Favorirono il latitante Calzone: condannati tre capaccesi

Redazione
25 marzo 2010 10:32

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Arresto_Carmine_Calzone

 

L'estate scorsa, furono arrestati tre uomini di Capaccio ed una donna di Napoli con l'accusa di aver favorito la latitanza di Carmine Calzone, classe 1975, inserito nell'elenco dei cento latitanti più pericolosi d'Italia, catturato il 21 luglio scorso a Paestum, in pieno giorno, in prossimità dell’incrocio semaforico in località Laura. All’epoca, l’esponente del clan degli Scissionisti che opera nel quartiere di Secondigliano a Napoli, era ricercato per omicidio ed associazione a delinquere di stampo camorristico. Ieri, si è conclusa l’udienza preliminare dinnanzi al giudice Vincenzo Di Florio del tribunale di Salerno. Alcuni degli imputati hanno scelto di patteggiare la pena, mentre altri dovranno affrontare, il prossimo mese, il processo ordinario. Il rinvio a giudizio è stato disposto per G.R., 24enne di Capaccio, figlio di un noto esponente del clan Maiale, già operante ad Eboli e nella Piana del Sele, e per V.T., 20enne di Capaccio, ritenuto responsabile anche di porto e detenzione abusiva di arma da fuoco nonché di comodato d’uso, per aver procurato al ricercato Calzone la pistola rinvenuta nel corso del suo arresto. Il 39enne di Capaccio, P.C., ha patteggiato una pena a un anno e quattro mesi. Stessa pena di un anno e sei mesi, invece, per O.M. di Capaccio e la 25enne R.C. di Napoli. Il napoletano coinvolto nell’inchiesta, M.R., invece, è stato condannato a 2 anni. Nel collegio difensivo, tra gli altri, vi erano gli avvocati Massimo Torre, Aldo Cammarota, Monica Gregorio, Rosa Ciccarelli, Claudio Davino, Luigi Senese. Secondo l'accusa, i quattro imputati avrebbero favorito il clan Calzone a sfuggire dalle investigazioni delle forze dell’ordine, coprendo gli spostamenti a bordo di autovetture messe da loro a sua disposizione (in alcuni casi veniva anche accompagnato nell’area della Piana del Sele, ed in particolare a Roccadaspide e Capaccio Scalo) e procurandogli alloggi ed una pistola.

Nonostante fosse braccato dagli uomini dell’Arma, il latitante si era recato in vacanza a Paestum, affittando una casa in contrada Laura. Ma nel luglio scorso, il personale dei Ros di Salerno e del comando provinciale dei carabinieri di Napoli, in sinergia, misero a segno un’operazione sorprendendo il latitante in pieno giorno, così come lui stesso ha ammesso al momento della cattura. Infatti, Calzone ha dichiarato che si spettava un’operazione notturna, motivo per cui non dormiva la notte così da poter essere pronto per scappare. Al momento dell’arresto, il ricercato era in compagnia ed era armato. “Quella di non intervenire di notte – spiegò  il procuratore della Repubblica di Salerno, Franco Robertiè stata una scelta ponderata. Avevamo la necessità che Calzone fosse in casa. La cattura di un personaggio di spicco della camorra di Scampia nella provincia di Salerno è testimonianza di sinergie operative tra gruppi criminali napoletani e salernitani. Salerno è sempre stato territorio di collegamenti operativi fin dai tempi della Neo di Cutolo”. Durante il suo soggiorno tra Paestum e Capaccio, Calzone non si faceva mancare lusso e divertimenti: nel frigo dell’appartamento c’erano quattro bottiglie di “Dom Perignon”. Gli investigatori hanno ricostruito che spendeva fino a 5mila euro per una serata in compagnia senza però rinunciare alla pistola.   

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