Cronaca
SCOPERTI DAL NAS
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Caserta, furbetti del cartellino all'Asl: sospesi quattro medici e due infermieri
Comunicato Stampa
15 maggio 2026 15:35
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CASERTA. I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare interdittiva disposta dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura, nei confronti di sei operatori sanitari dell’ASL, tra dirigenti medici e infermieri, sospesi dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per la durata di dodici mesi. Il provvedimento si inserisce in un’inchiesta su presunte condotte di assenteismo e truffa ai danni dell’ente pubblico.

L’indagine è partita da attività di osservazione e pedinamento condotte dai militari del reparto specializzato, che hanno documentato come alcuni dipendenti si allontanassero sistematicamente dal posto di lavoro durante l’orario di servizio pur risultando formalmente presenti. Successivamente, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sono state installate telecamere nascoste nei pressi dei varchi di accesso e delle postazioni marcatempo, che hanno consentito di ricostruire in modo dettagliato le presunte irregolarità.

Secondo quanto emerso, il sistema fraudolento si sarebbe basato sulla timbratura del badge seguita dall’immediato abbandono della struttura sanitaria. Le verifiche avrebbero inoltre evidenziato dinamiche più articolate, tra cui lo scambio reciproco di timbrature tra colleghi per eludere i controlli interni. In un caso, un infermiere avrebbe timbrato il cartellino di un collega pur trovandosi in quel momento in stato di malattia, simulando una presenza mai avvenuta.

Le indagini hanno inoltre documentato episodi di allontanamento ingiustificato durante l’orario di lavoro, con attività private svolte in centri commerciali e altri luoghi pubblici. Particolare attenzione è stata rivolta anche a figure dirigenziali: un dirigente medico, dopo aver registrato la presenza per un’attività di aggiornamento professionale, si sarebbe allontanato per recarsi prima dal barbiere e successivamente presso la propria abitazione.

Le condotte contestate avrebbero consentito agli indagati di percepire regolarmente la retribuzione pur in assenza di effettiva prestazione lavorativa, con un danno economico stimato in circa 15mila euro. Ma secondo gli investigatori, l’aspetto più rilevante riguarda le ricadute sul servizio sanitario, con ripercussioni sull’organizzazione interna e sul funzionamento delle liste d’attesa, che avrebbero subito rallentamenti a discapito dei pazienti, in particolare quelli appartenenti alle fasce più fragili.

L’inchiesta è tuttora nella fase preliminare e gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.



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