POLLICA

Omicidio Vassallo, la svolta: 9 indagati, perquisizioni e sequestri della DDA

Comunicato Stampa
28 luglio 2022 12:54

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POLLICA. Ci sono tre carabinieri (in servizio o ex), quattro imprenditori e due esponenti di un clan camorristico tra i nove indagati a vario titolo nell'inchiesta per l'omicidio del sindaco di Pollica (Salerno), Angelo Vassallo. E' quanto si evince dal decreto di perquisizione emesso dalla Dda di Salerno. Il provvedimento riguarda il tenente colonnello Fabio Cagnazzo, l'ex brigadiere Lazzaro Cioffi, il carabiniere Luigi Molaro, l'imprenditore Giuseppe Cipriano (titolare di una sala cinematografica a Scafati), i fratelli Domenico, Giovanni e Federico Palladino che gestiscono una struttura ricettiva; Romolo e Salvatore Ridosso, ritenuti componenti del clan camorristico scafatese dei Loreto-Ridosso. Cagnazzo, Molaro, Cioffi, Cipriano ed i tre Palladino sono indagati per droga. L'accusa di omicidio, invece, è stata ipotizzata nei confronti dei tre carabinieri, di Cipriano e dei due Ridosso. Militari appartenenti al Reparto Crimini Violenti del Raggruppamento Operativo Speciale di Roma e della Sezione Anticrimine di Salerno hanno dato esecuzione ad un decreto di perquisizione e sequestro, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, nei confronti di 9 soggetti, indagati a vario titolo, nell'ambito del procedimento concernente l'omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, avvenuto il 5 settembre del 2010. Tra i destinatari del provvedimento figurano il colonnello dell'Arma Fabio Cagnazzo e l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi, fino ad oggi unico indagato per il delitto e di recente condannato, in primo grado, per i suoi rapporti con i trafficanti di droga del Parco Verde di Caivano.

I reati oggetto di investigazione sono quelli di omicidio e di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L'ipotesi investigativa oggetto di verifica muove dalla premessa che l'omicidio del sindaco di Acciaroli sia stato determinato dalla necessità di impedire che egli denunziasse un traffico di sostanze stupefacenti, di cui era giunto a conoscenza, coinvolgente il porto della località turistica di Acciaroli.

Le indagini hanno ad oggetto, altresì, lo svolgimento e le reali finalità di una serie di attività investigative - poste in essere nella fase immediatamente successiva alla commissione del delitto, in assenza di delega da parte di questa Procura della Repubblica, competente all'accertamento dei fatti - che ebbero quale effetto quello di indirizzare le investigazioni nei confronti di soggetti risultati poi del tutto estranei all'episodio criminoso.

Il riferimento è all’acquisizione dei video delle telecamere di sorveglianza del porto cilentano avvenuta proprio ad opera del colonnello Cagnazzo poche ore dopo il delitto, circostanza che l’ufficiale ha sempre giustificato con l’esigenza di salvaguardare le immagini, ma che in questa fase viene considerata come un elemento a suo carico. Va ricordato che una prima indagine sul caso condotto dalla Procura di Salerno coinvolse già Cagnazzo, accusato di concorso in omicidio, ma fu archiviata anni fa, sempre su richiesta della medesima autorità giudiziaria, oggi diretta dal procuratore capo Giuseppe Borrelli.

Il decreto di perquisizione odierno è fondato su una parte degli elementi raccolti in più di un decennio di attività investigative svolte da questo Ufficio fin dall'indomani del grave fatto delittuoso. Le indagini hanno beneficiato, peraltro, di un proficuo collegamento investigativo con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha consentito l'utilizzazione di esiti di attività tecniche svolte, in altri ambiti investigativi da parte di quell'Ufficio.

Si tratta, evidentemente, di ipotesi investigative suscettibili di ulteriore verifica nel corso del procedimento, anche alla luce delle complessive acquisizioni probatorie, tutt'ora coperte da segreto investigativo.

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