Attualità
Forestale&Mazzette, tutti gli episodi a carico di Marta Santoro
Alfonso Stile
19 dicembre 2012 03:48
Eye
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CAPACCIO. Marta Santoro, dunque, trascorrerà il Natale in cella e vedrà l’alba del nuovo anno tra le sbarre della casa circondariale di Fuorni. Dopo due rinvii, il 7 gennaio prossimo si discuterà l’appello al Riesame presentato dal pm Maurizio Cardea, titolare dell’inchiesta, che ha chiesto la concussione anche per un altro episodio. In caso di accoglimento, alla luce delle sue stesse ammissioni, la posizione della Santoro al cospetto della legge si aggraverebbe ulteriormente: dai 4 ai 12 anni di carcere la pena prevista per il reato di concussione (il più grave per un pubblico ufficiale), che secondo l’accusa sarebbe stata esplicitata non per induzione ma per costrizione, poiché tentata e consumata con l’abuso d’ufficio, il falso materiale in atto pubblico e (in almeno un caso) in concorso con il marito-collega Antonio Petillo. In tutto, sono ben 12 le circostanze di reato contestate all’ex sottufficiale, per alcune delle quali il gip Renata Sessa ha disposto l’applicazione della custodia cautelare in carcere e, successivamente, rigettato la richiesta di revoca di tale misura avanzata dal collegio difensivo, ravvisando la possibilità di recidiva e d’inquinamento probatorio da parte della Santoro (nella foto). Ad oggi, sono questi i gravi episodi a carico dell’ex comandante della stazione di Foce Sele:
1) dopo aver mostrato un presunto esposto contro il proprietario della ditta “Gregorio Marmi” di Agropoli, si faceva promettere una mazzetta di 4mila euro per insabbiare la faccenda e darli 'ad un cancelliere di Salerno che vuole mangiare…'. La ditta si era già messa 'a disposizione', in passato, effettuando lavori nella villa a Giungano della Santoro, realizzando un camino ed un piano cucina anche presso il comando-stazione di Foce Sele: lavori che, per ammissione del Petillo, non furono mai pagati;
2) minacciando di apporre i sigilli alla sua nuova villa per presunte rilevazioni abusive, ha intascato mazzette da un funzionario del Consorzio di Bonifica di Paestum, per complessivi 20mila euro;
3) ha costretto un imprenditore caseario di Capaccio a versare una tangente di 5mila euro per consentirgli di continuare la propria attività sulla scorta di presunte irregolarità;
4) dopo aver sequestrato un gazebo ed il circostante terreno ai proprietari del ristorante-parco “Le Trabe” di Capaccio, li ha costretti a consegnare una mazzetta di 2mila euro per ogni matrimonio organizzato (per un totale di circa 40mila euro), consentendo loro di effettuare i ricevimenti nonostante i sigilli (episodio per il quale il pm Cardea ha presentato appello al Riesame).
Questi i quattro casi ammessi dalla Santoro (molti dei quali rafforzati da denunce, filmati, registrazioni ed intercettazioni), che invece avrebbe reso conferme solo parziali in merito alle seguenti contestazioni (alcuni nominativi, infatti, sarebbero stati annotati su  fogli ed appunti sequestrati la notte dell’arresto):
5) di aver intimato ai proprietari di una rivendita di materiali edili di Capaccio Scalo di versarle somme di denaro, mostrando una delega di indagini della procura falsamente formata; dagli stessi, la Santoro si è fatta recapitare un barbecue in muratura, che non sarebbe mai stato pagato;
6) di aver suggerito al titolare dell’azienda “Adinolfi” di Battipaglia di consegnargli una mazzetta di 2mila euro onde evitare il sequestro di una cava;
7) di aver chiesto all’imprenditore battipagliese Gerardo Motta di elargire somme di denaro, sottoforma di sponsor, alla squadra in cui militava il figlio calciatore, chiedendo poi di assumerlo nella propria azienda, minacciando in caso contrario di effettuare controlli e sequestri per la presunta irregolarità di muri perimetrali e per la presenza di amianto nell’area, nonostante ci si trovasse ad Eboli, ovvero al di fuori dalla competenza della stazione di Foce Sele. Nell’episodio, è citato il sindaco di Eboli, Martino Melchionda, cui la Santoro avrebbe chiesto di presentargli Motta per attirarsi referenze.

L’ex sottufficiale della Forestale, infine, ha negato ogni addebito nelle richieste estorsive di seguito elencate, alcune delle quali denunciate dalle ‘vittime’ solo dopo il suo arresto (3 ottobre), in quanto ‘rincuorate dal fatto che non potesse più porre in essere eventuali ritorsioni nei loro confronti':
8) di aver costretto il proprietario dell’azienda casearia “Il Granato” di Capaccio a consegnargli indebitamente mazzette in almeno quattro occasioni, per un totale di 15mila euro, per permettergli di ultimare un’abitazione privata in costruzione in presunta situazione di abusivismo edilizio;
9) garantendo di far archiviare presunti procedimenti penali per violazione di sigilli, avrebbe sollecitato il titolare di un bar sito lungo la SS18 a versarle 25-30mila euro per ultimare un deposito: nel formulargli la richiesta, la Santoro avrebbe iniziato a palpeggiarlo sul corpo come per perquisirlo, assicurandosi che non avesse con sé il cellulare;
10) di voler indurre il proprietario di una scuola di ballo di Capaccio a versarle denaro per poter usufruire di una nuova struttura, in località Feudo, realizzata in presunto abuso edilizio, asserendo “il mandato sono io” alle ovvie richieste di spiegazioni del titolare;
11) di aver intimato al proprietario di un allevamento bufalino in località Sabatella di Capaccio a pagare somme di denaro per eludere una presunta delega d’indagini della procura falsamente formata, con il velato consiglio che “una mano non si lava da sola, il cancelliere vuole un regalino”. Per incontrarlo presso l’annesso caseificio, sostenendo di non saper bene dove fosse ubicato, a titolo di cortesia la Santoro chiede all’amica e vigilessa Sofia Strafella, in servizio, di accompagnarla a bordo di un’auto della polizia locale di Capaccio. La Strafella avrebbe confermato agli inquirenti la circostanza, apparendo del tutto estranea alla vicenda in quanto presumibilmente inconsapevole del motivo della ‘visita’ della Santoro;
12) di aver costretto i proprietari del ristorante-hotel “Mandetta” di Capaccio a versare tangenti per 10mila euro, chiedendone altri 10mila dopo un anno, permettendo loro di poter continuare ad utilizzare un ricovero per camper sito di fronte all’albergo, da anni al centro di un contenzioso con il demanio pubblico e più volte sequestrato. I soldi sarebbero stati versati ad interposta persona per conto della Santoro, ovvero un operaio del Consorzio. Al rifiuto di pagare ancora, secondo i proprietari del ristorante sarebbe stato l’ispettore capo dei vigili urbani di Capaccio, Natale Carotenuto, a suggerirgli di risolvere il problema come “avevano sempre fatto” aggiungendo che così, nel 2010, “li avevano lasciati lavorare”. Carotenuto, in una testimonianza spontanea resa agli inquirenti, ha fornito la propria versione dei fatti dichiarando la totale estraneità.



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