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Giudiziaria
OPERAZIONE DEI CARABINIERI
OPERAZIONE DEI CARABINIERI
Canosa, 51 indagati per furto di reperti archeologici: cilentano ai domiciliari, nei guai capaccese
Redazione
25 maggio 2023 10:15
Eye
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CANOSA. Sono coinvolti anche un cilentano di Lustra, ai domiciliari, ed un capaccese, raggiunto dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, nell'operazione, con 51 indagati, che i Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno eseguito in diverse regioni d’Italia, e che ha portato alle ordinanze di 21 misure cautelari (4 in carcere, 12 ai domiciliari, 5 raggiunti dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), emesse dal GIP del Tribunale di Trani su richiesta della locale Procura della Repubblica. Sono tutti, a vario titolo ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata allo scavo clandestino, furto, ricettazione ed esportazione illecita di reperti archeologici e numismatici. L’attività investigativa, denominata Canusium, è stata avviata nel 2022 a seguito dell’individuazione a Canosa, mediante la componente aerea dell’Arma pugliese, di diversi scavi clandestini. L’inchiesta, sviluppata e ampliata, anche sul piano internazionale, a partire dallo scorso autunno, supportata da attività tecniche, dinamiche e telematiche, ha consentito di individuare un’organizzazione criminale composta dal classico repertorio strutturato di soggetti che compongono la filiera tipica del fenomeno delinquenziale in danno dei beni culturali e strutturata nel modo seguente: tombaroli, ricettatori di zona (1° livello) e areali (2° livello), nonché da trafficanti internazionali. Il sodalizio, con basi operative nella provincia di B.A.T. con diramazioni in Campania, Lazio e il resto della Puglia, aveva avviato un fiorente canale commerciale di monete archeologiche che, frutto di scavi clandestini eseguiti in Puglia e Campania, venivano poi cedute dai vari ricettatori ai diversi trafficanti internazionali, i quali provvedevano a immetterle sul mercato illecito globale, attraverso Case d’asta estere. Nel corso delle investigazioni sono state recuperate e sequestrate diverse migliaia di reperti archeologici, tra ceramiche e monete archeologiche in oro, argento e bronzo, 60 tra metal detector e arnesi idonei allo scavo clandestino, nonché documentazione contabile attestante le transazioni illecite in Italia e con l’estero. 

Durante le investigazioni si è rivelata di fondamentale importanza la consultazione della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Ministero della Cultura, in via esclusiva gestita, alimentata e sviluppata sul piano tecnologico dai Carabinieri dell’Arte. Il database la più grande del mondo nel suo genere, con oltre 1 milione e 300 mila files relativi ad opere da ricercare.

 

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