Giudiziaria
DOPO OLTRE DUE ANNI DI INDAGINI
DOPO OLTRE DUE ANNI DI INDAGINI
Sfiducia a Palumbo, indagati prosciolti da tutte le accuse: gip archivia procedimento
Alfonso Stile
03 maggio 2024 18:39
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CAPACCIO PAESTUM. Presunta offerta di denaro per corrompere consiglieri e funzionari comunali al fine di aggiudicarsi appalti pubblici milionari e sfiduciare l’allora sindaco di Capaccio Paestum, Franco Palumbo. Dopo oltre due anni di indagini preliminari, il gip Francesco Guerra del Tribunale di Salerno ha accolto la richiesta di archiviazione, presentata dal pm Elena Cosentino della locale Procura, in favore di tutti gli indagati, ovvero: l’imprenditore Roberto D’Angelo di Roccadaspide, il funzionario comunale Carmine Greco, l’allora presidente del Consiglio comunale Carmelo Pagano e i consiglieri comunali dell’epoca Fernando Maria Mucciolo, Alfonsina Montechiaro, Pasquale Accarino, Angelo Merola e Francesco Petraglia. Per il solo D’Angelo fu applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, poi annullata dal Tribunale del Riesame.

A determinare l’archiviazione ed il proscioglimento da tutte le accuse sono stati diversi fattori: in primis, scrive il pm inquirente, "la sopravvenienza di elementi che hanno minato la credibilità" del consigliere comunale Giovanni Cirone, poi querelato per calunnia da Petraglia, Montechiaro e Merola (difesi dall'avv. Antonello Natale). I consiglieri ‘dissidenti’, infatti, hanno contestato la versione sulla nota cena in un ristorante di Giungano, dove D’Angelo avrebbe promosso il presunto patto corruttivo del 10% della base di gara da elargire a tutti in relazione agli appalti indetti dal Comune: il dott. Petraglia, nello specifico, quella sera risultava addirittura di turno in ospedale; Accarino (difeso dall'avv. Domenicantonio D'Alessandro), invece, in quel periodo non era nemmeno consigliere comunale, carica assunta successivamente. In sintesi "non è posto in dubbio che in occasione della famosa cena il D'Angelo abbia rivolto ai presenti tale proposta" ma "il nodo che un evenutale giudizio dibattimentale non potrebbe sciogliere è quello relativo alla certa accettazione della proposta corruttiva da parte dei presenti alla cena", tant’è che il medesimo Cirone non ha mai dichiarato di un'accettazione da parte dei consiglieri presenti alla cena alla proposta corruttiva.

Non solo. Nel procedimento per le accuse di calunnia a carico di Cirone, il pm ha richiesto l'archiviazione: il solo Petraglia ha presentato opposizione a tale richiesta e, in sede di udienza, lo stesso Cirone rendeva spontanee dichiarazioni precisando "mortificandosi e scusandosi per l'accaduto", che Petraglia non partecipò alla cena, affermando di aver fatto solo riferimento generico ad un gruppo di consiglieri 'dissidenti', nei quali fu poi inserito erroneamente il dott. Petraglia. Dichiarazioni significative di Cirone (difeso dall'avv. Riccardo Ruocco) che, di fatto, hanno innescato la decadenza delle accuse a carico del medico.

Anche il ruolo del funzionario Greco (difeso dall'avv. Enrico Tedesco) è risultato non rilevante ai fini di una presunta manipolazione degli appalti, indicati dall’accusa, in favore dell’impresa di D’Angelo (difeso dall'avv. Cecchino Cacciatore), in considerazione del fatto che la principale gara citata dall’accusa, quella per il restyling di Via Magna Graecia da 6 milioni di euro, si arrestò nella fase di pubblicazione del bando a causa delle vicende politiche che interessarono l’Amministrazione Palumbo, quindi non fu presentata alcuna offerta.

Contestualmente, con il medesimo provvedimento, sono state archiviate tutte le accuse a carico di altri 5 indagati, la cui posizione fu evidentemente stralciata e per i quali il pm non ha dunque mai ritenuto di approfondire le indagini chiedendone la proroga.



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