SALERNO. Sembra una storia surreale, di quelle che leggi in un romanzo distopico. Eppure è accaduta davvero, qui a Salerno, a ristoratori in carne ed ossa. Ordini di pizza, sushi, hamburger e cene complete che arrivano a raffica sul portale Just Eat, tutti intestati alla stessa persona. Il problema? Quella persona non ha mai ordinato nulla.
La dinamica
Secondo quanto denunciato alle forze dell’ordine, ignoti o un ignoto hanno sfruttato indirizzi IP “mascherati” o falsi per inviare decine di ordini di fast food e ristoranti tramite la piattaforma Just Eat
Destinatario: un cittadino salernitano completamente ignaro, che si è visto recapitare a casa – o meglio, che ha scoperto di avere a suo nome – ordinazioni mai fatte.
Il risultato è un cortocircuito assurdo: da un lato i rider che suonano a un indirizzo in città dove nessuno ha ordinato. Dall’altro, cucine di Salerno che avevano già preparato il cibo, anticipando costi di materie prime, tempo e lavoro. Tutto da buttare.
I danni
“Imbarazzo, indignazione e danni concreti”, raccontano alcuni esercenti salernitani coinvolti. Ogni ordine falso significa spreco alimentare, perdita economica diretta e tempo sottratto agli ordini reali. Per piccole pizzerie del centro storico e trattorie a conduzione familiare, bastano poche “bravate” digitali per mandare in rosso una serata di lavoro.
Ma il danno non è solo economico. C’è il danno reputazionale: il cliente ignaro rischia di essere segnalato come “inaffidabile” dalla piattaforma. C’è il danno morale: la sensazione di essere stati presi in giro, usati come pedine di uno scherzo crudele o di una truffa più articolata.
Un reato che colpisce gli onesti
La vicenda, ora al vaglio delle forze dell’ordine dopo la denuncia sporta dalle parti lese, fa riflettere. Basta un computer, una VPN e la volontà di fare del male per mettere in crisi chi lavora onestamente 14 ore al giorno. Il commercio di prossimità salernitano, già provato da costi e concorrenza delle grandi catene, diventa bersaglio di chi si nasconde dietro un IP.
È il lato oscuro della digitalizzazione: piattaforme che semplificano la vita possono trasformarsi in armi se usate con dolo. E a pagare sono sempre gli anelli più deboli della catena: il ristoratore del lungomare che butta 30 pizze, il rider che ha fatto chilometri a vuoto tra Torrione e Pastena, il cittadino che si ritrova coinvolto senza colpa.
Cosa si rischia
Inviare ordini falsi non è una “ragazzata”. Si configura il reato di sostituzione di persona, truffa, procurato allarme e interruzione di pubblico servizio se coinvolge attività essenziali. Le indagini informatiche possono risalire agli autori anche dietro IP mascherati.
La lezione
Questa storia surreale ci ricorda quanto sia fragile l’ecosistema del commercio digitale anche a Salerno. Si regge sulla fiducia: tra cliente, piattaforma ed esercente. Quando quella fiducia viene violata per gioco o per dolo, a rimetterci sono le persone oneste che ogni giorno alzano la saracinesca e provano a fare impresa.
Intanto, ristoratori e cittadini salernitani chiedono più tutele: verifiche sull’identità di chi ordina, sistemi di conferma rafforzati, e pene esemplari per chi trasforma il cibo in un’arma.
La denuncia è stata formalizzata. Ora la parola passa agli inquirenti.