NAPOLI. “Un quadro di politraumatismo diffuso pienamente coerente con una dinamica di violenza fisica reiterata”. Questa è una delle conclusioni a cui è giunta la perizia del medico legale nominato dalla famiglia del 36enne napoletano Michele Noschese, alias Dj Godzi, morto lo scorso luglio ad Ibiza, in Spagna. Il 36enne, come si legge nella perizia, fu “fatto inginocchiare, poi immobilizzato e soggetto a pressione sul dorso”, condizioni tali da determinare un’insufficienza cardiorespiratoria. Il 36enne dj partenopeo era in casa la mattina del 19 luglio 2025 quando subì l’irruzione della Guardia Civil spagnola richiamata dai vicini a causa della musica ad alto volume. Per le Autorità spagnole il giovane sarebbe morto per arresto cardiaco dovuto all'assunzione di sostanze stupefacenti. Tale versione non ha mai convinto i familiari del 36enne pronti ora a prospettare alla Procura di Roma, tramite i propri legali, l’ipotesi del reato di tortura per gli agenti che fecero l’irruzione a casa di Michele. "Un reato - spiegano - introdotto dopo il caso di Stefano Cucchi. Siamo certi infatti che il ragazzo abbia subìto violenza". "La perizia del nostro consulente comprova i sospetti iniziali, e cioè che mio figlio fu torturato con insolita aggressività, direi tipica delle metodologie militari - dice Giuseppe Noschese, il papà del dj - Mi fa male come padre usare la parola tortura, tanto più se penso che a subirla è stato mio figlio”. Intanto, la Procura della capitale nei prossimi giorni sentirà anche l'amico che era in casa col dj quella sera e che ha raccontato delle violenze subite dalla vittima.