Giudiziaria
A 7 ANNI DALLA TRAGEDIA
A 7 ANNI DALLA TRAGEDIA
Capaccio Paestum, morirono folgorati nel cantiere: condannato proprietario della villa
Alfonso Stile
05 aprile 2023 15:48
Eye
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CAPACCIO PAESTUM. Il 28enne Walter De Nigris, elettricista ebolitano residente a Borgo Carillia, ed il 46enne agricoltore capaccese Martino Marino, accorso sul posto solo semplicemente per dare una mano, morirono folgorati, il 3 agosto del 2016, mentre alzavano un lampione davanti ad una villa in costruzione in Via Gromola Varolato, a Capaccio Paestum (nella foto): entrambi furono investiti ed uccisi da una scarica elettrica di 20mila volts. Il compianto Marino, per l'esattezza, spirò il 7 agosto all'ospedale "Ruggi" di Salerno dopo 4 giorni di agonia.

A quasi 7 anni dalla tragedia Vincenzo Alfano, ovvero il proprietario dell’abitazione che aveva commissionato i lavori, è stato condannato a 2 anni di reclusione (pena sospesa) per il reato di omicidio colposo. La sentenza di primo grado è stata emessa, ieri, dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, presieduta dal magistrato Paolo Valiante: Alfano dovrà anche risarcire tutte le parti civili costituitesi in giudizio, ovvero la moglie e i figli di De Nigris, i figli e la moglie di Marino, difesi dall'avv. Mario Conte, e le sorelle Marino, rappresentate in aula dall’avv. Pierluigi Spadafora. I legali dell'imputato valuteranno l'eventuale ricorso in Appello.

Alfano è stato l’unico dei tre indagati ad essere rinviato a giudizio e processato. Nel novembre del 2019 il titolare della ditta, il 70enne Donato Andreioli di Capaccio Paestum, fu raggiunto da un ordine di carcerazione e si costituì spontaneamente presso la casa circondariale di Avellino: dopo aver patteggiato una pena a 3 anni per il reato di omicidio colposo per omessa redazione di un adeguato piano di sicurezza nel cantiere, si vide rigettare la richiesta di affidamento ai servizi sociali. 

Il figlio Felice Andreioli, che rimase ferito nell’issare il palo dell’illuminazione, fu assolto in quanto non ritenuto responsabile, di fatto, dei lavori che stava eseguendo la ditta di famiglia. Furono queste le decisioni assunte, nel luglio del 2018, dal gup Donatella Mancini del Tribunale di Salerno: accertato che il lampione urtò un elettrodotto generando la scarica letale, il gup ritenne pacifico il fatto che il cantiere fosse privo dei minimi requisiti di sicurezza per la tutela dei lavoratori. 



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