlo, materialmente non le hanno viste. Fino a quando il Comune non procederà con una proposta di transizione congrua i familiari andranno avanti sia in sede civile che penale". Il caso, è seguito dall’avvocato Giuseppe Bisantis che su delega della famiglia, ha presentato una richiesta di sequestro delle ossa del defunto che, subito dopo, l’esumazione sono state riposte in un sacchetto nero in plastica, senza indicarne l’identità, e accantonate nell’ossario comune. Al momento non c’è nessuna certezza che le ossa appartengano al defunto marito (deceduto il 28 gennaio del 1992) della signora. Per questa motivazione è stato richiesto il sequestro al fine di procedere con l’esame del Dna. Il tutto ha avuto inizio il 13 agosto 2010 quando A. A., moglie del defunto si è recata al cimitero come di consueto per fare visita al proprio caro. Giunta davanti alla tomba ha notato che il posto di suo marito era stato assegnato ad un’altra persona. Da quelli che sono stati gli accertamenti successivi, effettuati dai familiari, è stato scoperto che lo “sfratto” era avvenuto il 20 luglio, prima che scadesse il termine per l’utilizzo del loculo. E come se non bastasse, ha perso la sua identità finendo nell’ossario comune. I familiari hanno così proceduto con una denuncia querela nei confronti del Comune di Capaccio Paestum e del responsabile dell’area cimiteriale. L’inchiesta è aperta infatti, sia sul fronte civile che penale.



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