Attualità
Capaccio, perde un braccio dopo incidente sul lavoro: calvario e tenacia di Mimmo Iannuzzi
Redazione
04 luglio 2011 12:17
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CAPACCIO. “Certo la mia vita è cambiata, ma non mi scoraggio vado avanti con il sostegno della mia famiglia”. Queste le parole di Domenico Iannuzzi (nella foto), 44 anni, conosciuto nella cittadina dei templi, come Mimmo, rimasto vittima, lo scorso 7 giugno, di un terribile incidente sul lavoro che gli è costato la perdita del braccio destro. L’incidente si è verificato a Battipaglia, all’interno di una lavanderia industriale, mentre l’operaio capaccese stava lavorando vicino ad un macchinario chiamato essiccatoio, dove è collocata la pressa che strizza le lenzuola. Mimmo sa che dovrà affrontare un percorso difficile, che parte della sua indipendenza è persa per sempre, ma il suo spirito battagliero è più vivo e forte che mai. Quando racconta quei momenti drammatici è seduto sul divano, circondato dalla moglie Giuseppina e i figli, Serena e Giuseppe,  e tantissimi amici della contrada Licinella, che vanno a trovarlo per dimostrargli che non è solo. Al suo ritorno a casa dall’ospedale Ruggi D’Aragona ad attenderlo erano in tanti, davanti all’abitazione un mega cartello con la scritta “Bentornato Mimmo”. Sarà la magistratura a chiarire eventuali responsabilità nell’accaduto. Sull’incidente infatti, è stata avviata un’inchiesta per capire cosa non ha funzionato nel sistema della pressa. Si indaga anche in ambito sanitario per verificare se tutto si è svolto correttamente. Con gli occhi lucidi Mimmo, assistito dall’avvocato Francesco De Marco,  racconta quei momenti terribili: “Solitamente lavoro vicino alle lavatrici, quel giorno stavo sostituendo un collega. Tutto procedeva come sempre quando all’improvviso la pressa si è abbassata, mentre stavo sistemando le lenzuola, e mi ha schiacciato il braccio destro. Ho provato con l’altra mano a tirare fuori il braccio, non ci sono riuscito”. A soccorrere Mimmo un altro operaio, che stava lavorando vicino ad un’altra apparecchiatura “c’era sangue dappertutto il mio collega si è fatto coraggio e ha sollevato la pressa, il mio braccio era gravemente danneggiato. A portarmi all’ospedale di Battipaglia è stato il titolare dell’azienda. Da qui, dopo circa un’ora sono stato trasferito a Salerno”. È iniziato così il calvario: l’operaio è stato sottoposto al “Ruggi D’Aragona” ad un intervento di urgenza durato sette ore nel tentativo di salvare l’arto. Ma è stato tutto inutile. Il giorno successivo il braccio è stato amputato. “Vorrei ringraziare tutti gli amici – afferma Mimmo – della Licinella e del circolo il Naviglio che mi sono stati vicino. La mia vita è cambiata ma non ho perso il sorriso, vedremo con la protesi se riuscirò a conquistare la mia indipendenza. Sono vivo, l’amore della mia famiglia mi aiuterà a ricominciare”. Ora, soprattutto la moglie, è l’angelo custode di Mimmo. Giuseppina, bracciante agricola, è stata costretta a lasciare momentaneamente il lavoro per accudire suo marito. Dal punto di vista legale sarà l’inchiesta avviata dalla Procura di Salerno  a chiarire tutta la vicenda. L’unica certezza è che Mimmo grazie alla sua tenacia non mollerà.

Angela Sabetta

 

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