SALERNO. Un diamante, il diamante, che non si spegne, non perde il suo più fulgido colore nonostante tutto, nonostante la morte. Goran Sukno non c’è più, a 67 anni quasi si è spento a Ragusa in Croazia il più grande atleta, pallanuotista della Rari Nantes Salerno come certifica lo stesso club sulla sua pagina Facebook rendendogli il giusto tributo. Arrivò in città 40 anni fa diventando il primo straniero ad indossare la calottina giallorossa. Proveniva dalla formidabile scuola jugoslava che ha prodotto fior di campioni nel corso degli anni e vincendo ogni tipo di competizione. Sukno è salito sul podio più alto delle olimpiadi a Los Angeles 84 e campione del mondo due anni dopo a Madrid. Portò la Rari fino all’A1 nel 91 insieme all’amico e connazionale Duho Veselin diretti da Durmo Savinovic, tecnico croato e autentica leggenda dello Jug Dubrovnik. Ci tornò 4 anni fa a Salerno Goran Sukno in occasione delle celebrazioni per il centenario della Rari Nantes, accogliendo con affetto l’invito del Presidente Gallozzi e ritrovando quei grandi compagni di squadra e quel club che riuscì a portare in alto con la collaborazione di tutti. Una storia formidabile la sua legata a doppia mandata col percorso sportivo di una città come Salerno devota e attenta anche alla pallanuoto. Passione e amore per la Waterpolo trasmessa al figlio Sandro che ha trovato casa anche lui in Italia, tecnico della Pro Recco da 5 stagioni. Memorie e racconti delle sue imprese salernitane sono custodite tra le cronache dei giornali d’epoca ed i volumi. Al cospetto di un uomo, onesto e corretto con tutti, prim’ancora che di un fuoriclasse il ricordo resta imperituro così come il rispetto per quello che ha donato alla comunità.