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PRIMA UDIENZA A NOVEMBRE
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Eboli, appalto videosorveglianza: a processo Cariello e 8 imputati
Alfonso Stile
07 luglio 2021 19:03
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EBOLI. Indagine sull’appalto per la videosorveglianza ad Eboli. Al termine dell’udienza preliminare tenutasi stamane, il gip Giandomenico D’Agostino del Tribunale di Salerno ha disposto il rinvio a giudizio per i 9 imputati, accusati a vario titolo di turbata libertà degli incanti, corruzione, abuso d’ufficio, peculato, falso ideologico e materiale, induzione indebita a dare o promettere utilità. Accolta, dunque, la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello della DDA presso la locale Procura della Repubblica. L’inizio del processo è stato fissato per il 4 novembre prossimo davanti ai giudici del secondo collegio della seconda sezione penale: il Comune di Eboli si è costituito parte civile.

Il procedimento penale farà dunque luce sulle denunce prodotte da Fabio Ciaglia, tecnico informatico ebolitano, principale accusatore di amministratori, dirigenti ed imprenditori locali, che assume la duplice veste di accusatore ed accusato avendo denunciato e comprovato di non aver percepito il compenso di 35mila euro pattuito con il Comune, nel 2015, per installare le telecamere sul territorio ebolitano. 

Con Ciaglia, a processo anche l’ex sindaco Massimo Cariello, l’ex assessore alla Manutenzione, Ennio Ginetti; la dirigente apicale del settore Patrimonio, Lucia Rossi; il responsabile della Sarim, Giovanni Bardascino, e gli imprenditori Gennaro Mastrolia, Gerardo Avallone, Enzo Giangregorio e Giuseppe Lieto, titolari delle ditte coinvolte, anche sulla scorta di fatture emesse, e pagate dall’ente civico, per presunte manutenzioni e lavori inesistenti o gonfiate negli importi. 

Con il processo potrebbe rischiare grosso, ora, anche la Sarim, aggiudicataria nel 2020 di un appalto quinquennale di circa 28 milioni di euro per la raccolta differenziata sul territorio comunale ebolitano: l’amministratore unico della società, all’epoca dei fatti, era proprio Giovanni Bardascino, che nel contratto da lui stesso sottoscritto con il segretario comunale, Angela Del Baglivo, figura anche uno specifico allegato in materia di rispetto della legalità che, in caso di rinvio a giudizio per il reato di induzione indebita (art. 319 quater c.p.) prevede che l’ente civico possa azionare la clausola risolutiva del contratto senza incorrere in penali.



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