Giudiziaria
OMICIDIO COLPOSO
OMICIDIO COLPOSO
Capaccio Paestum, riesumano salma e trovano garza: a processo primario ed equipe medica
Alfonso Stile
24 gennaio 2026 10:08
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CAPACCIO PAESTUM. Torna alla ribalta della cronaca giudiziaria la vicenda di malasanità denunciata in anteprima, da StileTV, nel luglio del 2022 (leggi quì), legata alla riesumazione del cadavere dell’imprenditore capaccese Umberto Maddolo, operato al cuore per l’innesto di un bypass e deceduto nel reparto di terapia intensiva del “Ruggi”: tra i resti della salma, sepolta al cimitero di Capaccio Capoluogo, fu rinvenuta una garza di 15 cm dimenticata dall’equipe medica.

Il gup Valeria Campanile del Tribunale di Salerno, infatti, ha rinviato a giudizio il primario Enrico Coscioni, all’epoca dei fatti direttore del Dipartimento di Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera "San Giovanni di Dio e Rugi d'Aragona" di Salerno, insieme a Gerardo Del Negro, Francesco Pirozzi e Pietro Toigo, tutti sanitari in servizio presso la medesima A.O.U. e componenti dell’equipe chirurgica diretta da Coscioni, in occasione dell’intervento chirurgico di “sostituzione valvolare aortica con bioprotesi e rivascolarizzazione coronarico” cui il paziente Umberto Maddolo venne sottoposto, il 20 dicembre 2021, presso il reparto di Cardiochirurgia.

Per tutti l’accusa è di omicidio colposo, in concorso: a Coscioni è contestato anche il reato di falso aggravato per aver omesso, nel referto, le risultanze dell’intervento. Archiviate, con proscioglimento delle accuse, le posizioni dei medici Aniello Puca, Giuseppina Fezza e Biagio Farina.

Parte civile i familiari, nello specifico i quattro figli, rappresentati dall’avv. Vincenzo Sangiovanni, e la moglie, rappresentata dall’avv. Marco Nigro. La prima udienza dibattimentale del processo si terrà, il 26 marzo prossimo, davanti al giudice monocratico Raffaella Caccavale del Tribunale di Salerno.

FATTI E CONTESTAZIONI DELLA PROCURA - Il gip, nel ritenere la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per tutti gli indagati, applicò la misura interdittiva del divieto di esercizio della professione, per la durata di 12 mesi, al primario Coscioni; per 9 mesi a Del Negro e Toigo, e per 6 mesi a Pirozzi e Puca. 

Quattro i  profili di responsabilità contestati: il primo riferibile alle modalità di preparazione dell’intervento chirurgico al quale venne sottoposto il Maddolo; il secondo alle scelte operate in ordine all’esecuzione dell’intervento; il terzo alle modalità di esecuzione dell’intervento prescelto con particolare riferimento all’abbandono di un lembo di garza nel corpo della vittima e, da ultimo, alle modalità con le quali, accertato nell’immediatezza tale evento avverso, lo stesso fu gestito dai medici.

In sintesi, secondo la pubblica accusa, sul piano pre operatorio, in violazione delle linee guida di settore, non sarebbe stato convocato il c.d. "Heart Team" che avrebbe dovuto prevedere le complicanze insite nell’intervento poi eseguito e orientare il trattamento verso una procedura di cardiologia interventistica piuttosto che verso un Intervento cardiochirurgico.

Con riguardo al terzo e quarto profilo, l’ordinanza cautelare evidenziò che, concluso l’intervento di sostituzione valvolare aortica, dopo la chiusura del miocardio, era dimenticato dall’equipe un lembo di garza di 8 cm omettendo di rimuoverlo dal ventricolo sinistro, così lasciandolo migrare alla ripartenza dell'attività cardiaca e, dunque, alla ripresa del flusso ematico nell’aorta e, senza soluzione di continuità, nella biforcazione aorto-iliaca ove veniva effettivamente rinvenuto in sede autoptica. 

Gli accertamenti necessari e possibili per un immediato rinvenimento del lembo di garza smarrito non solo non sarebbero stati compiuti ma sarebbero stati sostituiti da accertamenti inefficaci e gravemente stressanti per il paziente, con licenziamento dello stesso dalla sala operatoria nonostante il mancato colposo rinvenimento ed estrazione del lembo di garza e con collocamento in Rianimazione, ove avveniva l’exitus.

Anche quanto alla fase post operatoria è stato individuato un ulteriore profilo di colpa per negligenza costituito dall’abbandono del lembo di garza in situ e dall’autorizzazione all’uscita del paziente, nonostante potessero essere svolti ulteriori e più efficaci esami, senza compiere tali ulteriori accertamenti necessari al rinvenimento della garza e senza una corretta gestione delle consegne ai colleghi della rianimazione ai quali non sarebbe stato rappresentato l'evento avverso verificatosi in sala operatoria non consentendosi un’adeguata valutazione sulle condizioni del paziente impedendo di fatto qualsiasi intervento.



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