Giudiziaria
DAL RIESAME DI CATANIA
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Agropoli, maxi frode nelle bevande: restituite auto ai familiari di Malandrino
Alfonso Stile
16 giugno 2024 10:32
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AGROPOLI. Indagine sulla maxi frode fiscale nel settore delle bevande denominata ‘Ultimo Brindisi’ e condotta dalla Guardia di Finanza di Catania, su delega della Procura Europea di Palermo, a fine febbraio 2024. La quinta sezione penale del Tribunale di Catania, in sede di Riesame, ha disposto il dissequestro e restituzione di due autovetture confiscate, ad Agropoli, ai familiari dell’imprenditore Concordio Malandrino, coinvolto nell’inchiesta e per il quale fu disposta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, non eseguita in quanto residente all’estero. 

Nello specifico le due auto, un’Audi A3 e una Smart, furono sottratte ai figli in ordine ad un decreto di sequestro preventivo diretto, disposto dal Gip del Tribunale di Catania ed eseguito dai finanzieri di Agropoli, quali beni costituenti presunto profitto di reati, contestati in tre capi d’accusa, rinvenuti nella disponibilità di società riconducibili al Malandrino. 

Dal provvedimento a firma del presidente Giuliana Sammartino del Tribunale del Riesame, però, si evince che il decreto di perquisizione e sequestro, emesso dalla Procura etnea, è risultato privo di specifiche indicazioni circa la reale disponibilità da parte di Malandrino dei beni, risultati infatti di proprietà di una società bulgara, estranea ai fatti contestati, che aveva noleggiato a lungo termine entrambe le vetture ai familiari, facendo contestualmente cadere così il sospetto che, dietro tale società, si celasse in realtà lo stesso imprenditore cilentano. I legali difensori della società bulgara, gli avvocati Giuseppe Saccone e Alfonso Porciello, avevano proposto tempestivo ricorso al Riesame contestando proprio il difetto di motivazioni del provvedimento impugnato.

Analogo provvedimento del medesimo Tribunale anche in merito ad un'altra vettura, una Mercedes, risultata sempre di proprietà della medesima società e non del Malandrino, che la deteneva in leasing finanziario e dunque non di sua effettiva proprietà.

In tutto 33 gli indagati (tra cui un altro soggetto di Agropoli indicato come prestanome) coinvolti nell’inchiesta, 10 dei quali destinatari di misure cautelari personali, con sequestri fino alla concorrenza di oltre 30 milioni di euro in denaro, quote societarie, gioielli, orologi e beni di lusso (nella foto), pari all’IVA evasa nella commercializzazione di bevande su tutto il territorio nazionale da parte di un’organizzazione per delinquere, che avrebbe incamerato profitti illeciti, pari a 600mila euro, anche attraverso crediti d’imposta 4.0 maturati con falsi corsi di formazione, nonché con il fallimento pilotato di alcune società, spogliate di beni e disponibilità economiche per bancarotta fraudolenta.



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