RINVIATI A GIUDIZIO

Capaccio Paestum, 'Croci del Silaro': a processo Squecco, Montella e 8 imputati

Redazione
23 giugno 2022 09:07

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CAPACCIO PAESTUM. Indagine ‘Croci del Silaro’. Il gup Vincenzo Pellegrino del Tribunale di Salerno ha rinviato a giudizio l’imprenditore capaccese Roberto Squecco, l’ex responsabile dell’Unità Emergenza-Urgenza dell’Asl di Salerno, Gerarda Montella, ed altri 8 imputati: Rosario Cioffoletti, Antonio Aliberti, Rolando Sinopoli, Andrea Merola, Adelmo Di Buono, Nicola Scarcello, Angelo Cucolo e Maurizio Rinaldi. Per tutti vige la presunzione d'innocenza fino a sentenza definitiva irrevocabile passata in giudicato.

Il processo inizierà il prossimo mese di ottobre davanti ai giudici della prima Sezione penale del Tribunale salernitano. Accolte, dunque, le richieste dei pm Giancarlo Russo e Francesca Fittipaldi, titolari dell’inchiesta condotta dagli agenti di Squadra Mobile e Divisione Anticrimine della Questura di Salerno, con il coordinamento della DDA della locale Procura, innescata dall’ormai noto carosello di ambulanze inscenato, lungo le strade di Capaccio Paestum, per celebrare l’elezione a sindaco di Franco Alfieri, avvenuta il 9 giugno del 2019. 

Nel corso dell’udienza preliminare, il gup ha prosciolto un imputato, deceduto di recente, e stralciato la posizione di altre tre persone coinvolte. Dieci i capi d’imputazione. Contestati a vario titolo, in concorso, i reati di autoriciclaggio, ricettazione, peculato, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, disturbo del riposo delle persone, occupazione abusiva ed imbrattamento di edifici pubblici. 

A carico di Squecco, difeso nel procedimento penale dagli avvocati Guglielmo Scarlato e Mario Turi, sono stati confiscati beni per un valore di circa 16 milioni di euro. I magistrati lo accusano di essere il dominus di un’articolata rete di società e prestanome, che utilizzò per 15 minuti alcune ambulanze con sirene e lampeggianti accesi in quel momento in servizio di pubblica assistenza, oltre ad aver distratto fondi dalle onlus Croce Azzurra di Agropoli e Capaccio Paestum per ostacolarne l’identificazione della provenienza, l’aver intestato beni e proprietà in maniera fittizia per sottrarli agli inquirenti; l’aver siglato accordi collusivi tra più associazioni per aggiudicarsi i lotti del servizio di trasporto infermi bandito dall’Asl, del valore di quasi 12 milioni di euro, con la complicità della dirigente coinvolta; l’aver continuato ad esercitare l’attività seppur raggiunto da misure interdittive celandosi dietro ad una onlus connivente.

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