
CAPACCIO. “Siamo stati mandati via su ordine del sindaco e del vicesindaco. Ci riserviamo di procedere con una denuncia circostanziata sui modi e le cause che hanno condotto al nostro licenziamento”. A parlare attraverso una nota firmata e diffusa agli organi di stampa provinciali sono Adriano Scarcello, Cosimo Mancoletti e Pasquale Orlando, tre operai della Sarim, la società che a Capaccio Paestum si occupa della raccolta differenziata dei rifiuti. Da alcune indiscrezioni, sembra che il servizio potrebbe subire un rallentamento a causa del mancato pagamento, da parte del Comune di Capaccio, di diverse mensilità alla Sarim che, a sua volta, non riesce a pagare gli operai. Si vocifera addirittura di un debito di quasi due milioni di euro dell’ente comunale nei confronti della società. Il rischio reale è che la raccolta dei rifiuti sul territorio capaccese potrebbe subire uno stop, qualora l’indiscrezione emersa dovesse risultare veritiera. Di qui, sarebbe emersa la necessità di operare tagli al personale in forze. Intanto, mentre alcuni operai attendono lo stipendio che stenta ad arrivare, i tre dipendenti licenziati annunciano battaglia. “Via i tre reprobi che non sono allineati – affermano nella nota controfirmata Scarcello, Mancoletti e Orlando - via coloro che non obbediscono ad occhi chiusi. Questo è quello che è avvenuto”. A far uscire allo scoperto i tre operai è stata la recente querelle su presunti scambi di favore tra i Comuni di Capaccio e Battipaglia. “Il caso sollevato da Pdl e Udc sulla presunta parentopoli ci ha dato la forza ed il coraggio di procedere a questa denuncia. Abbiamo compreso – concludono gli operai licenziati - che non serve a nulla piegare la testa davanti ai potenti ed ai prepotenti. Abbiamo capito anche tutti gli intrecci che legano la Sarim al Comune di Capaccio e, forse, anche i motivi che hanno portato la Tarsu a lievitare in questo modo. È ora di fare chiarezza sui rapporti e sugli intrecci emersi in questi ultimi giorni”.